Tania Paxia.
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Left. Il bacio che aspettavo.
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Serie Liar Liar numero 2.
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2018. Newton Compton Editori, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Dopo la sconvolgente rivelazione su suo padre, Frankie scappa via alla fine del concerto del gruppo di Jayden. Lui non riesce a fermarla, n a rintracciarla.
Frankie  come sparita nel nulla. Con il passare dei giorni la sua assenza per Jayden diventa quasi un'ossessione che lo insegue anche di notte, nei sogni.
Immergersi nel lavoro sembra l'unica soluzione per non pensare a lei, ma Frankie continua a essere al centro dei suoi pensieri e in una sola notte Jayden riesce ascrivere il testo e a comporre la melodia di una canzone, un notturno blues, dedicato a Frankie. Per sentirla vicina continua a lasciarle messaggi in segreteria, fino a quando, un giorno,  costretto ad allontanarsi da New York per raggiungere Hartford, la sua cittnatale...
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A ogni anima blues la sua nota dimenticata.
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Indice.
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Capitolo uno. Che vuol dire Andata?
Capitolo due. Dove sei?
Capitolo tre. Ossessione.
Capitolo quattro. So io cosa ti ci vuole.
Capitolo cinque. On Air.
Capitolo sei. Quello che hai lasciato.
Capitolo sette. Notturno.
Capitolo otto. Left.
Capitolo nove. In un giorno di pioggia.
Capitolo dieci. Qualcosa di cui sparlare.
Capitolo undici. In cerca di una gioia (a che servono gli amici).
Capitolo dodici. Parlare a senso unico.
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FINE Indice.
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Capitolo uno.
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Che vuol dire Andata?
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Fermo sul marciapiede, osservai l'auto che si allontanava nella notte. Anzich reagire e passare all'azione, mi congelai. Ero impietrito, non sentivo pi nulla, soltanto i pensieri che mi rimbombavano in testa. Non riuscivo a credere a quanto era appena successo.
Mi ero dichiarato. Per la prima volta dopo... boh, non lo sapevo pi neanche io dopo quanto tempo. Avevo perso la testa, innamorandomi di una ragazza dai capelli arancioni che costruiva chitarre. E mi ero dichiarato, s, ma lo avevo fatto anche nel momento pi sbagliato. Non avevo mai fatto una dichiarazione simile a una donna, per mi ero rovinato sul finale, dicendole che sapevo chi era dalla prima volta che l'avevo vista. E poi, be', era scoppiata la bomba. Al ci aveva interrotti proprio sul pi bello e lei aveva capito tutto quanto da sola. Il bassista aveva sfoggiato il tatuaggio e addio Frankie. L'avevo vista sgranare gli occhi e scuotere la testa, incredula di fronte alla pura e semplice verit, confermata peraltro anche da sua madre che ci aveva raggiunti dietro le quinte del Walter Kerr Theatre. Era stata una notte destinata a rimanere nella storia. Non per il concerto, ma perch nella stessa sera, in una manciata di minuti, ero riuscito a passare dall'euforia e dalla felicit pi assolute all'angoscia pi totale. Dopo che Al le aveva rivelato che il padre che stava cercando da anni era proprio lui, avevo trattenuto Frankie per il busto, altrimenti gli si sarebbe scagliata addosso per fargli del male, come aveva fatto con Eric Benson, al quale aveva assestato un bel pugno sulla faccia da stronzo che si ritrovava. Eric se l'era meritato, eccome se se l'era meritato. Ma Al no, non meritava lo stesso trattamento. A differenza di Frankie, conoscevo la sua storia, e sapevo la marea di cazzate che avevano raccontato sua madre e suo nonno. Frankie ignorava ancora tante cose. Troppe cose, forse. Purtroppo se ne era andata via ancora prima di scoprirle. Era fuggita in preda alla confusione e io l'avevo inseguita nel vicolo sul retro del teatro, fregandomene di tutto il resto e del fatto che fossi Jayden Maynard, leggenda vivente che solitamente non si prendeva la briga di rincorrere proprio nessuno. In quel momento, per, mi ero sentito soltanto Jay. Non pi il chitarrista. N la voce pi conturbante dell'ultimo decennio. Jay. Jay l'innamorato. Un nuovo Jay che avevo scoperto a trent'anni. Tardi, ma in tempo.
Avevo fatto di tutto per raggiungerla, ma non ce l'avevo fatta. L'avevo vista dirigersi verso un taxi e avevo provato a correre pi veloce, riuscendo ad avvicinarmi all'auto giusto in tempo per vederla un'ultima volta attraverso il finestrino. Avevo battuto la mano contro il vetro urlando come un pazzo. Uno scambio di sguardi e poi pi niente. Mi ero bloccato ed ero rimasto a guardare impotente il taxi che sfrecciava via con lei a bordo, con un unico pensiero che continuava a tormentarmi la mente: Ferma quel cazzo di taxi e torna indietro. Torna da me.
Dopo aver visto Frankie scomparire del tutto, mi resi conto dell'enormit dei fatti di quella sera. Mi mancava il fiato per la corsa improvvisa e la stanchezza post concerto, che si era fatta sentire fino a una decina di minuti prima, sembrava essere scomparsa.
Deglutii a fatica e provai a ragionare. Dove poteva andare a quell'ora, se non a casa sua? Non aveva altro posto in cui andare.
Posso ancora raggiungerla, riflettei.
Feci qualche passo indietro, al rallentatore, con lo sguardo ancora ben piantato sulla strada. Non riuscivo neanche a rendermi conto di dove mi trovassi, cos avevo aperto e richiuso le palpebre pi di una volta, come per risvegliarmi da un brutto sogno. Un incubo, in questo caso. Dal lato opposto della strada vidi le locandine gigantesche dell'Ambassador Theatre, mentre alla mia sinistra notai l'insegna gialla del ristorante italiano Da Marino: era surreale ci che era successo e ancora pi surreale era starmene l con gli occhi sbarrati senza far niente. Dovevo tornare in me e connettere il cervello. Appena riuscii a riprendere il controllo, tornai indietro correndo pi veloce che potevo fino a rientrare dalla porta sul retro del teatro.
Passai dal caos in strada al caos dietro le quinte, perch Al e Danielle - la madre di Frankie - si stavano accusando a vicenda.
Non ne avevi il diritto, gli stava urlando lei.
Oh, davvero?, le rispose Al, facendo la voce grossa. E chi lo dice? Tu? La madre modello che le ha nascosto tutto? Tu s che ne avevi il diritto. Gli si form un sorriso nervoso sul volto smunto. Davvero un gran bell'esempio le hai dato.
Sam e Bernie stavano assistendo alla scena sulla soglia del camerino, mentre provavano a fare finta di niente, a deviare altrove l'attenzione degli altri miei collaboratori e a lasciare ad Al e Danielle un po' di privacy. Quei due avevano bisogno di un mediatore o un arbitro di pugilato, altro che privacy!
Hai proprio una faccia tosta, sai?, replic Danielle. I suoi occhi intensi, di una strana tonalit di verde, erano furenti. Era molto elegante con quel tailleur scuro, peccato che il suo bellissimo volto fosse stravolto da un'espressione inferocita. Al me l'aveva sempre descritta come una donna dolce, sensibile, eccentrica, con la testa per aria, ma non certo aggressiva. Quando l'avevo vista la prima volta a casa di Frankie mi era sembrata simpatica, anche se non mi vedeva di buon occhio: non le ero andato a genio, evidentemente. Ritrovarsi Jayden Maynard avvolto in un asciugamano nel soggiorno di casa di sua figlia doveva averla scioccata non poco.
Dani, Al cerc di farla ragionare, ma ottenne soltanto l'effetto opposto.
Non chiamarmi Dani, gli punt l'indice contro, inclinando la testa all'indietro per poter riuscire a guardare Al negli occhi, come Frankie faceva con me. Un attimo. Frankie!
Attirai la loro attenzione con un Ehi!, perch non si erano neanche accorti del mio ritorno.
Oh, eccolo il grande e sopravvalutato Jayden Maynard, non solo l'avevo scioccata, ma mi ero anche attirato addosso il suo odio. Mi fulmin e si affrett a guardare oltre le mie spalle, in direzione della porta, come se si aspettasse di veder rientrare Frankie da un momento all'altro. Sei stato tu l'artefice di tutto, non  cos? Sei tu che li hai fatti incontrare, s ce l'aveva proprio con me, altroch. Come ti sei permesso? Hai usato la scusa della chitarra per farli conoscere. Non ti vergogni neanche un po'?, si pos le mani sul volto rosso per la rabbia. Ti senti un dio? Non solo hai manovrato la vita di mia figlia, te la sei anche portata a letto!.
Che?, esplose Al. Si volt anche lui nella mia direzione e mi lanci uno sguardo di rimprovero. Lui aveva nascosto una cosa a Frankie. Io avevo nascosto una cosa a lui. Eravamo pari. Ci sei andato a letto? Jay, per l'amor del cielo. Si pass una mano sul volto e si strofin gli occhi, distrutto dalla stanchezza e dalla visione traumatica di me e sua figlia nello stesso letto. Ops. Adesso anche lui mi guardava con odio. Probabilmente sospettava che io e Frankie ci fossimo avvicinati, ma non cos tanto.
Alzai le spalle e feci un cenno come per dire Non  il momento di parlarne, ma era evidente che Al non fosse dello stesso avviso. Avevi detto che ti piaceva ma era un'amica. Solo un'amica, ribad con pi convinzione.
Non m'importa cosa ti ho detto, gridai fuori di me. Lei se n' andata via, indicai la porta che dava sul retro e dalla quale Frankie non era rientrata insieme a me. Andata, gridai pi forte.
Che vuol dire andata?, Al si spazient ancora di pi.
Che se n' andata a bordo di un taxi, avevo il fiatone e il cuore a mille. Quindi, vi dispiace rimandare a dopo questa discussione? Vorrei raggiungerla. Caricai di rabbia ogni singola parola.
Danielle si port una mano alla bocca. Che aspettiamo? Forza! Prendo le chiavi della macchina, si affrett ad aprire la sua borsetta per poi tirarne fuori un mazzo di chiavi con un portachiavi lungo, di quelli che puoi appendere al collo. Fece qualche passo avanti per raggiungere il pi in fretta possibile la porta che dava sul vicolo sul retro del teatro; Al la segu a ruota, ma lei si ferm e si volt verso di lui con l'intento di bloccarlo.
Tu no, gli disse sbarrandogli la strada. Se sta scappando  per colpa tua.
No, sono costretto a correggerti. Se sta scappando, fece una fatica mostruosa a trattenere la rabbia,  per colpa di tuo padre, ma soprattutto tua, mia cara Dani. Ora lasciami passare oppure giuro che ti prendo in brac....
La volete finire voi due?, urlai. State solo perdendo tempo. Sembravano due ragazzini che si stavano contendendo un giocattolo. Cristo!, mi sfogai su Al, dandogli una spinta di lato per toglierlo di mezzo e andare all'inseguimento di Frankie.
Jay!, mi chiam la voce preoccupata di Bernie. Dove stai andando? Il party..., ma io ormai ero gi uscito, con alle calcagna Al e Danielle, che si era fermata solo un attimo per togliersi i tacchi.
Non me ne fregava un cazzo del party, delle interviste post concerto, dei giornalisti, degli ospiti e nemmeno degli alti vertici della casa discografica che volevano congratularsi con me. Non me ne fregava un cazzo neanche di Bernie e della sfuriata che mi avrebbe fatto per telefono o tramite messaggio in segreteria. Mi dispiaceva per lei, ma Frankie era pi importante di tutto il resto.
A destra, mi url Danielle in preda all'agitazione. Nel parcheggio coperto. Che si trovava proprio nella stessa via in cui avevo visto Frankie salire sul taxi e scomparire nel traffico.
Raggiungemmo l'auto di Danielle e insistetti per guidare; ero cos determinato che le strappai addirittura le chiavi di mano. Lei si limit a salire sul sedile posteriore e a sporgersi in avanti facendo capolino tra me e Al, per continuare il discorso di poco prima. Non ebbi il tempo di mettere in moto che gi lei aveva ricominciato a blaterale di quanto fossi irresponsabile, immaturo, meschino, insensibile, calcolatore... cose che mi dicevano in continuazione, quindi non mi sfioravano neanche pi. Poi per mi defin anche in un altro modo: Bugiardo.
E allora scoppiai a ridere, con la rabbia che mi ribolliva nel sangue. Detto da te  un complimento. Uscii dal parcheggio e dopo qualche metro rallentai fino a fermarmi; eravamo praticamente imbottigliati nel traffico. In pi mi ero dimenticato di spingere pi indietro il sedile. Risultato: avevo quasi le ginocchia in gola. Andai alla ricerca della leva e allungai le gambe.
Mia figlia deve essere impazzita per essersi invaghita di uno come te, prosegu.
Doveva avere almeno vent'anni quella macchina. E aveva un gran bisogno di essere revisionata perch andava a singhiozzo. Era un miracolo che la madre di Frankie fosse arrivata a New York da Nashville.
Fantastico, sbattei i palmi delle mani sul volante di quel macinino. Ci mancava anche il traffico. Facevamo prima a piedi. Ignorai di proposito gli insulti di Danielle perch primo: ce l'aveva con me e stava facendo di tutto per darmi addosso; secondo: se le avessi risposto le sarei sembrato anche un grandissimo maleducato, aggiungendo un altro splendido aggettivo alla sfilza che aveva usato per descrivere il Jayden famoso, quello da copertina. La vecchia versione di me.
Io abbasserei i toni, fossi in te, fece Al per farla ragionare, con un atteggiamento che per non prospettava niente di buono. Jay sar anche un bugiardo, ma almeno  un bugiardo leale. Ha fatto s che potessi conoscere mia figlia. Io..., si ferm con un sospiro. Non sono ancora in grado di digerire la tua relazione con Frankie, ma dovevo aspettarmelo.
E tu ovviamente la approvi, non  cos? Lui  come te, in fondo. Lo sai che la far soffrire e....
Non  come te all'epoca, le rispose aspro. Sa quello che vuole. O almeno lo sapeva fino a un quarto d'ora fa. Spero soltanto che non stia dando di matto, mi afferr il braccio stringendolo con forza. O che non abbia in mente di fare qualche cazzata.
Ma che dici, idiota!, lo rimbecc lei. Non lo dire neanche per scherzo. Avr soltanto bisogno di riflettere un po', sospir. Saperlo cos, poi, si schiaffeggi il volto. Le sar venuto un colpo. Non potevi proprio aspettare, eh, Al?
Idea sua, rispose lui e allent la presa attorno al mio braccio per darmi un pugno. Ahi. Strinsi i denti.
Se non fossi intervenuto non glielo avresti mai detto, gli risposi quasi ringhiando.
E sarebbe stata la cosa pi giusta da fare, Danielle sovrappose la sua voce acuta - pi snervante di quella di mia madre quando mi rinfacciava di non chiamarla mai abbastanza - alla mia.
Sbuffai. E tu te la volevi sposare una cos?, mi sfugg detto. Non sapevo perch, ma quando ero nervoso e stremato la parte pi bastarda di me aveva la meglio.
Jay..., Al mi conosceva e, quando esageravo, il pi delle volte, lasciava correre e cercava di farmi calmare e di non infierire.
Sai che sei proprio un grandissimo stronzo?, lo interruppe lei. Non le mandava certo a dire. Peggio di Frankie. Oltre che un coglione. Me l'ero meritato, lo sapevo bene.
Rilasciai il piede sul freno e lo posai su quello dell'acceleratore, avviando di nuovo la marcia con la levetta al volante che produsse uno stridio.
Cal il silenzio infranto soltanto dal sottofondo dei rombi di motore, dai clacson o dal vociare caotico sulla Broadway, vicino a Times Square; quando il traffico riprese a scorrere, presi una scorciatoia sulla trentottesima est, altrimenti ci avremmo impiegato una vita per raggiungere l'appartamento di Frankie. Ammesso che stesse andando l. Ero di un'impazienza unica e tamburellavo in continuazione le dita sul volante di pelle consumata producendo tanti tum-tumtum-tum-tumtum-tum a un ritmo sempre pi veloce, facendo saltare i nervi ad Al. Sbaglio o quelle dita ti servono per suonare?, mi minacci. Sarebbe un peccato spezzartele una a una.
Sbuffai. Cazzo! Solo allora mi resi conto di aver imboccato la traversa sbagliata, quindi accelerai di colpo e feci il giro dell'isolato. Rimpiansi la mia Ferrari e le altre mie auto custodite nel garage privato. Il solo pensiero della Ferrari mi riport dritto al giorno in cui io e Frankie ci eravamo incontrati per svaligiare i miei negozi di musica di fiducia. Aveva usato una scusa per riuscire a liberarsi di me, ma io l'avevo presa in contropiede dicendole che l'avrei accompagnata ovunque dovesse andare.
Imboccai la traversa giusta a tutta velocit e mi fermai di colpo solo quando raggiunsi la palazzina dove abitava. Parcheggiai l'auto nel primo posto vuoto che trovai e mi lanciai verso il portone dell'edificio. Rischiai di scivolare pi di una volta sul pavimento lustro e levigato con le scarpe di cuoio, ma riuscii ad arrivare indenne all'ascensore in fondo all'ingresso. Schiacciai il pulsante per chiamare l'ascensore, ma era gi impegnato nella risalita. Sperai tanto che nella cabina ci fosse Frankie che stava salendo per andare a rinchiudersi nel suo appartamento. Ma forse era pi probabile che Frankie l'avesse gi raggiunto, visto che avevamo perso fin troppo tempo in chiacchiere e a causa del traffico.
Andiamo, andiamo!, continuai a schiacciare il pulsante con irruenza.
Poi sentii una mano sulla mia spalla.  inutile, ti pare?, Al non era tipo da perdere la calma. Ormai siamo qui.
Non sono sicuro che lei ci sia, ribattei alzando la spalla per scacciare via la sua mano. Non ragionavo pi.
Pregate che sia nel suo appartamento, intervenne Danielle. Perch se non c', vi riterr responsabili.  solo colpa vostra.
Anche tua, Al fu pronto a risponderle. Ed ecco che ricominciavano.
Nel frattempo l'ascensore riprese la discesa e, poco dopo, vidi le porte di metallo aprirsi. Mi fiondai all'istante nella cabina e Al e Danielle mi imitarono subito. Selezionai il diciannovesimo piano e appoggiai le spalle al pannello per tentare di rilassarmi.
La conosco troppo bene, Danielle ruppe il silenzio mitigato solo dal rumore e dal cigolio degli ingranaggi. Non ci far mai entrare.
E noi sfondiamo la porta. Dobbiamo chiarire questa storia una volta per tutte, intervenne Al, lanciandole un'occhiata di traverso. Abbiamo portato avanti questa farsa fin troppo a lungo.
Io non avevo poi questa grande necessit di rivederti, a dir la verit. Lei si asciug le lacrime che le scorrevano silenziose sulle guance. Non mi ero neanche accorto che avesse iniziato a piangere.
Al mugol risentito. Vale lo stesso per me.
Okay. La situazione stava degenerando; quei due avevano tante cose da dirsi, ma l'orgoglio glielo impediva.
Danielle guard nel vuoto, scuotendo la testa di tanto in tanto, incredula e amareggiata. Dopo una risalita che mi parve infinita, arrivammo al diciannovesimo piano e mi scaraventai fuori dalle porte che dovevano ancora aprirsi del tutto. Mi precipitai all'appartamento di Frankie e cominciai a bussare. Avevo il cuore in gola e facevo fatica a respirare. Frankie, sono io. Puoi aprirmi? Dobbiamo parlare.
Nessuna risposta. Attesi qualche istante ancora, ma non si decideva ad aprire quella maledetta porta.
Forse non vuole parlare, mi fece notare Al.
E se non fosse rientrata a casa?, lo interruppe Danielle.
Be', lo scopriremo presto, mi aggiustai la giacca e feci qualche passo indietro.
Non avrai intenzione di buttare gi la porta per davvero, spero. Al quella sera peccava un po' di ingenuit.
Scossi la testa e feci dietrofront. Il portiere avr di sicuro le chiavi di riserva, urlai in modo da farmi sentire anche da Frankie, qualora fosse stata in casa. Voi due rimanete qui, intimai.
No, vengo con te, Al mi raggiunse alla velocit della luce.
Danielle invece rimase sul pianerottolo per bussare ancora alla porta. Tesoro, apri, sono la mamma. Us un tono dimesso, per impietosire sua figlia.
Entrai in ascensore e, quando le porte si richiusero, non sentii altro che il cuore che mi rimbombava nel petto e gli sbuffi di Al. Forse avevo sbagliato momento per rivelare a Frankie la verit su chi fosse suo padre, ma non ce la facevo pi a tenermi dentro un segreto del genere, quando mi ero ripromesso di non raccontare pi bugie. Non potevo cominciare una relazione basata sulla menzogna. Assolutamente no.
Ti chiedo perdono per ci che ho fatto, parlai a bassa voce perch mi sentivo dannatamente in colpa. Non potevo pi....
Ehi, non  colpa tua, mi rassicur Al appoggiandomi una mano sulla spalla. Avevi ragione nel dirmi che pi avessi aspettato e pi sarebbe stato difficile. Mi ha fatto male, gli vennero gli occhi lucidi e fu costretto a tossire per schiarirsi la voce. Quando si  resa conto che ero io suo padre, aveva uno sguardo terrorizzato e incredulo che mi ha fatto male, ripet. Mi ha quasi dato del figlio di puttana, si strofin il volto con le mani a ripetizione, come a volersi togliere dalla faccia degli strati di sporco.
Sbuffai. Quella sera dopo l'incontro con Frankie in studio, mi hai fatto promettere di non immischiarmi in questa storia, eppure ho fatto di testa mia..., mi interruppi perch eravamo arrivati di nuovo al piano terra.
Il portiere di turno se ne stava seduto al bancone sfogliando con fare annoiato una rivista. Aveva gli auricolari nelle orecchie e per attirare la sua attenzione dovetti sventolargli una mano davanti agli occhi, facendolo sobbalzare per lo spavento. Si tolse le cuffie dalle orecchie: Dico, ma le sembra il modo?
S, gli risposi sfrontato, perch lei non stava facendo il suo lavoro, battei un pugno sul bancone. Ora che ho la sua attenzione, mi dia le chiavi di riserva dell'appartamento in cui vive Franklyn Reeves.
Al mi tir una gomitata. Quello che il mio amico voleva dire : pu essere cos gentile da consegnarci le chiavi dell'appartamento in cui abita una nostra amica?
Mi dispiace, non sono autorizzato....
Scattai in avanti pronto a prenderlo per il bavero della camicia, quando Al si intromise di nuovo.  mia figlia, specific con una punta d'orgoglio nella voce. E non sappiamo se si trovi davvero in quell'appartamento. Magari ha bisogno di noi, quindi  meglio che ci dia quelle chiavi.
L'uomo, forse di qualche anno pi grande di me, si pass una mano tra i capelli radi sulla fronte, come a volerci pensare su. Deglut e poi si decise ad alzarsi dalla sedia per prendere le chiavi custodite in uno dei cassettini dell'armadietto di metallo alle sue spalle. Le fece tintinnare in aria e mi porse il mazzo di chiavi con qualche reticenza. Non voglio responsabilit, chiaro?.
Non persi tempo a ringraziarlo e tornai di corsa all'ascensore con Al.
Al nostro arrivo trovammo Danielle che faceva avanti e indietro davanti alla porta dell'appartamento di Frankie, con il cellulare accostato all'orecchio. Non appena ci vide si ferm e chiuse la chiamata. Non risponde, era in preda all'agitazione. Ho provato a chiamarla e ha squillato a vuoto. Poi  partita la segreteria e ho riprovato un'altra volta, ma deve aver spento il telefono dopo aver letto il mio nome sul display.
La ignorai e mi feci avanti per aprire la porta. C'era ancora la luce accesa e sul pavimento del soggiorno giaceva un borsone abbandonato. Forse eravamo arrivati in tempo, dopotutto.
Frankie!, la richiamai.
Sta facendo le valigie?, osserv Al.
No, quello  il mio bagaglio, replic Danielle, come se fosse una cosa ovvia. Per me non lo era.
Quello  il mio bagaglio. Quelle parole mi risuonarono nella testa, colpendomi peggio di un'emicrania.
Perlustrai la casa in lungo e in largo, ma di lei nessuna traccia; in camera da letto c'era un gran disordine, magliette e calzini erano sparsi sul pavimento. Nell'armadio mi pareva mancassero dei vestiti, ma non potevo esserne certo con tutto quel casino. Notai per che mancava una cosa che Frankie non si era portata dietro al Walter Kerr insieme alle sue chitarre. Una cosa che doveva aver preso dopo: il suo computer portatile. Non si vedeva da nessuna parte.
Al, guarda sul tetto!, gli urlai dal corridoio. Mi era appena venuto in mente che quello era uno dei suoi luoghi preferiti in assoluto, dove trovava una po' di calma e tranquillit.
Al obbed ma torn poco dopo, scuotendo la testa e con la faccia da funerale.
Mi passai una mano tra i capelli e girai sul posto, confuso. Non pu essersene andata.
Danielle sospir. Quando  arrabbiata, di solito scappa. Dopo che si  lasciata col suo fidanzato, con la coda dell'occhio la vidi riservarmi uno sguardo impertinente,  partita alla ricerca di suo padre, spieg ad Al. Stavolta per la situazione  diversa: invece di scappare con l'intento di trovare suo padre, sta fuggendo da lui.
Ma dove, poi?, Al era pi frastornato di me.
Non credo sia tornata a Nashville, quindi..., Danielle scosse la testa, in preda al panico. Non lo so. Non lo so proprio.
Forse si  nascosta nel mio garage, ipotizzai. Lo credevo impossibile, ma ero cos confuso da non ragionare con lucidit.
Ce l'ha con me, con Al e anche con te. Non pu essere andata a casa tua, mi rimbecc acida Danielle, alzando il tono di voce. Aveva ragione. Non aveva senso che Frankie fosse scappata da casa sua per nascondersi nel mio appartamento, nella stanza che avevo trasformato in un piccolo laboratorio di liuteria. Ora che se ne' andata, tu sei libero, no? Non sei contento?
Dani..., Al prov a farla ragionare.
No, alzai la voce. No, perch la amo. Io amo Frankie, ribadii il concetto, visto che sembrava non volerlo capire. Cazzo, diedi un calcio al tavolino da t davanti al divano rischiando di farlo ribaltare. Mi strofinai la faccia, soffermandomi a massaggiarmi le tempie. L'amavo pi di quanto avessi mai amato qualcuno in vita mia. In passato mi era gi capitato di soffrire per amore e, quando una mia ex mi aveva lasciato, mi ero buttato nell'alcol e nella droga per soffocare il dolore. All'epoca ero molto pi giovane e tendevo a scegliere sempre la strada pi semplice, ora invece, con qualche anno e un po' di esperienza in pi, non sarei di certo finito in un vortice autodistruttivo, eppure sapevo che non avrei potuto dimenticare Frankie tanto facilmente. O meglio, non volevo. Perci, l'avrei ritrovata e convinta a tornare. Non c'era altro da aggiungere.
Adesso dici di amarla, ma poi? Tra due o tre mesi? O quando ti sarai stancato di lei? La lascerai da sola, con il ricordo di voi due e l'illusione di quello che sareste potuti essere, Danielle incroci le braccia al petto. Suvvia, Jay, chi vuoi prendere in giro? Non sei famoso per....
La interruppi. Non mi importa per cosa sono o non sono famoso. So quello che provo e mi basta, alzai le spalle. Non devo spiegazioni a nessuno, spostai lo sguardo su Al e incrociai i suoi occhi castani chiari, imperscrutabili. Sperai che non ce l'avesse con me anche per essermi innamorato di sua figlia. Tantomeno a una donna che ha lasciato che suo padre interferisse nella sua vita e in quella di una bambina. Mi era sfuggito. Non avrei dovuto dirlo, ma ormai era troppo tardi per ritirare quelle parole.
Chi sei tu per criticarmi?, sciolse l'incrocio delle braccia e mi punt contro un indice. Tu sei uno che gioca con i sentimenti di tutte le donne che ti stanno intorno. Tu stai giocando con i sentimenti di mia figlia. Non  in grado di sopportare altre delusioni.
Penso che dopo stasera sar capace di affrontare tutto, Dani, intervenne Al, dimesso. Non fare lo stesso errore di tuo padre.
Non lo nominare, Danielle chiuse gli occhi. Non lo nominare, Albert, ripet fuori di s.
Ricordi la prima regola del liar?, ancora con quell'accordo! Era una grandissima cazzata, pensavo se ne fossero accorti entrambi. E ora ne ero pi convinto che mai. Al poggi una mano sulla spalla di Danielle per calmarla, ma lei tent di scacciarla via, solo che Al fu pi rapido e riusc a prenderla per un braccio. Guardami, Dani. La prima regola, le ricord. Vale per noi, ma vale anche per lei.
Danielle rimase a testa bassa e non riusc a trattenersi dallo scoppiare in un pianto dirotto. Lo so, ma....
Ha solo bisogno di tempo. Al mantenne un tono basso e rassicurante e si vedeva chiaramente che avrebbe voluto avvicinarsi per abbracciare la sua ex, ma alla fine desistette.
Ha solo bisogno di tempo. Mi ripetei.
Comprendevo le ragioni di Frankie. Tuttavia, avrei preferito che si sfogasse con me, non che se ne andasse chiss dove, lasciandomi l senza poter fare niente.
Mi mancava gi.


Capitolo due
Dove sei?

Quella notte non riuscii a chiudere occhio, se non per un'ora o due. Chiamai Frankie moltissime volte ma sentii solo la sua voce registrata: Sono Frankie, se non ho risposto o sto dormendo oppure mi sto esercitando con la chitarra, quindi..., lungo sospiro, lasciate un messaggio e verrete richiamati al pi presto. Il suo tono, raggiante e pieno di allegria, era lontanissimo da quello che le avevo sentito usare con me e Al la sera prima. La sua voce aveva qualcosa di bambinesco, infantile ed era delicata quando pronunciava parole come dormire, mentre era sicura di s, spavalda e matura quando diceva chitarra. Aveva l'aria di una bambina troppo cresciuta, un po' come me.
Eravamo rimasti d'accordo che se Danielle o Al avessero avuto notizie di Frankie mi avrebbero chiamato, ma non feci comunque altro che guardare il cellulare per vedere se ci fosse qualche sua notifica. Io e Al avevamo lasciato Danielle nell'appartamento di Frankie per tornare a casa mia. Una volta entrato nell'appartamento, avevo controllato subito il laboratorio, ma oltre all'odore forte di solventi, tinte, pezzi di legno e attrezzature varie, non c'era altro. A quel punto avevamo avvisato Sam, che ci aveva raggiunto mezz'ora dopo. Bernie, invece, mi aveva lasciato cos tanti messaggi in segreteria che mi ero stancato di ascoltarli. Le avevo risposto con un sms:
Sono a casa mia. Frankie  tornata al teatro?
Bernie: No. Ma si pu sapere cosa  successo?
Avevo apprezzato il fatto che non avesse insistito a chiamarmi, ma che invece avesse preferito rispondermi con un messaggio di testo.
Alle quattro del mattino ero pi sveglio che mai, al contrario di Sam che si era spalmato sul mio divano con un cuscino stretto in grembo e la testa affossata nello schienale, con tutti i dreads sparati in aria. Al, invece, si era messo a sedere sul divano del soppalco, vicino a uno dei finestroni, con il cellulare in una mano e una tazza fumante nell'altra. Aspettava con impazienza degli aggiornamenti di Danielle, ma a quell'ora non credevo che ci potessero essere delle novit.
Per sfogarmi un po' presi una delle chitarre che tenevo in giro per casa e, dopo averla collegata a una cuffia, sfogai tutta la mia angoscia e l'incazzatura - s, oltre a essere preoccupato ero anche incazzato con lei -, improvvisando qualche giro di blues e slow blues che bene si conciliavano con il mio umore. Poi la rabbia aveva avuto il sopravvento ed ero passato all'r&b e al rock, con riff e assoli pi energici. Suonai per un po', fino a non riuscire pi a tenere gli occhi aperti nonostante tutto il caff che mi aveva preparato Al.
Prima di addormentarmi con la chitarra appoggiata sulle ginocchia, me ne liberai e crollai sul divano.
Dopo un incubo particolarmente vivido, mi svegliai di soprassalto.
Cazzo di sogni. Non riuscivo a stare in pace neanche quando dormivo.
Sam era ancora nella posizione in cui si era addormentato, ma non mi stupii pi di tanto: in tour riusciva a dormire anche seduto su un panchetto. Al invece era sparito. Mi stiracchiai la schiena e feci uno sbadiglio. Non avevo ancora focalizzato bene la situazione, ma il fatto che Frankie fosse andata via mi aveva colpito come una secchiata di acqua ghiacciata. Scattai in piedi e gettai via la cuffia della chitarra che tenevo ancora appesa al collo. Dai finestroni entravano dei deboli raggi solari, ma il cielo era grigio, proprio come il mio umore. Il sonno non aveva migliorato le cose, anzi, l'ansia sembrava ormai essersi impadronita del tutto di me; presi il cellulare che era appoggiato sul bracciolo del divano e controllai le notifiche, senza per trovarvi qualche aggiornamento su Frankie o qualche sua chiamata. Era chiedere troppo, giustamente. Che cazzo, per. Con una mano mi spettinai i ricci ispidi e ringhiai forte. Sam non si scompose pi di tanto, ma produsse soltanto un grugnito e uno sbuffo, per poi biascicare e sussurrare qualche parola incomprensibile. Almeno lui riusciva a dormire. Beato.
Cercai il numero di Frankie tra le chiamate recenti e schiacciai la cornetta verde sullo schermo. Come per le altre venti o trenta telefonate, scatt la segreteria. Sono Frankie, se non ho risposto o sto dormendo oppure mi sto esercitando con la chitarra, quindi lasciate un messaggio e verrete richiamati al pi presto.
Eccome se te lo lascio un messaggio!, urlai nella mia testa, serrando la mascella pronto a esplodere.
Ma dove cazzo sei?, mi morsi il labbro inferiore per darmi una calmata. Sono stato nel tuo appartamento ieri notte ma non c'eri. Hai lasciato un po' di caos in giro, ma ho notato lo stesso che ti sei portata via il computer, cosa credi?, ringhiai a bocca chiusa. Ti sembra normale correre via in quel modo, salire sul primo taxi e fare i bagagli? Per andare dove, poi?, mi fermai solo per riprendere fiato, perch mi mancava l'aria. Dimmi almeno dove stai andando. Sei ancora a New York?, sospirai. Ti prego, dimmi che sei ancora a New York e che hai preso una stanza in albergo per startene un po' da sola a pensare. Ciondolai fino in cucina, dove trovai Al che stava facendo del caff. Dalle occhiaie scure capii che non aveva neanche provato a dormire. Fatti viva. E non  una richiesta, ma un ordine. Capito, Orange?, riattaccai e incontrai lo sguardo rammaricato e rassegnato di Al.
Far tutto il contrario di quello che le hai detto, lo sai, vero?, mi disse lui e lo freddai con un'occhiataccia.
Hai sentito Danielle?. Lui scosse la testa. Certo che ha proprio tirato fuori gli artigli. Ma  sempre stata cos?, imitai un'esplosione silenziosa a mezz'aria con la mano.
Era un po' fuori di testa ieri sera. Data la situazione mi sembra anche il minimo. Azion la macchinetta del caff per poi appoggiarsi con le mani sul bancone della cucina. Era esausto. Di solito non offende cos le persone, i suoi insulti sono pi sottili.
Devo esserle antipatico, allora, perch con me c' andata gi pesante, mi sedetti al tavolo e controllai ancora le notifiche mentre mi strofinavo gli occhi per il sonno. Ma credo sia normale. Pensa che sua figlia stia rivivendo la vostra stessa situazione. Frankie con un musicista, sbuffai. Sia mai.
Al prese un respiro profondo e apr la bocca per dirmi qualcosa, ma poi prefer tacere. Lo so cosa stavi per dire: Frankie non fa per te perch non  il tuo solito tipo. E, alzai l'indice e imitai la sua voce: Ti pare che mia figlia debba stare con uno dei miei collaboratori? Non se ne parla. No. Il solo pensiero di voi due insieme....
Oh, basta, Jay, sbuff. Per favore non infierire. Si riavvi i capelli. Non  che mi dispiaccia, si gratt una tempia. Ma  un gran casino quando si sta insieme a una collega. Pensa al tour. Sgran gli occhi, allucinato. Starete a stretto contatto ventiquattro ore su ventiquattro: in sala prove, sul palco, a casa, in albergo, fece una smorfia con le labbra, contraendo l'intero volto che si incresp di rughe. In camere separate, camere separate, ripet per convincersi.
Sapevo bene come funzionava un tour e, con Frankie, sarebbe stato il migliore di sempre. Non vedevo l'ora di passare ventiquattro ore su ventiquattro con lei, altroch. E non in camere separate.
Trattenni un sorriso. Avrei voluto dirgli che sua figlia non era pi una bambina, ma non mi sembrava il caso perch era abbastanza scosso gi di suo. Per lui non doveva essere stato semplice conoscere una figlia gi adulta e non sarebbe stato facile accettare che la stessa frequentasse - e facesse sesso - con uno come me. Anche se dovevo ammettere che con Frankie fin da subito non c'era stato il solito sesso, tra noi c'era molto di pi della semplice attrazione fisica e del desiderio di togliersi lo sfizio di andare a letto con qualcuno. Mi aveva preso come non mi capitava da tempo. L'amore che provavo per Frankie andava al di l di tutto: della notoriet, dei soldi, del gossip, e persino della musica. Era qualcosa di pi.
Era nato come una semplice amicizia e si era trasformato ben presto in un sentimento fortissimo.
Un amore cos, scoccato da un bacio che non ci sarebbe mai dovuto essere, non era affatto nei miei programmi. Eppure con lei ero riuscito a lasciarmi andare come non avevo fatto mai. Tuttavia, era bastata una bugia del passato per farla scivolare via dalle mie labbra, dalle mie mani. Via da me.
E ora eccomi l, seduto su una sedia in cucina insieme al padre della mia ragazza, mentre Sam russava sul divano del soggiorno e... Bernie mi chiamava!?! S, mi stava proprio chiamando. Appena lessi il suo nome sullo schermo sorrisi d'istinto. Strano che non mi avesse chiamato prima.
Sbuffai.
Era tipico di Bernie disturbarmi nei momenti meno opportuni. Premetti subito la cornetta verde. Te l'ho detto di non chiamarmi, esordii. Mia moglie pu scoprirci, lo sai. Invece di fare la solita scenetta da buffone, pronunciai quelle parole in tono piatto e depresso. Il mio sarcasmo era sparito insieme a Frankie
Puoi fare meglio di cos, fustacchione, mi rimbecc con la sua voce acida. Su col morale.
S, s, la ignorai. Perch mi hai chiamato?, andai al dunque e sperai che non avesse cattive notizie.
Innanzitutto volevo capire cos' successo ieri sera, puntualizz. E poi, dato che ti sei perso il party, devo riferirti alcune cose. Ma vorrei parlarne a quattr'occhi, se per te va bene. La mia speranza svan.
Ah, mi stai chiedendo un incontro segreto, scherzai. Si pu fare. Dimmi ora e luogo. Tieniti pronta a tutto, baby. Poi non ce la feci pi e scoppiai a ridere. Quella risata sapeva di tutto, fuorch di allegria. Era isterica, quasi nevrotica, e si esaur cos com'era nata.
Sentii Bernie sospirare. Tesoruccio, sei proprio messo male. Gi. Pi di quanto potesse immaginare. Allora, me lo vuoi dire cos' successo?.
Sospirai. C' stata una lite furibonda e Frankie se n' andata.
Questo lo avevo intuito, replic brusca. Qual  stato il motivo della lite, se posso essere indiscreta? Finch mi ha detto che Al e la madre di Frankie si conoscevano gi da prima e insomma, hai capito..., si schiar la voce. Stavano insieme. Tu lo sapevi?
S, dissi sospirando. Bernie, questa cosa non la deve sapere nessuno. Chiaro?.
Bernie produsse un Mmf sconcertato. Ma con chi credi di parlare? Sono anche tua confidente, oltre che agente. Sopporto tutti i tuoi drammi senza fiatare, il pi delle volte. In altre occasioni, invece, faccio trapelare qualcosa ai giornalisti per attirare curiosit, ma lo faccio per il tuo bene.
Bernie..., il mio tono era perentorio. Sono serio.
Anche io, si affrett ad aggiungere: Sei tu che sei stanco e non hai capito quello che ti ho detto. Faccio trapelare qualcosa che riguarda te, non gli altri. Rappresento Frankie, sua madre o Al, forse?, ridacchi. Non che io sappia. Quindi, tutto ci che non ti riguarda in prima persona a me non deve interessare. Far come se non avessi assistito alla scenata di ieri sera, d'accordo? Anche se, us un tono di voce pi antipatico del solito, non ti nego che la curiosit di sapere tutto nei minimi particolari mi sta uccidendo.  suo padre, vero?, parl a bassa voce.
Ciao, Bernie, stavo per riattaccare in fretta e furia, quando mi ferm con un Aspetta, aspetta.
Prese un respiro profondo. Senti, con calma, quando ti sei ripreso o quando ti pare, insomma, passa in ufficio, cos parliamo..., stavo per risponderle che l'argomento padre di Frankie era chiuso, quando mi anticip: di lavoro, ovviamente. Ciao, bello!, e riattacc.
Passa in ufficio, ripensai alle sue parole. Aha! Per vedermi nel suo ufficio, Bernie, avrebbe dovuto usare il binocolo. In quei giorni mi sarei dedicato soltanto a cercare Frankie. Punto.
Feci una smorfia e mi rilassai contro lo schienale della sedia, mentre ancora spulciavo le varie notifiche: mi piace, commenti, commenti, altri commenti, spazzatura, email...
Niente da parte di Frankie.
E se fosse ancora a New York? Nascosta chiss dove?, ipotizzai ancora a testa bassa e con lo sguardo sullo schermo. Di sicuro non siamo le uniche persone che conosce in citt. Forse poteva contare su qualche amica o su qualche vecchio conoscente di suo nonno.
Pensi abbia chiesto ospitalit a qualcuno?, Al aveva centrato il punto. Frankie in effetti aveva avuto solo il tempo di raccogliere qualche vestito e fiondarsi fuori dal suo appartamento, senza pianificare a fondo la fuga. Non mi restava che convincermi che fosse andata cos, perch altrimenti sarebbe stata dura rintracciarla. Per quanto ne sapevo, poteva benissimo aver preso un autobus, un treno o addirittura un aereo, come aveva fatto nei mesi in cui aveva viaggiato per gli Stati Uniti con lo scopo di trovare suo padre. Era abituata agli spostamenti e anche ai cambi improvvisi di programma. Non sarebbe stato semplice trovarla e il solo pensiero mi faceva impazzire, cazzo. Era anche un po' colpa mia se era sparita. Me ne ero reso conto da un bel pezzo, ma rendersene conto era una cosa, accettarlo era un'altra. Anche Frankie aveva bisogno di capire e accettare, ma chiss quanto tempo ci avrebbe impiegato a smaltire pi di vent'anni di bugie. Avrei voluto essere io a consolarla, a stringerla tra le braccia mentre si sfogava.
Alzai le spalle. Non lo so. Ma forse  tornata dai suoi amici al Terra Blues, guardai nel vuoto per qualche istante, immaginandomi il tendone blu del Terra Blues che riparava la scalinata che conduceva all'entrata, al piano rialzato. C'ero stato insieme a Sam, Al e Frankie per festeggiare l'incisione della canzone in un giorno. Visto, per, che i musicisti del locale erano suoi amici, pur di tenerla al sicuro e ben nascosta, avrebbero negato di averla vista o incontrata di recente. Ci avrei potuto giurare.
Quindi, che devo fare?, mi domandai. Dovevo fare almeno un tentativo.
E il tentativo lo feci proprio quella sera, dopo aver convinto Danielle a unirsi a me e Al - Sam era impegnato con la sua famiglia - nella ricerca di Frankie.
Dopo aver raggiunto il Terra Blues ci mettemmo seduti in disparte, anche se il borbottio di Danielle che discuteva con Al attirava sin troppo l'attenzione tutt'intorno. Si punzecchiavano da quando eravamo passati da lei all'appartamento per ricevere le ultime novit - inesistenti - su Frankie e le avevamo proposto di venire con noi al locale per scoprire se avesse contattato uno dei suoi ex colleghi. Dato che i Blue Ice conoscevano sia me che Al, Danielle era l'unica che avrebbe potuto parlare con loro senza destare sospetti. Avevo inoltre la brutta sensazione che il biondino, nonch ex di Frankie, di cui neanche ricordavo il nome, non sarebbe stato bendisposto ad aprirsi con me.
Sapevo il fatto mio con le chitarre, altro che bravino, stava dicendo Al a Danielle con un ghigno disgustato sul volto. In effetti, avrebbe potuto risparmiarsi di definirlo scarso, nullit e privo di grinta nei riff.
S, come no, lo sfott lei. Ah, a proposito di chitarre, alz di qualche centimetro il bicchiere di birra, come se stesse per fare un brindisi. L'aveva ordinata da una mezz'ora buona, giusto per avere una scusa per avvicinarsi al bancone e sondare il terreno, in stile spia. Non ne aveva ancora toccato un goccio. Quand' che mi ridai la chitarra interrotta?.
La chitarra interrotta, stando a quanto mi aveva detto Al, era la chitarra che Frank Reeves non aveva terminato perch aveva scoperto la relazione tra Al e Danielle. Si era rifiutato di portarla a termine e lo aveva liquidato con un: Fattela costruire da qualcun altro, oppure suonala cos. Tanto per te non fa differenza. Doveva essere un tipo tosto, il signor Reeves. E, nonostante ci, sua nipote gli era cos tanto affezionata. Al si era dimostrato un cacasotto e anche un vigliacco accettando quello stupido ultimatum di Reeves Senior. Per non parlare del patto idiota che avevano stretto lui e Danielle per il bene comune. Era a dir poco ridicolo.
Broken? La vuoi davvero indietro, Dani?. Ero in piedi di fianco ad Al, mentre Danielle era di fronte a noi. Nonostante la luce soffusa, riuscivo benissimo a distinguere le occhiate minacciose che lei gli lanciava ogni volta che le rispondeva a tono, oppure quando la chiamava Dani. Tutti la chiamavano Danielle o Dana. Lui, invece, Dani. In onore dei vecchi tempi, forse.
 una rg, no? E non mi sembra che tu abbia pagato per la manodopera, il legno..., inizi a fare un lungo elenco dei debiti di Al, gridando sempre di pi per sovrastare la musica in crescendo.
A un certo punto mi sentii spingere da dietro e mi voltai di scatto, preoccupato di essere stato riconosciuto. Avevo sperato che un semplice berretto potesse non solo nascondere i miei ricci, ma anche camuffarmi nella semioscurit. Ero gi pronto a scattare in avanti e allontanarmi in direzione dell'uscita, ma la fortuna fu dalla mia parte: le due ragazze che mi avevano urtato, oltre a essere un po' brille, erano impegnate a contendersi un uomo con la barba - pi che sobrio - di quindici o vent'anni pi grande di loro. Nessuno pareva avermi notato. Meglio cos. Sperai di non ritrovarmi in qualche foto su Instagram il giorno dopo.
Al nel frattempo si era avvicinato a Danielle. Tuo padre la voleva distruggere. Io l'ho salvata. Quindi  mia di diritto, grazie. Ma se ti fa sentire meglio, aggiunse poco dopo: Ti pagher anche il doppio di quanto possa valere quel pezzo di legno da ardere.
Non osare, sai!, gli si avvicin pericolosamente, pronta a tirargli un ceffone o a innaffiarlo con la birra. Cosa che si trattenne dal fare solo per darsi un contegno.
Potete non litigare per cinque minuti?, presi un respiro profondo. Cristo. Sembrate due ragazzini. Alzai le spalle. Siamo qui per Frankie, quindi perch non focalizziamo tutti l'attenzione su di lei?.
Al e Danielle si zittirono, ma ero sicuro che fosse questione di tempo prima che cominciassero di nuovo a battibeccare come due liceali. O come qualcuno che aveva delle faccende in sospeso. La bevi quella?, Al indic il bicchiere di birra ancora intatto che Danielle brandiva come un'arma e lei glielo porse, anche se con un gesto stizzito. A quel punto lui le strapp letteralmente il bicchiere dalle mani e ne tracann pi della met in un sorso.
Poi, finalmente, la band decise di prendersi una pausa, cos da permettere a Danielle di scambiare quattro chiacchiere con i musicisti. Non avevo idea di cosa aspettarmi, ma speravo che uno degli ex colleghi di Frankie potesse tradirsi con qualche parola di troppo, con qualche cenno o anche soltanto con dei tic da stress o da bugia.
Quello biondo, il cantante, specific Danielle, deve essere quello con cui usciva Frankie prima di mettersi con te, mi diede una lieve spallata per farsi largo e buttarsi nella calca per raggiungere il palco dall'altro lato della sala costellata di sedie. Al Terra Blues facevano il pienone ogni sera; in effetti i Blue Ice suonavano bene. E il biondino - serrai la mascella e strinsi le mani a pugno, perch gi per il fatto di essere uscito con Frankie mi stava sui coglioni - aveva una voce particolare, anche se si sentiva che non aveva abbastanza esperienza. Con il basso, invece, se la cavava discretamente. Niente a che vedere con Al Petrelli, ovvio, ma non era male. Il chitarrista capellone, ovvero il sostituto di Frankie, aveva tenuto un profilo basso per tutta l'esecuzione di Born Under a Bad Sign di Albert King; si sentiva a malapena, come non fosse coinvolto al cento per cento nella musica o si fosse dimenticato gli accordi e si stesse affidando all'improvvisazione, scarsa nel suo caso. E quello era il rimpiazzo di Frankie? Ma per favore... Non reggeva il confronto.
Non mi aspettavo che Danielle riuscisse a scoprire dove si fosse cacciata sua figlia, ma un po' ci speravo. La vidi parlare con il gigante al contrabbasso. Poi a loro si un anche il batterista occhialuto che con le bacchette ci sapeva proprio fare. Il bassista, invece, si era attaccato a una bionda e non smetteva di stringerla e sbaciucchiarsela. Buon per lui, chiaro, ma in quel momento avrei voluto afferrarlo per la collottola della camicia, prenderlo in disparte e minacciarlo di spaccargli la faccia se non mi avesse detto dove si nascondeva Frankie. Ma mi trattenni. Pi che altro fu Al a trattenermi, perch avevo fatto un passo in avanti senza accorgermene. Calma, Jay. Devi mantenere la calma, continuai a ripetermi.
Cos'avranno da dirsi? Sono quasi dieci minuti che parlano. Al nel frattempo si era scolato la birra e ne aveva ordinata un'altra. Non ero io la sola vittima dell'ansia, allora.
Quando stavo per rispondergli che non ne avevo idea, notai che Danielle stava per tornare indietro. Io e Al ci voltammo entrambi di spalle per evitare che i Blue Ice potessero vederci.
Danielle non aveva una bella cera, sembrava pi pallida di quando ci aveva lasciato, dieci minuti prima. Ci venne incontro e scosse la testa, scoraggiata, come a volerci anticipare che non c'erano novit.
Non sanno niente, butt fuori l'aria dalla bocca adagio, come se avesse trattenuto il fiato per tutta la durata della conversazione. Dicono che non la vedono e non la sentono da qualche settimana, ovvero da quando ha scelto di suonare nella band dei fighetti, mi schiaffeggi il petto con la mano per farmi capire che stava parlando di me e dei miei collaboratori. Sembravano sinceri, aggiunse: e fin troppo incazzati con lei per averli abbandonati, quindi penso che con loro abbia chiuso.
Dopodich ci raccont anche che ce l'avevano con lei perch li aveva costretti a trovare un sostituto all'ultimo minuto e che le avevano riferito che la storia tra lei e Quincy - il bassista - era finita dopo che lui aveva visto le foto di me e Frankie mano nella mano al concerto di Eric Benson. Allora quel bacio aveva stravolto anche i suoi di pensieri, oltre che i miei.
Dove sei, Frankie? Dove sei?


Capitolo tre
Ossessione

30 ottobre 2015 ore 12,36
Qualche parola. Mi basterebbe anche qualche semplice parola. Anche un cazzo di Ho bisogno di starmene da sola, ma non il silenzio. Non so neanche dove sei. Sei a New York o ti sei trasferita di nuovo? Fammi almeno sapere se stai bene.
30 ottobre 2015 ore 22,03
Vorrei che fosse uno scherzo, davvero. Invece sono tre giorni che non ti vedo e non so dove sei. Mi sveglio e sei il mio pensiero fisso. Non rispondi ai miei messaggi e neanche al telefono. Non puoi continuare cos.
31 ottobre 2015 ore 04,30
Stanotte ti ho sognata. Non scendo nei particolari, ma quando mi sono svegliato ero felice. Poi mi sono reso conto che non era vero che eri con me e allora mi  piovuto nel cuore.
31 ottobre 2015 ore 04,31
Anche se non ci sei, riesci a tirare fuori il meglio di me. Sei ovunque, come l'ispirazione. La tua assenza, per, fa pi rumore.
1 novembre 2015 ore 02,45
Sai che crei dipendenza? Dicono che io crei dipendenza, ma anche tu non scherzi, mia cara Frankie.
1 novembre 2015 ore 02,46
Comunque s, ho appurato che sono un coglione. Non ti ho chiesto ancora come stai. Come stai? Sar una domanda idiota, ma mi interessa sapere come ti senti in questo momento. Se hai voglia di piangere e di sfogarti, io ci sono. Sempre. A qualsiasi ora.
1 novembre 2015 ore 02,49
Vorrai prendermi a calci, immagino. Ma devi sapere che avevo promesso di non dirti niente. E scusa se ho usato come pretesto il tuo talento di Mastro Liutaio per avvicinarti. Mi perdoni? (Immagina i miei occhioni scuri da cucciolo che ti fanno uno sguardo implorante. Ti prego, ti prego, sussurrano).
1 novembre 2015 ore 02,50
P.S. Ho io le tue chitarre. Le terr in ostaggio fino a quando non mi pagherai il riscatto. Un tuo bacio in cambio delle tue chitarre. Un bacio vero. Per videochiamata non vale.
E neanche via messaggio.
2 novembre 2015 ore 00,49
Insomma! Si pu sapere dove ti nascondi? Sto perdendo la pazienza.
2 novembre 2015 ore 00,54
Mi sono dimenticato di dirti che tua madre  rimasta in citt per qualche giorno, nel tuo appartamento, in attesa del tuo ritorno. Ma visto che non ti sei fatta vedere fino a ora, stamattina ha deciso di ripartire per Nashville. Ti aspetta l, ha detto. Io, invece, ti aspetto qui. Non tardare.
Quelli erano soltanto i messaggi che le avevo lasciato su Facebook, tramite il mio profilo in incognito: Charley Red.
L'avevo inondata di messaggi sul cellulare ma lei non si era degnata di rispondere a nessuno. Non sapevo pi cosa pensare; non dormivo la notte e, se dormivo, la sognavo. Era diventata un'ossessione ormai. Non mi andava di suonare e neanche di rispondere alle chiamate di Bernie che insisteva nel dire che dovevo uscire fuori da quel dannato appartamento e andare avanti. Sai quante ne trovi come la tua Frankie?, mi ripeteva di continuo. Ti stai rovinando le giornate per una che non c'ha pensato due volte a scappare via. Ma che potevo farci se amavo proprio Frankie? Ti sei innamorato di una ragazza, dopo tanto - tantissimo - tempo e lei che fa? Se ne va. Bella roba. Vuol dire che non ti merita, bel fustacchione, aveva concluso, senza riuscire a sollevarmi il morale.
Danielle era stata ancora pi dura con me: Il suo unico scopo era quello di trovare suo padre. Eri soltanto un passatempo.  ora che Frankie ritorni alla sua vita. Sono sicura che torner a Nashville. Lei torna sempre a casa, alla fine.
Un passatempo. Ci avevo riflettuto a lungo e Danielle era quasi riuscita a convincermi, ma poi avevo ripensato ai nostri baci e alla sera in cui avevamo fatto l'amore. Quando una persona  disinteressata non bacia in quel modo, con passione, ma anche con dolcezza. Ci eravamo persi insieme nei baci, nelle sensazioni, nei brividi di quella notte, quando l'avevo abbracciata come se non volessi che se ne andasse mai. Invece Frankie era scappata, dopo pochi giorni che ci eravamo messi insieme. Era iniziato tutto con quel bacio, se non prima, durante il nostro primo incontro. Mi aveva colpito subito e non solo per il colore di capelli. Aveva qualcosa, forse la passione con cui suonava, o il suo modo di porsi, fatto sta che la sua anima blues aveva toccato la mia. Erano anni che non riuscivo a fare pensieri romantici, quindi la mia malattia era facilmente diagnosticabile: sindrome da innamoramento. Era una forma cronica, una patologia che non sarebbe scomparsa con delle semplici cure. L'amore, purtroppo o per fortuna,  qualcosa che non si pu controllare, qualcosa che quando ti entra nelle vene e arriva al cuore  la fine: invade ogni parte di te e non c' rimedio che tenga per scacciarlo via. Un po' come la passione per la musica: puoi ignorarla e detestarla, ma continuer comunque a restarti appiccicata addosso fino ad avvolgerti completamente. Poteva capitare anche che si esaurisse, per.
Era quello che stava succedendo anche a me e Frankie? Il nostro tempo si era esaurito cos in fretta perch non eravamo nella giusta sintonia? Andavamo fuori tempo? Boh, non ci stavo capendo pi un cazzo. Sapevo soltanto che mi mancava, come quando non trovi l'ispirazione e cerchi disperatamente una soluzione, una frase, un'armonia di note, qualcosa che ti faccia sbloccare da quel punto morto dal quale non riesci a smuoverti.
Dove sei?, mi trovavo in una stanza buia, ma sentivo dei brusii in lontananza, come un gruppo di persone che parlava sottovoce o che tentava di far silenzio senza riuscirci. Come se mi trovassi... s, come se mi trovassi sopra il palco, quando il pubblico si acquietava dopo essersi scatenato in cori e in applausi, in fervida attesa che cominciassi di nuovo a cantare. La pi bella sensazione per un musicista: l'attesa. Gli occhi che brillano, le labbra dischiuse, tante mani in alto che danzano a tempo di musica.
Quel dove sei lo avevo detto davvero o lo avevo solo pensato? Avevo la chitarra a tracolla, sentivo le corde sui polpastrelli, ma anche se stavo suonando, non riuscivo a udire la musica, ma solo il rumore prodotto dalle corde pizzicate col plettro. Stavo suonando la chitarra elettrica senza amplificazione, quindi mi voltai per assicurarmi che fosse collegata, ma era tutto buio e non riuscivo a vedere niente. Poi, all'improvviso, una luce si accese alla mia destra, illuminando una chitarra elettrica poggiata su un cavalletto. Era nera lucida, con dei dettagli opachi e qualche segno di usura sulla parte anteriore. Marchio rg, nonch la chitarra che avevo sentito suonare a Frankie il giorno dell'audizione e con la quale aveva inciso Who Knows. Lei per non c'era. Dove sei?, ripetei, stavolta davvero ad alta voce.
Una voce femminile, chiara, ben distinta, seria e inespressiva - molto diversa da quella di Frankie - rispose: Qui.
Mi voltai di scatto, come se volessi cercare la voce appena udita in quell'oceano buio che avevo intorno. Poi un'altra voce, pi risoluta e sicura, ripet la stessa parola. Qui!.
Se ne aggiunsero altre, che provenivano da ogni direzione e in diverse tonalit. Qui!, Quiii, Qui, Qui!?!.
Qui, dove?, urlai.
Una luce mi illumin di colpo, costringendomi a serrare le palpebre, ma quando le riaprii non mi trovavo pi sul palco, ma in un letto. Dalla finestra filtravano deboli raggi solari che rendevano l'atmosfera intima e la stanza era immersa nel silenzio. Stringevo qualcuno fra le braccia e, a giudicare dal profumo alla ciliegia dei capelli che mi solleticavano il volto, quel qualcuno doveva essere proprio Frankie. Percepivo il suo respiro lievemente affannato e la sua pelle calda, come se avessimo appena fatto l'amore. Anzi, ero sicuro che l'avessimo appena fatto, perch mi sentivo stanco ma ancora in balia dell'adrenalina e del piacere. Mi avvicinai per darle un bacio sulla guancia accaldata e lei mi sorrise.
Allora non sei andata via, le sussurrai all'orecchio.
S, invece, mi rispose d'istinto, con la voce roca.
E allora sei appena tornata, la strinsi pi forte, carezzandole i seni morbidi, perch altrimenti non riuscirei ad abbracciarti.
Stai sognando, mi ricord.
No che non sto sognando, le baciai il collo e lei non si oppose, poi scesi con la mano fino a carezzarle l'addome e sentii i suoi muscoli tendersi sotto il mio palmo. Era tutto fin troppo realistico per essere un sogno. Proseguii la mia discesa con la mano facendomi spazio tra le sue gambe. Lei inarc la schiena e fui certo di aver appena sfiorato uno dei suoi tanti punti sensibili. Non pass molto tempo prima che Frankie voltasse la testa per cercare le mie labbra con avidit. L'eccitazione stava salendo a livelli incredibili e non riuscivo pi a resistere all'istinto di avere un contatto pi ravvicinato con lei. La costrinsi a distendersi sulla schiena con un movimento repentino che la colse di sorpresa, e le salii sopra. Lei allarg d'istinto le gambe e scivolai dentro di lei, facendola gemere di piacere a ogni mio movimento, dapprima rapido e con un che di brutale, poi lento per godermi ogni singolo istante. Le sue mani ben piazzate sul mio sedere scandivano il ritmo delle mie spinte e mi guidavano o mi incitavano ad andare pi a fondo quando stringeva la presa. Avevamo raggiunto una sintonia perfetta, quando Frankie mi ferm. Pensavo di averle fatto male, ma invece quella birichina voleva soltanto cambiare posizione. Si mise sopra di me e mi baci il petto, mordicchiandomi la pelle. Si muoveva adagio e sentivo i suoi seni caldi sulla pelle. Questa sar l'ultima volta, parl a bassa voce, come se avesse paura di pronunciare quelle parole.
L'abbracciai forte. No che non lo sar, ribattei, trattenendo il respiro. Cristo, se fosse andata avanti cos, mi avrebbe fatto perdere il controllo. O forse lo avevo gi perso. Non vai da nessuna parte. Contrassi i muscoli perch stavo per arrivare al limite. E proprio a quel punto lei si blocc.
Sono gi andata via. Ed  colpa tua.
No, tu sei qui.
Qui con me, sentii la mia voce mentre pronunciava quelle parole. La sentii lontana, come se non fosse la mia o come se fossi nel dormiveglia. Cazzo. Era uno stramaledetto sogno.
La mia ossessione, oltre a tormentarmi di giorno, aveva iniziato a torturarmi anche di notte. Avevo una dannata voglia di sentire il suo profumo, di averla vicino, di toccarla, di fare l'amore con lei. La desideravo da morire.
La delusione si impadron di me ancora prima che aprissi gli occhi. Il profumo alla ciliegia venne sostituito dal mio odore, un misto tra sudore e puzza di selvatico. Non facevo una doccia da tre o quattro giorni. Ero diventato un vegetale che si alzava solo per andare in bagno o scaldare qualcosa di precotto nel microonde. Non avevo neanche voglia di aprire la porta al fattorino.
Aprii le palpebre e mi ritrovai disteso sul letto, nel silenzio immobile della mattina, proprio come mi ero svegliato nel sogno. Con un'unica differenza: lei non c'era. Il perch mi venne in mente subito dopo, colpendomi in pieno e facendomi tornare l'ansia che non avevo smaltito neanche durante il sonno.
Mi alzai per andare in bagno, ciondolando sul pavimento come un morto vivente o come un ubriaco. Feci un po' di fatica a camminare, pi che altro perch quel sogno cos realistico mi aveva scosso ogni parte del corpo, oltre che della mente, lasciandomi con un'erezione che spingeva nei pantaloni.
Uscii dal bagno qualche minuto dopo, tirandomi su la zip dei jeans - dato che non mi lavavo perch disturbarmi a cambiare i vestiti? - e mi diressi in cucina, perch avevo una gran sete e la bocca asciutta. Ma non ero alla ricerca di acqua o di una bibita. No, ci voleva qualcosa di forte, che mi stordisse per bene. Trovai una bottiglia di Jack Daniel's Tennessee Honey dalla forma rettangolare, cos chiamato proprio per il colore chiaro e per l'aggiunta del miele nel liquore. Il mio preferito. La bottiglia era intatta, ancora con il sigillo sul tappo. La tenevo nella dispensa per ricordarmi a che punto ero arrivato l'ultima volta che avevo toccato una bottiglia del genere. Erano passati otto anni e una manciata di mesi dall'ultima volta che mi ero ubriacato fino a vomitare l'anima. Da allora bevevo solo ci che non superava i dieci gradi e sempre con moderazione: vino e birra erano consentiti, ma i superalcolici neanche a pensarci. Tra l'altro, ogni volta che vedevo quella bottiglia di whisky mi tornavano i crampi allo stomaco. Volevo davvero sentirmi di nuovo di merda?
Misi una mano sul lavandino e con l'altra strinsi la bottiglia, fissando l'etichetta color crema. Poi mi decisi a prendere un bicchiere e a versare due dita di whisky. Prima di buttarlo gi, per, appoggiai il bicchiere sul bancone e lo osservai da lontano.
Di solito chi beve, lo fa per dimenticare.
Io cosa volevo dimenticare? Frankie?
Ma lei non la volevo dimenticare, la volevo vicino a me.
Frankie era riuscita a farmi credere ancora nell'amore e, da quando l'avevo conosciuta, ero un uomo migliore, senza il pallino di collezionare le donne come fossero chitarre. Ero un uomo migliore perch con lei mi sentivo di nuovo me stesso, non il personaggio che mi costringevano a interpretare. Non solo ero un uomo migliore, ma anche un musicista migliore, perch mi aveva insegnato ad ascoltare l'ispirazione, pi che a cercarla.
Se avessi assaggiato anche un sorso di quel liquido dolce, morbido e speziato, me ne sarei pentito amaramente.
Non sei pi il ragazzino di vent'anni che si  innamorato di quella sbagliata, Jay, riflettei a voce alta. Non avevo bisogno dell'alcol per andare avanti. Ero un uomo maturo, o quasi. Avrei trovato un altro modo per gestire l'intera faccenda.
Afferrai il bicchiere e gettai tutto il contenuto nel lavabo, dove svuotai anche la bottiglia. Via la tentazione, via l'ossessione.
Sarebbe stato cos facile sbarazzarmi anche dell'ossessione che aveva le sembianze di Frankie?
No, si sarebbe attenuata, ma non esaurita. Di questo ero sicuro. Tuttavia, avrei dovuto assolutamente evitare di autodistruggermi, come avevo provato a fare gi una volta.
No, stavolta era diverso. Stavolta avrei dato il meglio di me, non il peggio, nell'attesa che Frankie si rifacesse viva. Dovevo provare a incanalare tutta la negativit in qualcosa di positivo.
Qual era la cosa che mi aveva salvato la prima volta? La musica. E allora mi ci sarei buttato anima e corpo anche adesso, pur di alleviare i sensi di colpa.
Quello che Frankie mi aveva detto in sogno - che mi ero detto da solo, in realt - era vero. Mi sentivo in colpa. S, perch oltre all'assenza di Frankie, la cosa che mi tormentava di pi era il considerarmi responsabile dell'incontro tra Al e Frankie. Se non mi fossi messo in mezzo, magari sarebbe andata diversamente. Prima o poi lo avrebbe trovato comunque suo padre, giusto? Al lavorava insieme a me, io e lei ci saremmo incontrati in ogni caso.
Tornai in soggiorno, dove avevo lasciato il cellulare. Avevo ignorato per giorni i messaggi e le telefonate di Bernie, del suo intero staff, di Al e Sam, e le vedevo lampeggiare sullo schermo. Non lessi neanche stavolta i messaggi, ma inviai un sms a Frankie. Lo scrissi e riscrissi una decina di volte. Alla fine, decisi di mandarle un messaggio di getto, con il cuore.
Pensa a tutto quello che hai lasciato indietro, non solo alle cose brutte, che cos brutte poi non sono. Ti amo.
Ora fila sotto la doccia che puzzi come una bestia, mi ordinai. E cos raffreddi anche i bollenti spiriti.
L'ispirazione era ovunque e quella mattina ero in modalit ascolto.


Capitolo quattro
So io cosa ti ci vuole

Da starmene rinchiuso nel mio appartamento, passai a barricarmi nel mio studio privato, anche detto il bunker. Ogni volta che finivo un album avevo il vizio - o il rituale, non sapevo come chiamarlo - di ascoltare tutta la mia discografia per trovare difetti, miglioramenti, peggioramenti, spunti per nuovi accordi, nuove o vecchie melodie. Dopodich, testai alcune chitarre per scegliere quella giusta con cui fare un video di trenta secondi da pubblicare sul mio profilo Instagram, con un arrangiamento particolare di Who Knows, cos per stuzzicare i fan. Infine, dopo qualche giorno di clausura e poich rischiavo il linciaggio, mi decisi a uscire e a tornare a lavorare alla promozione dell'album.
Non ne avevo una gran voglia, ma almeno mi tenevo occupato e non pensavo a Frankie per tutto il tempo. Il sogno di qualche giorno prima mi aveva fatto capire quanto quella ragazza mi avesse attirato nel suo mondo, strappandomi dal mio che, diciamocelo, mi aveva anche un po' stufato: non facevo che sorridere alle telecamere, agli obiettivi, ai fan ai quali ero sempre costretto a dare retta. Certo, tutto il successo che avevo avuto lo dovevo ai miei fan, lo sapevo bene, ma incominciava a stancarmi quella parte dell'essere artista.
Suonare e comporre musica, invece, non mi stancava mai. Non trascorrevo tutto il tempo a comporre, per carit, altrimenti sarei diventato pi matto di quanto non fossi gi, ma era qualcosa a cui non potevo rinunciare. Non importava che scrivessi roba di merda o di bassa qualit, l'importante era incanalare tutte le mie sensazioni nella musica e nelle parole. Era un gran bello sfogo e allentava la tensione. Rendevo pubblico il dieci percento dei miei appunti, che pi che altro mi servivano a fare ordine nella mia testa e nella mia vita.
Ora che la mia esistenza intera era ripiombata nel caos, avevo bisogno della mia musica pi che mai.
Ma per far s che la mia passione continuasse a essere un lavoro, dovevo prima di tutto tornare in ufficio da Bernie, che ormai mi aveva dato per disperso; voleva parlare di alcune novit succulente, cos le aveva definite in uno dei tanti messaggi che mi aveva lasciato in segreteria. Ero certo che fossero delle cazzate clamorose. Speravo di sbagliarmi.
Entrai nell'ufficio che sulla porta recava la scritta: Berenice Coleman - Agenzia Coleman; si trovava in fondo a un grande open space, aveva una posizione privilegiata dalla quale controllare sottoposti e collaboratori, nonch la migliore vista su New York. Che Bernie l fosse la boss era evidente ogni volta che apriva bocca.
Allora, mettiamo subito le cose in chiaro. Sei tra la fase post-cd e la fase pre-tour, mi punt il dito contro con fare accusatorio, ma senza perdere di vista la lista di appuntamenti sul tablet che teneva sul tavolino accanto al suo inseparabile telefono e che squillava ininterrottamente da dieci minuti senza che lei si degnasse di rispondere.
Le vendite stanno andando alla grande, mi fece un sorriso smagliante, che scomparve in un istante quando torn nei panni della mia vecchia e cara agente dal pugno di ferro. Ma ci non ti solleva dai tuoi doveri, Jay, evitai il suo sguardo acuto e mi misi comodo contro lo schienale della morbida poltroncina imbottita sulla quale ero seduto. Mi guardai intorno e osservai i disegni delle sue figlie e le foto di famiglia, gli articoli e le copertine dei giornali che parlavano dei suoi successi - e talvolta dei miei - incorniciati alle pareti. Non puoi fare sempre come ti pare, colsi un pizzico di rancore nella sua voce. In effetti, anche senza volerlo, le creavo sempre dei casini. Devi riposarti dalle lunghe sessioni intensive in studio, raccogliere le energie per affrontare il nuovo tour, ma non puoi rinunciare a tenerti occupato.  questo il momento, strinse il pugno e lo batt sulla scrivania facendomi tornare con lo sguardo su di lei, in cui devi vendere la tua immagine pi che puoi per non far perdere l'interesse. Non vorrai mica startene davanti alla tv a mangiare schifezze e a compatirti perch la tua bella ti ha lasciato. Stavo per risponderle che non ci eravamo lasciati, ma eravamo soltanto lontani l'una dall'altro, tutto qui. Dettaglio di poco conto che poteva essere risolto col tempo. Quanto tempo ancora non mi era dato saperlo, ma Frankie l'avrei ritrovata, prima o poi. Se non si fosse fatta viva lei per prima, chiaro. Sei pur sempre Jayden Maynard, un figo planetario, storse le labbra. Anche con la barba. Ma stai meglio senza, quindi via, sferz l'aria con la mano tesa come la lama di un coltello, o di un rasoio, in questo caso.
Annuii. Agli ordini, l'accontentai.
Ora, alz un indice, veniamo alle cose importanti che devo dirti. Partiamo dai live nelle radio.
Se c' da suonare, sai che io sono sempre disponibile. Anzi, mi divertivo nelle radio perch avevo l'opportunit di arrangiare alcune canzoni con la chitarra acustica.
S, lo so, mi fece l'occhietto. Hai qualche invito da smaltire. Uno a New York, uno nel New Jersey e poi ce ne sono altri due.
Dove?, chiesi, pensando di rimanere sulla costa Est e di rientrare a casa in due giorni al massimo. E invece...
California. Lo disse con nonchalance, come se fosse dietro l'angolo. Va bene che ero abituato a viaggiare, ma andare in California non era nei miei progetti a breve termine. E se Frankie fosse tornata proprio mentre ero via? Ero sicuro che Bernie avesse scelto di mandarmi il pi lontano possibile al solo scopo di obbligarmi a prendermi una piccola vacanza da New York, convinta che mi avrebbe fatto bene. E pensare che era stata proprio lei a intimarmi di lasciare Los Angeles quando ero andato fuori controllo. Quando si dice la coerenza...
No, Bernie, mi dispiace..., scossi la testa. Non si pu fare. Protestai.
Oh, sul serio?, alz un sopracciglio, gi sul piede di guerra. E perch? No, non me lo dire, mi blocc con un gesto della mano. Devi aspettare che la tua bella torni a casa, vero?.
Abbassai lo sguardo. Beccato. Mi conosceva troppo bene.
Senti, so che ci tieni tanto a quella ragazza, anche per la sua storia personale, ma datti una regolata, cazzo. Sembri il classico ragazzino che si dispera perch la sua ragazza lo ha mollato. Suvvia, un briciolo di dignit, sbuff. Ti ho visto cos gi una volta e non  finita bene, quindi o ti riprendi e ti ricordi chi sei, oppure te lo ricordo io.
Lo so bene chi sono, Bernie, stavolta la guardai dritta negli occhi. Non  come l'altra volta e non sono un ragazzino. Detto ci, in California non ci vado.
Ormai  fatta, ho gi confermato, mi sfid con un sorriso a trentadue denti.
Disdici, le feci un sorrisetto da stronzo.
Non posso e lo sai perch? Perch ci tengo al mio lavoro e inoltre ti considero un amico, per cui alza il culo e datti una mossa. Rimettiti in pista e lasciala perdere quella ragazza. Se non altro riusc a infondermi un briciolo della sua carica.
Scossi la testa, anche se in effetti Bernie un po' di ragione ce l'aveva: non potevo starmene a casa ad aspettarla come un cretino. No, non ci rinuncio a lei, sospirai. Se proprio devo andare in California, ci andr. Per non ci rimarr pi di tre giorni.
Una settimana, ribatt. E dalla sua espressione seria, intuii che non avrebbe accettato un giorno di meno.
Okay, alzai le spalle arrendevole. Tanto era inutile, l'aveva sempre vinta lei.
Perfetto, mi rispose tutta soddisfatta. Come volevasi dimostrare. Almeno ti godi una settimana lontano da qui e cerchi di rilassarti visto che ne hai un gran bisogno. Gi che ci sei, vedi di rimpiazzare Frankie cos non solo te la spassi, ammicc, con fare allusivo, ma fai contenti anche i paparazzi.
Non ho intenzione di rimpiazzare proprio nessuno.
Sbuff. Stai diventando noioso. So io cosa ti ci vuole per tornare quello di prima. Una bella e sana notte di..., abbass il tono e si sporse sulla scrivania. Una bella e sana notte di sesso. Di quello potente e selvaggio con una fanciulla disponibile.
Bernie....
E va bene, torn seduta composta, stringendosi nelle spalline della sua giacca blu del tailleur gessato. Allora mettiti l'anima in pace, tanto sar comunque costretta a tornare per il tour. Cazzo. Perch non ci avevo pensato prima? Un barlume di speranza illumin quell'ennesima giornata di merda. In tutto quel casino non avevo pensato al contratto che aveva firmato Frankie per il tour. Deve presentarsi per forza, a meno che non si trovi un buon avvocato.
Mi grattai la barba ispida. Speriamo basti un contratto per farla tornare.
O il contratto, o la tua persona. Anche tu sei una buona ragione per tornare, sai? Non ti sottovalutare.
Quando mi dici queste cose mi sciolgo, le feci finalmente un sorriso sincero.
S, s, se la rise anche lei. Fai poco il furbo.
Alzai le mani in segno di resa. Il cellulare di Bernie cominci di nuovo a suonare e non mi permise di controbattere alla sua battuta, anche se la mia espressione furbetta doveva aver gi parlato per me. Aspetta, questa  importante e devo rispondere. Mi inchiod con un'occhiata eloquente alla poltroncina per farmi capire di non svignarmela. Coleman, sfoggi il suo tono risoluto. S, certo, alz lo sguardo per lanciarmi un'occhiata fugace. Per quando?, mim delle parole con le labbra affinch potessi leggerle il labiale: Intervista. Men's Style.
Ma con la musica cosa c'entrava? Niente. Scossi la testa per farle capire che non mi andava di rispondere a delle domande superficiali, come: Che ne dici di parlarci della tua collezione di orologi?, oppure Accosti gli abiti per colore o sei un tipo ribelle?, o ancora A chi ti ispiri nello stile?.
Quando il giornalista di turno mi poneva questa domanda, partivo sempre con: Nelle mie canzoni cerco di mantenere un mio stile personale, che non ci sarebbe mai stato se non avessi ascoltato gente come Buddy Guy, Freddie King..., e da l mi bloccava subito, perch la domanda era riferita al mio stile nel vestire, non a quello musicale. Al che rispondevo sempre: Mi vesto come capita, tranne nelle grandi occasioni quando mi consegnano tutto gi pronto, dal profumo alle scarpe, il poveretto rimaneva inebetito e io rispondevo con ci che voleva sentire fin dall'inizio, ovvero: Armani. Cos erano tutti contenti.
Fece un paio di versi affermativi, alz gli occhi al cielo e scosse la testa come un'ossessa. Okay, appuntamento fissato per il 15 in redazione. Mike Rosende, stava gi annotando le info sul suo tablet. Come al solito la mia opinione non contava nulla.
Si perse in altri convenevoli e poi liquid il suo interlocutore con un A presto, e riattacc.
Rimasi in silenzio ma non smisi di osservarla indispettito. Quando se ne accorse, fece spallucce. Che c'? Non mi guardare cos. Lo faccio per il tuo bene, arricci le labbra. E per il mio. Mi delizi con un altro dei suoi sorrisi smaglianti. Dunque, visto che adesso non hai da fare praticamente nulla, avrei un suggerimento per tenerti occupato, gi, pensare agli arrangiamenti, alle canzoni e a tutto il resto non era nulla per lei. Al party del tuo ultimo concerto ho avuto l'occasione di scambiare qualche parola con alcuni colleghi e rappresentanti della casa discografica. Ho chiesto loro di mandarmi i dettagli delle loro proposte in redazione e giorni fa ne  arrivata una piuttosto insolita.
Delle foto artistiche in cui poso nudo?, ipotizzai per allentare la tensione, anche se avevo un'espressione seria. In quel momento, la mia attenzione fu catturata dal cellulare che stava vibrando nella tasca dei miei jeans; mi affrettai a prenderlo per dare un'occhiata alle notifiche e verificare se ci fossero notizie di Frankie. Ancora una volta rimasi deluso.
No, non scherzare su queste cose, mi guard in cagnesco. Quando mi hanno comunicato questo progetto, mi sono stranita. Poi per c'ho pensato su e sai una cosa? Credo che potresti sperimentare qualcosa di nuovo.
Sputa il rospo, Bernie, le dissi con poca convinzione mentre scorrevo le notifiche e leggevo qualche commento su Twitter.
Di fare il produttore, il produttore? Avevo sentito bene?
Alzai la testa per guardarla negli occhi. Il produttore?, ripetei.
Esatto, era cos elettrizzata all'idea che non sapevo come dirle di no.  ora che un musicista del tuo calibro si diletti anche nella ricerca di nuovi talenti.
Mi hanno gi proposto The Voice, ma ti ho gi spiegato che non sono in grado di fare il coach....
Mi interruppe. Non ti sto offrendo un talent show, ma talenti freschi individuati da una casa discografica, che hanno bisogno di un produttore pronto a investire nel loro lavoro. Alz le spalle, determinata a convincermi. Jay, hai le possibilit economiche per sostenerli, hai fatto la gavetta, hai tantissimi sostenitori che seguirebbero anche l'artista o gli artisti che deciderai di produrre.
Di chi parliamo?, glielo leggevo in faccia che aveva gi qualcuno da appiopparmi.
Cora O'Dell, rispose all'istante. Si vedeva che non era convinta dell'artista, ma al contempo era entusiasta per quella nuova opportunit. In effetti, l'idea intrigava anche me, poich non mi era mai capitato di essere il produttore di qualcun altro oltre che di me stesso. Avrei anche potuto accettare se Bernie mi avesse proposto artisti vicini al mio stile, o comunque orientati verso l'r&b, il soul... ma che avevo io da spartire con Cora O'Dell? Con una Youtuber che faceva hip hop/dance? Per me ognuno aveva il diritto di fare ci che voleva e di esprimere il proprio Io in libert, ma se mi si chiedeva di fare da produttore a una tizia di cui non mi piacevano n la voce n le canzoni, passavo volentieri il turno. S, lo so, alz gli occhi, sconcertata. Non  proprio il massimo, ma chiss perch, piace alla gente. Sei tu che sei schizzinoso.
Piace perch ha un bel culo e due gran belle tette. Non le mandavo certo a dire. E due occhi da cerbiatta, ma a volte non basta. Non per me.
E da quando? Ti avranno sbattuto migliaia di tette su quel tuo faccino e non ti sei mai lamentato. Cosa c' di diverso?.
Frankie. C'era lei di diverso. C' bisogno che ti risponda?
Ci risiamo, incroci le dita appoggiando le mani sulla scrivania. Fammi capire. D'ora in poi accetterai soltanto proposte che avranno a che fare con Frankie e che non comprendano altre donne?
Vorrei evitare di andarmi a cacciare in situazioni strane Bernie. Come mi hai sempre detto:  meglio prevenire che curare.
Accidenti a me e a quando parlo a sproposito. Sbuff. Forse questa volta sarei stato io a spuntarla. Se non la conosci neanche, come fai a dire che  solo tette e culo?, o forse no, avrei dovuto lottare per uscirne vittorioso.
Alzai le spalle. L'ho sentita cantare dal vivo e... sorpresa, sorpresa! Non canta dal vivo. Muove le labbra in playback.
Solo perch  nuova nell'ambiente e ha paura che l'emozione le giochi brutti scherzi. S, come no. E io ero Jimi Hendrix.
Stravolge del tutto le canzoni che reinterpreta, insistetti.
Le fa sue,  differente, non c'era verso. Ha un suo stile, aggiunse: Un suo perch.
Usa troppo il vibrato e la sua voce negli acuti mi irrita. Stavo cominciando a innervosirmi.
Per questo avrebbe bisogno di qualcuno come te al suo fianco, per guidarla nella giusta direzione.
Mi passai una mano sul volto, ormai al limite della sopportazione. Ha bisogno di un vocal coach, non di un chitarrista.
Tu non sei solo un chitarrista. Hai una delle voci pi invidiate d'America....
Solo perch all'inizio della mia carriera mi hanno costretto a studiare canto e a migliorare il controllo vocale. In poche parole, dal vivo facevo schifo. Come lei. Ha bisogno di un vocal coach, mi impuntai. E di un esperto in musica dance, non di un bluesman.
Magari con te aprirebbe i suoi orizzonti, s, lo sapevo io quali orizzonti sperava di aprire Cora O'Dell, e si orienterebbe verso il tuo stile e la tua musica.
No. No. E ancora no.
Se fosse stato un cantante uomo e non minacciasse il rapporto con la tua fidanzata, o meglio ex fidanzata, visto che se n' andata, avresti accettato di diventare produttore?.
Presi un respiro profondo e mi rilassai di nuovo contro lo schienale della sedia. Non lo so, alzai le spalle. Avrei valutato le sue caratteristiche, come ho fatto per Cora. Se fosse stato in sintonia con me, perch no?
Cosa devo fare con te?, punt i gomiti sulla scrivania e si prese il volto paffuto tra le mani, scoraggiata.
Niente. Mi devi accettare cos come sono. Mi costrinsi a sostenere il suo sguardo. I suoi occhietti piccoli e furbi si serrarono per un momento, diventando minacciosi, ma io non feci una piega.
Non volevo ancora diventare il Sam di turno. Avevo trent'anni, non ero ancora pronto per mettere da parte la mia musica e produrre il disco di qualcun altro. Da quel punto di vista ero egoista, ne ero consapevole. Non avevo paura che quel qualcuno potesse soffiarmi i fan, ma avevo paura del tempo che avrei perso per un cantante per il quale magari non ne valeva la pena, a discapito del mio lavoro di musicista. Ovviamente Bernie non lo capiva proprio.
Se arrivasse qualche altra proposta del genere, sono autorizzata a parlartene, oppure do sfogo al rifiuto automatico?
Rifiuto automatico, dopo aver sentito la mia risposta alz ancora gli occhi al cielo e si sistem i capelli all'indietro. Stava per dirmi qualcosa, ma si ferm un istante a pensarci su. Poi inspir a fondo, come se si stesse trattenendo dal mandarmi a fanculo. Io te lo faccio sapere comunque, nel caso in cui tu voglia riconsiderare l'idea.
Come preferisci. Avrei voluto aggiungere: Tanto fai sempre come ti pare. Che te lo dico a fare?, ma preferii tacere.
Tornai a guardare lo schermo del cellulare e selezionai l'icona di Messenger. Non solo Frankie non aveva risposto ai miei messaggi, ma non li aveva neanche mai letti. Si era voluta isolare da tutto. In quel momento avrei voluto isolarmi anche io da tutto e raggiungerla, ovunque fosse.
Ti manca cos tanto?, mi chiese all'improvviso.
Non sai quanto, le risposi dopo averle lanciato uno sguardo di sfuggita.
Composi un breve messaggio e lo inviai a Frankie. L'ultima frase si accod agli altri messaggi in attesa di essere letti, ma poco mi importava. Sentivo la necessit di scriverle quello che sentivo, volevo che si sentisse considerata, amata, desiderata e anche cercata.
10 novembre ore 10,57
Ti penso. Sempre. Voglio che tu lo sappia.
Pensi di essere in grado di leggere questa lista di date e presentarti nelle radio evidenziate in verde?, alzai la testa di scatto, come se mi fossi appena ricordato di essere nell'ufficio di Bernie e non seduto sul divano di casa mia.
Deglutii e misi da parte per un po' il mio cellulare. Bernie si affrett a porgermi un foglio sul quale aveva annotato le date e le radio in cui avrei dovuto esibirmi.
Ovviamente ti avviser qualche giorno prima degli eventi, tartassandoti di telefonate e email. Per quanto riguarda la California, sto gi provvedendo a prenotare l'albergo e tutto quanto. Sarai accompagnato da me, Ben e Jodi. Oh, almeno c'erano Jodi e Ben che erano uno spasso. Jodi era una gran bella ragazza, ma Ben era riuscito a conquistarla prima di me. Oltre che dei collaboratori, erano degli amici fidati e soprattutto erano coalizzati con me contro il Regime Berniano. Mi avrebbero fatto comodo degli alleati in California.


Capitolo cinque
On Air

Le settimane volarono via come il vento, senza che me ne rendessi conto. Merito di Bernie che accett qualsiasi tipo di proposta - interviste, servizi fotografici, nuovi sponsor, inviti nelle radio - pur di distrarmi e non farmi pensare a Frankie, che per continuava a infestare la mia mente.
Ben sapendo che non mi ero ripreso dalla mia delusione amorosa, Bernie mi organizzava le giornate riempiendole di impegni, poich temeva che sarei caduto in depressione e la mia musica ne avrebbe risentito. Approfitta di questa fase perch una volta in tour non potrai fare pi nulla.
Per lei l'anno di Jayden Maynard era suddiviso in fasi, statiche e schematiche. Come se potessi controllare e segregare l'ispirazione in un'unica fase, scrivendo e componendo canzoni dal mese x al mese z. Non era cos che funzionava, anche se a lei piaceva pensarla in quel modo. Bernie, infatti, sosteneva che seguire una pianificazione annuale creava ordine e tranquillit. Senza un programma prestabilito regna il caos. Come gestisci gli appuntamenti? Come riesci a fare tutto?. Qualcuno aveva il coraggio di contraddirla? Io no di certo. Ormai mi ero abituato a quelle fasi e Bernie per fortuna cercava sempre di cucirmele addosso: sapeva che non ero un abitudinario e programmava il mio Anno artistico seguendo i miei ritmi.
Se stavo lavorando a un nuovo album cercavo di trascorrere pi tempo possibile in studio; durante la fase post-uscita del nuovo cd, invece, Bernie mi fissava appuntamenti e organizzava live per la campagna promozionale, principalmente nelle radio. In seguito, partiva il tour, ovvero la mia fase preferita nonch la pi faticosa a livello fisico. Dovevo seguire un regime alimentare specifico e allenarmi costantemente per riuscire a reggere i ritmi serrati delle esibizioni oltre che per mantenermi in forma.
Hai un'immagine da mantenere, fustacchione, mi ricordava sempre la mia agente. Hai ancora una decina d'anni prima di mettere su la pancetta. Eh, in effetti.
Il periodo che mi piaceva meno, invece, era quello subito dopo la fine del tour. Costituiva la conclusione di un ciclo al termine del quale rientravo a casa e sentivo un vuoto dentro poich mi sembrava impossibile riuscire a tornare alla realt e alla vita di tutti i giorni; almeno fin quando non avrei avuto qualche idea nuova e sarebbe ricominciato tutto da capo. Tra un progetto e l'altro, di solito me ne andavo in vacanza per non subire d'un colpo lo shock della normalit, ma era come guidare una Ferrari per mesi e mesi su pista e poi tornare a guidare un taxi nel traffico di Manhattan: opprimente, soffocante e noioso.
Quella che stavo vivendo adesso era la fase intermedia tra la fase tour e la fase post-uscita del cd, nella quale dovevo occuparmi delle prove, decidere e confermare non solo date, citt, location, ma anche brani e arrangiamenti da proporre al pubblico.
Dopo aver tentato senza successo di programmare gran parte del tour e dopo aver fatto parecchie ospitate nelle radio della costa Est, partii per la California, insieme a Bernie e a una parte del mio team di collaboratori. Bernie non si fidava a mandarmi in California da solo, perch pensava che sarei ricaduto in qualche brutto giro. Ma si sbagliava. Non ero mai stato pi lucido di cos ed ero determinato a continuare per la mia strada, senza per dimenticarmi di Frankie. Forse era lei che si stava dimenticando di me, visto il suo silenzio.
Aveva bisogno del suo tempo e di capire come affrontare le rivelazioni su suo padre. Lo avevo capito, accettato, ma non voleva dire che avrei rinunciato a lei. Anzi, spesso le scrivevo dei messaggi su Facebook. Anche solo per dirle che la pensavo o per augurarle la buonanotte o il buongiorno. Come stavo per fare proprio adesso, prima di entrare nello studio radiofonico per la diretta.
20 novembre 2015 ore 10,34
Buongiorno.
Ho capito. Vuoi essere lasciata in pace, ma non ci riesco.  pi forte di me...
Jay, ti hanno fatto segno di entrare, la voce di Bernie fu acida e perentoria. Mi assest una gomitata in un fianco e per poco non mi cadde il cellulare di mano. Alzai il capo per guardare attraverso l'ampia vetrata che separava la camera insonorizzata dalla sala regia e risposi al saluto di Jaxon Jax Baker, la voce pi irriverente di Los Angeles. O almeno di Burbank e dintorni. Aveva pi l'aspetto di un surfista - biondo, abbronzato e sportivo - che di uno speaker radiofonico, ma la sua voce allegra e frizzante lo aveva portato a condurre un programma tutto suo: On Air con Jax. Mi stava sul cazzo, ma dovevo fingere che mi andasse a genio. Una volta aveva detto che la mia carriera sarebbe stata in netto declino gi dopo il mio secondo album. Invece ero ancora l - con sette Grammy in tasca - altro che declino. Semmai il contrario. Se Bernie mi avesse avvertito prima, non avrei mai accettato di intervenire nel programma di quel coglione. Che vuoi che siano quindici minuti con Jax, mi aveva detto lei appena oltrepassato l'ingresso degli studi.
Sarebbero stati i quindici minuti pi lunghi della mia vita, gi lo sapevo.
Ricordati che ci sono le telecamere, non fare facce strane, si raccomand.
S, mamma, le feci l'occhiolino e scrissi ancora un messaggio prima di spegnere il telefono.
Ora devo andare, ti scrivo pi tardi. Ti mando un bacio.
Mi affrettai a entrare nella saletta della diretta audiovisiva di kiis-fm, frequenza 102.7; la stanza era piuttosto luminosa, grazie alle ampie finestre dello stabilimento della Warner Music Group che davano sulla strada.
Se ricordavo bene, Jax era famoso anche per i suoi scherzi telefonici, che per faceva soprattutto a comici e attori. Speravo che non avesse in programma alcuna buffonata per me.
Il mitico Jayden Maynard!, la sua accoglienza calorosa mi stup parecchio. Anche se quel mitico mi puzzava di presa per il culo. La sua faccia da schiaffi me lo conferm. Come va, amico?, ah, ero suo amico? Non mi pareva.
Mi sforzai di sorridere, perch - come mi aveva appena ricordato Bernie - c'erano le telecamere. Indossa la tua maschera e fai il tuo lavoro, Maynard, mi ordinai.
Tutto bene, grazie, mi infilai il cellulare nella tasca dei jeans e ci stringemmo la mano.
Allora, si strofin ben bene le mani come se non vedesse l'ora di farmi uno scherzo o di dirmi qualcosa che ignoravo. Accanto a lui e alla sua abbronzatura risultavo persino pi pallido. Ero un perfetto newyorkese in vacanza a Los Angeles in pieno inverno: bianco come un cencio, ma felice di aver trovato un po' di sole e aria tiepida. Ecco, se c'era una cosa che mi mancava di Los Angeles era proprio il clima mite. Sai gi come funziona la mia trasmissione.
Non me lo ricordo, mi sforzai di scherzare, altrimenti il tempo non sarebbe passato mai. Trattenni il sorriso, ma alla fine, notando la sua espressione incerta e un po' contrariata, scoppiai a ridere. Stavo scherzando. Non  proprio questo lo spirito della tua trasmissione?, gli ricordai, dandogli una pacca sulla spalla robusta.
Aha!, si pass una mano tra i ricci biondi. Niente a che vedere con i miei, eh. Ti ricordavo pi serio e rompiballe, Maynard.
Gli anni passano, la gente cambia, alzai una spalla. Lui invece, nonostante non lo vedessi da sette anni, me lo ricordavo esattamente com'era: un emerito stronzo.
Strizz gli occhi azzurri, come a volermi leggere nella mente. Be', lo vedremo, disse con una punta di sfida, poi aggiunse: Se sei d'accordo, ti farei qualche domanda veloce all'inizio. Cos racconti al pubblico cos'hai combinato in questi anni, come se la mia vita non fosse gi sulla bocca di tutti.
Si avvicin al tavolo in legno chiaro sul quale c'erano tre microfoni - uno per Jax e due per gli eventuali ospiti -, dei tablet multiuso a scomparsa - per le informazioni, i messaggi, le segnalazioni giunte in radio - e tanti portapenne a forma di tazza ricolmi di matite con il logo del programma.
Non parlo della tua vita pubblica, perch be', si volt per lanciarmi un'occhiata derisoria,  su tutti i giornali. No? Dai, ammettilo,  bello essere te.
Non dimenticare la telecamera. Gi ma non sempre  come sembra, ridacchiai. In effetti era quasi sempre come sembrava sui giornali. Uscivo davvero con donne bellissime con le quali stavo al massimo per una o due settimane, per poi stancarmi e mollarle. Soltanto nell'ultimo periodo mi ero un po' stufato di ritrovarmi nel letto una donna diversa ogni giorno. Mi ero divertito per anni, ma poi avevo sviluppato una sorta di incapacit ad affezionarmi alle persone, sentendomi sempre pi spesso solo e annoiato. Gli unici rapporti sinceri che avevo erano con i miei fratelli, i miei vecchi amici e i miei collaboratori; era anche per questo che i sentimenti veri che avevo respirato nell'aria dopo aver conosciuto Frankie per me avevano contato tanto. Erano la prova che nessuno - neanche io - era irrecuperabile.
Jax mi fece segno di accomodarmi sullo sgabello. C'era della musica di sottofondo e riuscivo a percepire a malapena la mia voce sulle note di Who Knows. Quella canzone, oltre a parlare di una ex che avevo lasciato la sera prima di partire per Boston - una vita fa, quando ancora vivevo a Hartford -, aveva un preciso significato, ovvero quello di far capire a tutte le donne che avevo fatto soffrire che mi ero accorto di aver sbagliato ed ero dispiaciuto per tutto quanto. Non era dedicata a una donna sola - in questo caso Bianca Banton - ma un po' a tutte le mie ex. Ironia della sorte, la melodia era stata composta per met dalla mia attuale ragazza.
Non mi convinci affatto, rise. Durante l'intervista posso farti delle domande personali?
Dipende, gli risposi schietto.
Okay, prolung la pronuncia dell'okay e alz le sopracciglia come a voler dire Il principe del blues non vuole che mi faccia i fatti suoi. Gli si leggeva in faccia che aveva qualcosa da ridire.
Puoi concentrarti pi sulla mia carriera e un po' meno sulla mia vita sentimentale?, gli domandai, cercando di essere educato.
A quel punto alz la testa di scatto e si accigli. Di' un po', vuoi farti l'intervista da solo?.
No. Neanche vorrei stare qui.  questo il problema, gli risposi in silenzio dentro di me.
Sto solo cercando di mettere dei paletti, tutto qui. Alzai le spalle, forse con troppa boria, colpendolo nell'orgoglio.
Ah, vorresti insegnarmi a fare il mio lavoro?, sentivo aria di lite in diretta. Vuoi anche suggerirmi le domande da farti, gi che ci sei?, gli spunt un lieve sorrisetto compiaciuto su quella faccia spigolosa e dalla mascella pronunciata che si ritrovava. Sembrava che si stesse divertendo a farmi incazzare. Di sicuro, per, non avrei scatenato la mia ira di fronte alle telecamere. Se lo poteva scordare.
Arricciai le labbra e mi sedetti su uno degli sgabelli liberi per fargli intendere che con me non attaccava. Il mondo della musica, ma soprattutto il mondo in generale, era pieno di gente come lui e ormai sapevo come reagire a certe provocazioni. Se vuoi faccio io delle domande personali a te e vediamo come rispondi, gli mostrai un sorriso smagliante che sapeva tanto di presa per il culo quanto di ironia.
Jax mi rispose con un'occhiataccia furibonda, serrando la mascella. Avrebbe tanto voluto urlarmi: Vaffanculo, sopravvalutato di merda, ma dovette evitare. Le telecamere, Jax. Le telecamere.
Mi trattenni dallo scoppiare a ridere. S, ero uno stronzo. Ma mi stava sui coglioni in una maniera allucinante. In fondo avevo il cuore tenero, ma solo con chi se lo meritava davvero. Con gli altri invece... mi comportavo da Jayden Maynard. Stronzo categorico di professione.
Prima che Jax potesse rimbeccarmi in qualche modo con la sua voce irritante e arrogante, Who Knows arriv alle battute finali e apparve la scritta luminosa In onda. Il nostro surfista mancato non poteva certo mettersi a litigare in diretta con me, anche se, in effetti, i telespettatori sintonizzati sulla diretta avevano gi potuto assistere al nostro botta e risposta al vetriolo.
Benvenuti a On Air con Jax, sono le dieci e quarantadue, quasi quarantatr, controll il suo orologio da polso per verificarlo, per chi non la conoscesse o non l'avesse ancora sentita, questa era Who Knows di Jayden Maynard. Chi ci segue in live streaming avr gi visto il nostro ospite di oggi, ai nostri ascoltatori ecco a voi..., mi fece segno con la mano di presentarmi da solo, il che era un po' uno smacco.
Decisi di stare al gioco.
L'unico e inimitabile Jayden Maynard, il bluesman pi sopravvalutato di sempre. Aggiunsi una risata (quasi) spontanea per far credere che mi stessi divertendo sul serio. Grazie per avermi invitato nel tuo programma.
In realt l'invito  partito dalla redazione, non direttamente da me, ma non c' di che, non mollava il colpo, Jax. Chiss cosa stava covando dietro a quel suo sorrisetto finto. Scoppi a ridere in modo parecchio convincente, forse anche troppo e temetti che gli fosse venuta in mente qualche strana idea. Dunque, si strofin le mani e spost il suo sguardo sul tablet appoggiato sul tavolo proprio vicino all'asta corta che sorreggeva il microfono, sette Grammy vinti, quindici nomination totali tra cui migliore artista maschile, miglior album, miglior singolo e miglior video, quattro album al top delle classifiche Billboard per non so quanto tempo, sapevo gi dove voleva andare a parare. Per non parlare dei dischi d'oro, di platino, doppio platino eccetera eccetera, rote la mano in aria come a voler dire: L'elenco sembra infinito e mi sono rotto i coglioni di elogiarti. Prese un lungo respiro. E hai solo trent'anni. Wow. In pratica hai raggiunto gli stessi traguardi di un artista con il doppio della tua et. Non ti  mai passato per la testa di prenderti una pausa?. Ah, questa me l'aspettavo!
Annuii. Non solo ho pensato di prendermi una pausa, ma anche di smettere, beccati questa Jax. Non avevo ancora finito. C' stato un periodo in cui avrei tanto voluto allontanarmi da tutto quanto, ma non ci sono riuscito. Fino a ora. Domani chiss, potrei anche scomparire nel nulla.
 una promessa?, Jax scoppi a ridere. Sto scherzando, mise le mani avanti. Capisco benissimo cosa intendi. Ma forse questo non  il momento giusto per ritirarti, perch hai ancora qualcosa da dire. Prendiamo per esempio la canzone che abbiamo appena ascoltato. Hai dichiarato che per questo testo ti sei ispirato a una vecchia storia e l'hai usata per chiedere scusa a tutte le donne che hai deluso nella tua vita.
S, esatto. Spero che il messaggio sia arrivato a destinazione.
 anche un modo per scaricarti la coscienza, non trovi?, poi dicevano che lo stronzo ero io.
Per un attimo annaspai, poi mi venne un'illuminazione. Ne ho combinate tante, forse troppe. E s, il mio era un modo per scaricarmi la coscienza oltre che per far capire che mi sono pentito. Ho usato la musica, ovvero ci che mi riesce meglio, per chiedere pubblicamente scusa. Siccome era gi pronto a ribattere con qualche frecciatina al vetriolo, non gli diedi tempo di intervenire. Attenzione, non ho detto di essere pi bravo degli altri, ma solo che la musica  la cosa che so fare meglio in vita mia. Meglio specificarlo, non si sa mai, conclusi con un bel sorriso soddisfatto. E stavolta quello impreparato era lui.
Be', una particolarit di questa canzone  anche il fatto che sia stata composta o comunque scritta insieme a una semisconosciuta..., ovvio, quando si sentiva messo alle corde, l'unica cosa che gli rimaneva da fare era colpire il punto debole di chi aveva di fronte. E il mio punto debole era proprio quella semisconosciuta.
Serrai gli occhi come per incenerirlo con un raggio laser inesistente. Ebbi l'istinto di togliermi le cuffie, scendere dallo sgabello e andarmene lasciandolo l come un idiota, ma mi trattenni dal farlo. Primo, perch non volevo alimentare le voci sul mio conto che mi descrivevano come capriccioso e arrogante. Secondo, perch non volevo dargli la soddisfazione di annunciare in diretta a decine di migliaia di persone che Jayden Maynard se ne era andato pur di non rispondere alle sue domande.
Presi un respiro profondo e ragionai in fretta sulla risposta. S, ma  stato un caso. Potremmo definirla una circostanza sorprendente. Posso raccontare come  nata l'idea?
Sicuro!.
Ok. Prima di registrare Who Knows ho chiesto un po' in giro se ci fosse qualche chitarrista disposto a collaborare con me per quella canzone. Ho contattato anche Jeffrey Jones III, chitarrista da paura, ma era impegnato. Non so se ringraziarlo o avercela con lui per avermi dato buca, ma comunque lo stimo. Ciao Jeff, ridacchiai. Quindi, visto che ero a corto di chitarristi con cui collaborare, mi sono preso del tempo e mi sono dedicato ad altre canzoni, perch si sa: pi pensi a una cosa, pi quella ti sfugge o non va come vorresti.
Ah, non ti facevo cos saggio, Jax fece un'espressione meravigliata.
Gi, a volte mi faccio paura da solo, ghignai. Poi ad agosto ero a un'audizione di Dave Stevens in veste di consulente e mi sono imbattuto in una ragazza dai capelli arancioni. L'ho scambiata per una punk, ma mi sono dovuto ricredere dopo averla sentita suonare. Cazzo, strinsi la mano a pugno tant'erano vividi quei ricordi, era come sentire un disco. Esecuzione perfetta, nessuna sbavatura, imperfezione o incertezza. Mi ha stupito perch non aveva deciso di portare al provino una canzone di Dave, ma una di Stevie Ray Vaughan, uno dei miei chitarristi preferiti in assoluto. Sentire quel pezzo suonato da lei mi ha sconvolto, sul serio. Mi ha stupito ancora di pi quando ha suonato Don't di Dave. Sapete, quella canzone ha un taglio country standard e lei l'ha riarrangiata in chiave rock, trattenni una risata, A dire il vero, l'ha totalmente stravolta. A me la sua versione  piaciuta molto, cos tanto che le ho chiesto di incidere e comporre la seconda parte di Who Knows, in modo che assomigliasse a una sorta di dialogo. Frankie  riuscita a cogliere appieno la mia idea.
Jax mugol pi di una volta.  la stessa Frankie che  stata fotografata sui giornali in tua compagnia? Quella che i tabloid hanno soprannominato La ragazza del momento oppure Orange is the new blues per via dei suoi capelli arancioni?, si sfreg le mani e schiocc la lingua. S,  giunto il momento del gossip! Il vostro rapporto si  trasformato da professionale a sentimentale?.
Che palle. In un certo senso, posso dire che il nostro rapporto  diventato molto pi intenso del previsto. Frankie  una ragazza adorabile, ma occhio a contraddirla, altrimenti tira fuori il suo carattere forte. Non c' da stupirsene, visto l'ambiente in cui  cresciuta. Suo nonno era Franklyn Reeves, della Reeves Guitars, e le ha insegnato l'arte della liuteria.
Ho capito. Ora che ci penso ultimamente ti sei fatto vedere con qualche rg, giusto?
Esatto.
Lasciamo perdere le rg, che a quanto ne so d'ora in poi saranno soltanto dei pezzi da museo. Purtroppo. Dicci un po', tu e Frankie state insieme adesso? Oppure lo siete stati?.
Serrai la mascella.
Non avevo idea di cosa rispondere. S, no, forse. Mi ha lasciato, non mi ha lasciato. Era tutto in sospeso. Ufficialmente non c'era stata una rottura, Frankie era semplicemente scomparsa. Forse ci significava che non era poi cos interessata a me. Aprii la bocca per rispondere, ma poi la richiusi, arricciando le labbra. Quella risposta era davvero necessaria? Un'altra domanda?, risi.
E stavolta rise anche Jax. Va bene, va bene. La tua faccia parla da sola. Il tuo era un s, ma, alz le mani, capisco che tu non voglia scendere nei dettagli. Il fatto  che ai tuoi fan, o meglio alle tue fan, piacerebbe sapere se attualmente sei impegnato, afferr il tablet. Per esempio Sweetynotes92 su Twitter ci scrive: Potete chiedere a Jayden Maynard se  fidanzato?, Jax alz il capo, scuotendo i ricci biondi. Vogliamo accontentare Sweetynotes92?
Non posso rispondere a questa domanda, mi avvicinai di pi al microfono per sussurrare: perch ancora non lo so. Alzai le spalle come per far intendere che non era colpa mia.
Ahhhh, Jax si lasci andare a una risata. Sei in trattativa, quindi.
Una specie. Ammisi.
Amico, sei dannatamente enigmatico e anche dannatamente sincero. Potrei anche rivalutare la mia opinione sul tuo conto.
Ne sarei felice. Non me ne fregava un cazzo, ma perch farsi detestare?
Ho detto che potrei, ammicc. Ma sei sulla buona strada.
Allora sto pi tranquillo. Accennai un sorriso.
Parliamo del titolo del tuo nuovo album. Lost. Perch lo hai intitolato cos?
Quando ho incominciato a scrivere le canzoni che lo compongono mi sentivo un po' perso. Mi  venuto naturale chiamarlo cos. Questo disco rappresenta una fase della mia vita che dura ormai da qualche anno.
Si  conclusa questa fase?
Spero di s.
Bene, ti senti un'altra persona adesso?
In parte s. Sono pi calmo e consapevole di quello che voglio. Pi sincero di cos...
E cos' che vuoi?, cominciavo a odiarlo di nuovo, quel testa di cazzo.
Mi strinsi nelle spalle. Pi normalit e una maggiore capacit di ascoltare l'ispirazione.
Jax sbarr gli occhi. Wow, caspita. Molto politically correct. Questa tua nuova versione ci piace pi del Jay strafottente.
Il Jay strafottente c' ancora, solo che cerco di tenerlo a bada, scoppiai a ridere. A mia discolpa, mi portai una mano sul petto, posso affermare che mi comporto male solo con le persone che se lo meritano. Non aggredisco verbalmente la gente a caso, ecco.
Jax diede un'altra occhiata al tablet e fece un sorriso storto. Una tua fan ha scritto: Vogliamo il Jay strafottente!. Un'altra ha detto che le piaci cos, ma preferirebbe tu fossi single e iscritto a Tinder. Ehi, ci sono io su Tinder! Cara Ella Grace, cercami. Tornando a Jayden, tossicchi per schiarirsi la voce. Parliamo di scherzi, ah, che bello. Jax guard di nuovo l'orologio. Purtroppo il nostro tempo a disposizione si  esaurito quasi del tutto in chiacchiere e riflessioni profonde, perci non possiamo fare i nostri consueti scherzi telefonici; tuttavia, abbiamo ancora qualche minuto per farci dire da Jay qual  stato lo scherzo pi bello o il pi brutto ricevuto nella sua vita. Che ne dite, gente? Allora, Jay. Qual  stato?.
Non mi veniva in mente niente. Di solito gli scherzi li facevo io. Vediamo, mi ricordai del pesce d'aprile di una mia ex che mi annunciava di essere incinta. Avevo rischiato l'infarto. Non era uno scherzo da fare, quello. Scartato. Poi, ancora una volta, il volto di Frankie si impadron dei miei pensieri. Mi  successo di chiedere il numero a una ragazza. Lei me lo ha scritto, ma, trattenni un sorriso, lo ha scritto sbagliato apposta per non essere ricontattata.
Davvero? Esiste una ragazza o una donna in tutto il mondo che ti negherebbe il suo numero? Non ci credo, bello. Tu sei Jayden Maynard. Scosse la testa e poi prosegu: Che mi dici degli scherzi tra colleghi? Non hai mai scollegato i jack oppure fatto finta di urlare al microfono per far impazzire il fonico dall'altra parte della sala?
Questo non l'ho mai fatto. Me lo segno. Jax mi rispose con un pollice rivolto verso l'alto. Comunque s, ho subto tanti scherzi dai miei collaboratori, ma uno fra tutti penso che passer alla storia. Avevo appena finito di registrare il terzo album, Black, e la mia agente mi chiama e mi dice Jay  successa una cosa tremenda. Qualcuno ha hackerato il computer dello studio e ha fregato tutto quello che poteva, compreso il tuo album. In questo momento le tracce sono gi in rete. Penso di aver passato la mezz'ora pi brutta della mia vita. Tra l'altro, ci sono cascato con tutte le scarpe perch qualche giorno prima qualcuno aveva gi provato ad hackerare sia il mio di computer, sia quello dello studio in cui stavo incidendo.
Infarto.
Infarto, confermai con enfasi. Non mi aveva scosso tanto la diffusione delle canzoni, quanto l'idea che qualcuno si fosse insinuato in uno spazio privato come il mio computer e avesse rubato qualcosa che apparteneva a me e a me soltanto.  come se qualcuno fosse entrato in casa mia e mi avesse preso tutte le chitarre o altri oggetti personali, unici e insostituibili. A ogni modo, poi mi hanno detto che non era vero niente.
Be', certo. Posso immaginare. Hai dei colleghi sadici, se posso dirtelo, sospir. Anche per oggi lo spazio dedicato agli ospiti in studio si  concluso. Ringraziamo Jayden Maynard per essere stato qui con noi. L'inizio dell'intervista  stato burrascoso, ma abbiate pazienza. Da uomo non posso che invidiarlo e sfotterlo, ridacchi. Come faccio con tutti, del resto, erano scuse camuffate, quelle? Un'ultima cosa prima di salutare Jayden. Novit per il nuovo tour?.
Ecco un'altra domanda alla quale non sapevo rispondere. Non avevo ancora deciso niente di niente. Solo il mese pi probabile. Ehm, temporeggiai, sar l'anno prossimo. Intorno alla met di marzo, ma non ho ancora delle date certe. Cominciava a piacermi la sincerit.
Bene, i tuoi fan in ascolto saranno contenti. Io sono Jax, lui  Jayden Maynard, questa  radio kiis-fm, la radio pi bella che c'. Torna a trovarci, Jay.
Quando vuoi. Grazie a tutti.
Vuoi avere l'onore di lanciare la prossima canzone?, gir il tablet verso di me per farmi leggere il titolo e l'artista. Anche se dalle prime note che si propagavano nelle cuffie avevo gi individuato la canzone pi diffusa dalle radio in quel periodo.
Gi la sentite in sottofondo, questa  2Bad della prorompente Cora O'Dell, annunciai.
Prorompente penso sia riduttivo per Cora.  una forza della natura, continu Jax. La sua voce  sensuale come poche. Ci ritroviamo tra poco, sempre qui a On Air con Jax. Dopodich la musica aument progressivamente di volume, segnalandoci che eravamo fuori onda.
Jax si tolse le cuffie. Amico, fatti stringere la mano, a quel punto mi tolsi le cuffie anche io e scesi dallo sgabello per ricambiare la sua stretta decisa. La prossima volta ti far suonare in diretta.
Sempre a disposizione. Lo liquidai alla svelta e uscii dopo aver salutato l'intero staff, scattato alcune foto di gruppo e firmato qualche autografo.
Bernie era tesa, come lo erano anche Jodi e Ben che non la smettevano di lanciarsi degli strani sguardi. Stavamo uscendo dalla sala regia per scendere le scale e raggiungere la hall al piano terra, quando ruppi il silenzio. Che succede? Ho fatto qualcosa....
No, esplose Bernie.  quel testa di cazzo che mi ha fatto incazzare. Qui non ci torni pi.
Ah. Quando lo dicevo io, no. Non  andata poi cos male, afferm Ben con voce incerta. Guai a contraddire Bernie.
Hai praticamente fatto una dichiarazione d'amore a Frankie, si intromise Jodi. La sua voce era dolce e smielata. Tu non prendi mai iniziative del genere, si appoggi con un braccio sulla spalla del suo collega-fidanzato e sbatt le lunghe ciglia nella speranza di attirare la sua attenzione. Ben era troppo concentrato sul suo cellulare per darle retta e lei sbuff. Che noia. Jay, si rivolse a me e la guardai nei suoi occhi di un bel verde chiaro, per domani pomeriggio ci  stato proposto un altro evento, lo schermo del suo tablet era impostato sul calendario e sulla lista degli appuntamenti giornalieri. Che ne dici di un'esibizione da Norman's Rare Guitars?
Ho gi confermato,  inutile che glielo chiedi, si intromise Bernie. Fece passare avanti Jodi e Ben per prendermi sottobraccio, in disparte. Stavi per andartene quando ti ha fatto quel primo riferimento a Frankie, chiamandola semisconosciuta, vero?.
Annuii. Ma non l'ho fatto.
Esatto, mi disse sottovoce, ma con enfasi. Il vecchio Jayden avrebbe lasciato lo studio, mandando affanculo quel tipo in diretta. Il nuovo Jayden ha usato il cervello. Sono fiera di te.
Grazie mamma, le sorrisi beccandomi un pugno sul braccio. Ahi. Finsi di provare dolore e mi massaggiai la parte colpita.
Non fare il bambino, mi fece l'occhiolino. Mi sei piaciuto davvero tanto. Ha provato a metterti in difficolt di proposito, ma tu hai la faccia come il culo, ragazzo mio. Peggio di lui.
I tuoi complimenti mi rallegrano sempre, Bernie. Sogghignai.
Accenn un sorriso soddisfatto. Poi divenne di nuovo seria. Penso che conoscere quella ragazza ti abbia fatto bene, dopotutto, sussurr.
Lo credo anch'io, ne ero convinto. Era riuscita a tirare fuori la mia parte migliore. Per me Frankie rappresentava un posto sicuro, dove poter essere me stesso e sentirmi a mio agio. Mi dava la stessa sensazione dello stare sul palco o in uno studio di registrazione.
E mi mancava da morire.


Capitolo sei
Quello che hai lasciato

Quel pomeriggio mi godetti i sedici gradi in spiaggia - camminare sulla sabbia con il rumore delle onde fa sempre un gran bene - e poi tornai in albergo per incontrarmi con Bernie e gli altri.
Il piano era semplice: l'indomani avremmo fatto una piccola comparsa nel negozio di chitarre nel quale ero stato invitato e poi saremmo andati dritti a New York.
Sempre che non ci siano altre novit che ci trattengano qui a Los Angeles. Bernie doveva per forza tenermi sulle spine, ma non avrei ceduto.
Domattina andiamo a Tarzana in quel negozio e poi partiamo per New York. Non ammetto cambi di programma. Stavolta ero irremovibile.
Passiamo per Beverly Hills?, Jodi giunse le mani, mimando con le labbra: Per favore. Al gesto di preghiera aggiunse un battito di ciglia e uno sguardo da vera conquistatrice.
Come ti pare, basta che poi partiamo in giornata. Detto questo mi alzai dal tavolino del ristorante dell'albergo in cui alloggiavamo e salii nella mia suite.
La mattina dopo riuscimmo a trascorrere un'ora a Beverly Hills; per Jodi era il massimo, per Ben era indifferente, per Bernie era palmosa come al solito, per me un ricordo ormai lontano fatto di feste, fiumi di alcol e ondate di fumo che mi avevano annebbiato il cervello. Un solo quartiere, quattro pareri diversi.
Ognuno ha un'esperienza o un ricordo che assocer per sempre a un determinato luogo. E ogni volta che il pensiero toccher quel ricordo, ritorneremo in quel luogo specifico, rivivremo le antiche sensazioni che ci ha suscitato. Ancora, dopo tanto tempo. Fino a quando non ci accorgeremo che sono solo ricordi e allora l'effetto svanisce. Un bel respiro profondo, un sospiro di sollievo e passa la paura. Fu esattamente ci che accadde a me per le strade di Beverly Hills e Tarzana, altro quartiere che avevo frequentato poich ci vivevano molte attrici con cui ero stato. Venni travolto dai ricordi e dalle sensazioni spiacevoli legate a quei posti e, come sempre quando passavo da quelle parti, mi venne una gran voglia di scappare a gambe levate. Mi ero trasferito a New York per lasciarmi alle spalle la vita sregolata che avevo vissuto in quei luoghi e, ora che avevo trovato un po' di stabilit, non sarei tornato indietro per nulla al mondo.
Felice che tu abbia accettato il nostro invito, Jay, mi disse Matthew Brice, proprietario del negozio in cui ero stato invitato per una piccola esibizione con le loro chitarre rare, nonch uno dei miei fornitori ufficiali di chitarre da collezione.
Sono io che ringrazio te, guarda che meraviglie, il negozio era stracolmo di chitarre; erano ovunque: alle pareti, sui sostegni e sui cavalletti disposti in file ordinate sul parquet tirato a lucido. Praticamente quel posto era il paradiso in terra. Ce n'erano per tutti i gusti, di tutti i tipi e per tutte le tasche.
Il negozio al momento era chiuso al pubblico, per ovvie ragioni, ma c'erano tutti i dipendenti e alcuni amici curiosi di incontrarmi. Come da tradizione, avevamo fatto le foto di rito e un giro turistico tra le varie chitarre appartenenti a epoche diverse e provenienti da varie parti del mondo.
Ripensandoci, l'ultima volta che ero stato in un negozio di strumenti musicali ero in compagnia di Frankie. Mi si contorse lo stomaco. Allora, Matt mi diede una pacca sulla spalla, facendomi tornare alla realt. Quale vuoi provare?
Provare?, scoppiai a ridere. Posso comprare tutto quello che tocco?, non vedevo l'ora.
Ah, Matt scosse la testa facendo oscillare i lunghi capelli bianchi simili a fili di cotone. Non posso farti una promessa simile, mi spiace. So che potresti comprare l'intero negozio e il magazzino, ma non tutti gli strumenti sono in vendita.
Lo so. Ce l'ho ancora con te per la Stratocaster Gold Leaf di Eric Clapton. Erano anni che gliela chiedevo, ma non voleva saperne di venderla. Gli avevo offerto pi del valore di mercato e pi della valutazione dell'esperto, cio pi di quattrocentomila dollari. Avrei accettato anche una delle copie che la Fender aveva deciso di produrre in serie limitata - appena 80 pezzi -, peccato che non fossi ancora riuscito a convincerlo a rivendermene una. E per quella National Style 3 del '29. Matt annu con un sorriso. Anche in quel caso avevo fatto un'offerta spropositata, ma lui mi aveva risposto che era inutile, tanto non me l'avrebbe venduta comunque. A proposito di quella National con il corpo in acciaio... ma dov'era? Non l'avevo vista in giro, nonostante attirasse la mia attenzione gi da tempo perch era lucida come uno specchio. L'hai venduta?.
Matt scosse la testa. S. Cio no.  tornato il proprietario e l'ha rivoluta indietro, pagando quasi il doppio di quello che gli avevo dato io, scroll le spalle. Dimmi se  normale. Tu che sei un musicista e anche un collezionista, puoi spiegarmelo?
Io non me ne sarei mai liberato. Avrei venduto una della collezione prodotta in serie, non un pezzo da museo. La gente  matta. Avr capito di aver fatto una grandissima cazzata. Chi si libererebbe di una National del '29? Pi passava il tempo e pi quella bellezza aumentava di valore. Era una meraviglia. Il suono poi... inimitabile.
Se me ne capiter un'altra, sarai il primo a cui lo dir. Va bene?
Ci conto, uno dei collaboratori di Matt era gi pronto con la videocamera e la stava sistemando per fare un breve filmato in cui facevo una piccola esibizione che poi avrebbero pubblicato su YouTube e sul loro sito.
Hai puntato qualche chitarra con cui fare la dimostrazione video?.
Presi un respiro profondo gonfiando il petto e mi aggiustai il colletto della camicia aperta che portavo con sotto una t-shirt. Scelta difficile, Matt, mi guardai intorno, anche se avevo gi adocchiato qualcosa. Non hai qualche rg?, la mia ossessione.
Ho solo qualche rg vintage, ma sai la loro storia, no? Hanno chiuso e stanno ritirando tutte le chitarre prodotte in serie.
S, lo so. La mia seconda chitarrista  la nipote di Franklyn Reeves.
Matthew alz le sopracciglia ispide e cespugliose. Ah giusto! Allora  lei per davvero. Un colpaccio! Avrai a disposizione l'intero arsenale di Nashville.
Scossi la testa affranto. Purtroppo no. Ho dovuto prendere quelle rimaste in qualche negozio a New York, ma per fortuna sono riuscito a convincere Frankie a costruirmene una personalizzata.
E ti lamenti?, rise di gusto. Hai una Reeves unica, fuori produzione e costruita in esclusiva dopo la chiusura dell'azienda. Quella chitarra vale una piccola fortuna. Il valore sarebbe schizzato alle stelle se fosse stata una Reeves fatta da Frank in persona, ma  un gioiello in ogni caso. Pensa quanto possano valere quelle che hanno in magazzino. Pagherei oro solo per dare un'occhiata a quell'emporio.
Io invece avrei pagato oro per sapere dove si trovasse Frankie. Non solo per vedere il magazzino rg.
Penso che potremmo partire da quella Gibson es che ti ho indicato poco fa.
Perfetto, Matt batt brevemente le mani. Dylan, hai sentito? Prendi la es 335 del '58. Dylan era il nipote di Matt, un ragazzo di appena diciassette anni, alto e allampanato, con i brufoli, gli occhiali, l'aria da secchione e la passione del nonno per le chitarre rare.
Dylan si avvicin qualche istante dopo per consegnarmi quella chitarra strepitosa. Corpo tigrato e bombato, con due fori a forma di effe allungata e una potenza nel suono indescrivibile. A una chiave meccanica, sulla paletta, era appeso un cartellino bianco con scritto Non in vendita. Sapevo il trucchetto di Matthew, per. Se la chitarra non la voleva vendere a nessuno, ci metteva un cartellino nero, se il cartellino con la scritta Non in vendita era bianco, in realt significava che era gi in trattativa per venderla a qualcuno. Magari se avessi fatto un'offerta maggiore, me la sarei potuto aggiudicare.
Valutazione?, gli chiesi non appena Dylan mi consegn la chitarra.
Cinquantamila bigliettoni, rispose Matt che si affrett ad aggiungere: Ho quasi concluso la trattativa, si lisci il pizzetto candido. Accontentati di suonarla.
Non avevo certo bisogno di chitarre, ma era la sfida che mi stuzzicava. Neanche se te ne offro sessantamila?, collegai il jack dell'amplificatore alla chitarra e provai qualche accordo, regolandone pian piano il suono con le manopole.
L'altro acquirente  un osso duro, anche pi di te. Arriver a pagarne il doppio se sar costretto.
Non  che  una tua strategia per alzare il prezzo, Matt?, scherzai e lui si mise a ridere della grossa.
No, so con chi ho a che fare,  diverso. A differenza tua, che offri solo per il gusto di farlo, il mio compratore vuole davvero quella chitarra.
Alzai le spalle. Okay, mi arrendo.  meglio se mi metto a suonare, ridacchiai ancora.
Noah, filma tutto, mi raccomando.
Sto gi filmando, lo rassicur il suo collaboratore, aggiustando lo sportellino della videocamera.
Alzai la testa per guardare dritto verso l'obiettivo e poi feci un cenno di saluto con la mano che stringeva il plettro. Sono Jayden Maynard. Un saluto a tutti voi. Mi misi seduto sull'amplificatore e poggiai la chitarra sulla gamba destra per iniziare a improvvisare qualche giro di accordi in sol maggiore e do. Creai una base blues nel mio stile, per il quale, tra l'altro, ero stato ampiamente criticato poich non seguivo le scale o i giri standard. Ma a me delle scale e dei giri standard non me ne era mai fregato un granch. Era anche per quello che avevo fallito cos miseramente alla Berklee, a Boston. Non ero capace di seguire le regole, neanche nella musica.
Il suono di quella chitarra era cos pieno e netto da rendere sicuro di s anche un principiante. Ne avevo una simile, ma quella che stavo suonando in quel momento era una bomba. Era molto versatile, adatta a un rock potente, ma anche per il blues-jazz.
Che ne dite di una versione un po' particolare di una canzone tratta dal mio ultimo album, Lost?, mancava la seconda chitarra e anche l'intreccio tra la mia chitarra e quella di Frankie, ma mi andava di suonare proprio quella canzone nata come Canzone senza titolo. Era la traccia fantasma contenuta nel mio album e non avevo molte occasioni per farla ascoltare dal vivo. Mi lasciai guidare dall'ispirazione del momento e la trasformai completamente dandole un ritmo funky-rock. Non sembrava neanche la stessa canzone, ma era proprio quello il mio intento. Dopo aver saltato la parte centrale del pezzo, andai dritto verso il finale per l'assolo in crescendo. Mantenni l'ultimo accordo per qualche secondo e poi bloccai il suono delle corde. L'avete riconosciuta? Era Weaving, la ghost track strumentale che trovate nel mio album. Nella versione incisa in studio le chitarre sono due e la seconda viene suonata da Frankie Reeves, ormai nota con il soprannome Orange. Nel cd ha un ritmo pi lento che diventa pi sostenuto nel corso della canzone, con l'incontro, scontro, intreccio - come pi vi piace chiamarlo - dei due strumenti. L'originale fa pi o meno cos, mi limitai a eseguire la mia parte da primo chitarrista, riempiendo le pause destinate a Frankie con qualche improvvisazione. Il risultato ottenuto non era male, tutto sommato. Ma con Frankie era senza ombra di dubbio meglio. Ho iniziato a comporla mentre ero in vacanza nel ranch di un mio amico e collega, che mi ha prestato la sua casa dopo il tour che mi ha visto impegnato fino all'anno scorso. La primissima versione non somigliava affatto a quella finale perch l'idea dell'intreccio delle chitarre mi  venuta in un secondo momento, quasi sette mesi dopo aver appuntato gli accordi sul mio taccuino. Non riuscivo a togliermi dalla testa la melodia e ho continuato a provarla, accennai il primo giro di accordi del ritornello attorno al quale era costruita l'intera melodia. Continuai a suonarla a ripetizione. Non  un motivetto che si toglie tanto facilmente dalla testa, vero? Ecco, adesso rallentiamo il ritmo, produssi un beat lento per l'intro. Ed  diventato cos, procedetti col ritornello come lo avevo inciso in sala di registrazione. Ed ecco com' nata Weaving, sorrisi verso la telecamera e Matt mi domand se volessi provare qualche altra chitarra. Potevo rifiutare? No di certo. Annuii. Mi piacerebbe suonare un'altra semiacustica. Un'Epiphone, staccai il jack dalla chitarra e mi tolsi la tracolla per porgergliela con delicatezza. Addio es 335,  stato breve ma intenso. Scoppiarono tutti a ridere, soprattutto Matthew.
Poco dopo mi consegnarono una Epiphone Casino Sunburst. In vendita.
 una limited edition del '67. Prezzo sul cartellino bianco, Matt mi fece l'occhiolino per farmi intendere che non era stata ancora venduta. Grandioso. Avevo proprio voglia di fare shopping chitarresco.
Mi si form un sorriso furbetto sul volto. Prima di collegare il cavo improvvisai un motivetto che mi era saltato in testa. Con la semiacustica la melodia veniva amplificata dalla cassa, anche se a un volume ridotto. Quella meraviglia aveva un suono pi pieno e prima di acquistarla volevo coglierne tutte le potenzialit. E ne aveva davvero parecchie, di potenzialit, tanto che non riuscivo a smettere di suonarla. Ero attratto dal briciolo di malinconia che emanava e che rispecchiava il mio umore; io e quello strumento eravamo tanto in sintonia che mi fece venire in mente delle parole, che per tenni per me.
Quello che hai lasciato. Sono io, quello che hai lasciato. Se ne aggiunsero altre. Ti ricordi? Oppure hai cancellato ogni cosa, ogni singolo momento? Dannazione se fa male. Avevi ricomposto i pezzi e sei stata tu a distruggerli di nuovo.
Potevo scriverci una canzone, magari aggiustando qualcosa nel testo. Ci avrei lavorato appena tornato a New York, ma era meglio appuntarsi le parole sul cellulare prima di dimenticarmi tutto.
Parliamo dello slow blues?, roba meno malinconica, Maynard? Sogghignai tra me e me. Inserii il cavo collegato all'amplificatore e feci una jam session in settima maggiore, allungando il pi possibile la durata delle note. Dicono che lo slow blues sia morto perch non lo fa pi nessuno, mi imbronciai mentre seguivo il ritmo che avevo impostato con gli accordi precedenti, lasciandomi guidare dalla musica.
Continuai per altri cinque minuti e poi Matthew mi dette la possibilit di suonare una Telecaster Blonde del '67 e mi divertii a passare dallo slow blues al metal, attraverso il funky e il rock-pop. Alla fine mi trattenni nel negozio molto di pi dei venti minuti destinati al video, ma nessuno si lament.
Prima di andarmene insieme al mio staff, Matt mi prese da parte per sistemare i documenti per il mio acquisto recente. La musica che fai tu non la insegnano a scuola o in conservatorio. Hai un talento naturale. Quello era senz'altro il pi bel complimento che avessi mai ricevuto da lui. E anche in generale.
Troppo buono. Scherzai.
No, no. Sul serio. Continua cos. Poche donne, ma buone, si raccomand con un'occhiata eloquente.
Decisamente. Me ne bastava una.


Capitolo sette
Notturno

Il tempo scivol via in un soffio e, tra impegni vari e momenti di riposo, mi resi conto che il Natale era alle porte. Tutti gli anni in quel periodo, ovvero durante la seconda met del mese di novembre, lavoravo con un'associazione che sosteneva i malati in ospedale. Ormai era diventato un appuntamento fisso al quale non potevo mancare, e al quale prendevo parte sia con delle donazioni che attraverso il mio aiuto in reparto. Mi faceva piacere rendermi utile e speravo di far sentire bene anche gli altri con la mia presenza e il mio sostegno. Non avrei alleviato le loro sofferenze, ma avevano bisogno di sapere che non erano soli. Da quell'esperienza cercavo di prendere sempre il meglio e il pi delle volte erano le persone che aiutavo ad aiutare me con la loro positivit e voglia di vivere. Mi ricordavano che, nonostante la malattia, la vita continua e sta a te renderla migliore.
Quell'esperienza in ospedale, inoltre, serv a rammentarmi anche che, sebbene la mancanza di Frankie fosse come un mal di stomaco, dolorosa e pressante, ero fortunato e potevo sopravvivere all'amore perduto.
Il mio cuore batteva lo stesso; faticava un po', era scordato e irregolare, ma era meglio di niente.  che quando conosci l'amore, quello vero, non quello passeggero,  difficile farne a meno. Diventa come una droga, forse peggio, perch non d assuefazione. Non potevo far altro che mettere in standby quella parte di me, almeno per un po'.
Trascorsi il Giorno del Ringraziamento insieme ad Al, Sam e alla famiglia di quest'ultimo nel New Jersey. Fecero di tutto pur di non lasciarmi da solo. Bernie pi di una volta si mostr stupita che non avessi gi sostituito Frankie.  passato pi di un mese. Di solito in un mese di ragazze ne cambi almeno cinque, mi disse un giorno, dopo essersi fatta una risata. Non ci avevo neanche pensato a sostituire Frankie, a dire il vero. Quando qualcuno ti ha rubato il cuore e se l' portato via con s,  difficile trovarne uno di riserva. E poi si sa, a un cuore usato manca sempre un qualcosa: un pezzo, un frammento che lo collegava ai sentimenti e a tutto il resto. O un battito, come un metronomo meccanico rotto. Sentivo una voragine nel petto che non riuscivo a colmare, nonostante cercassi di fingere con tutti di stare bene. In effetti, nella mia vita non c'era nulla che non andasse: carriera a gonfie vele, chitarre okay, le idee non mancavano di certo, cos come non mi mancavano i soldi, il tempo libero, le interviste sui giornali e le foto. Per non avevo Frankie, e tanto bastava a rendermi insoddisfatto.
Ormai mi ero rassegnato a non avere pi sue notizie e a sentire la sua voce solo attraverso la segreteria telefonica che riproduceva sempre il solito messaggio. Non mi stancavo mai di ascoltarlo e ormai lo facevo partire ogni qualvolta mi sentivo triste o avevo bisogno di lei.
Come quel venerd notte. Mi gustai la sua voce a ripetizione e sorrisi immaginandomela mentre me ne stavo con gli occhi puntati sul soffitto da non so quanto tempo. Mi ero sdraiato sul letto in diagonale, supino, con una gamba incrociata sopra l'altra e un braccio sotto la testa.
Ero l, senza pensieri, avvolto solo dal silenzio e dalla luce soffusa arancione che infondeva un po' di relax nell'atmosfera. Ero in fase ascolto. Non sapevo bene cosa stessi aspettando di ascoltare, ma ero in ascolto. Probabilmente aspettavo l'ispirazione, come al solito.
Ultimamente avevo riempito un altro taccuino di parole inutili, di frasi inventate pronte a essere inserite in qualche canzone. Ma non mi ero ancora deciso a portare a termine un testo intero, forse perch non era ancora arrivato il momento giusto. Sapevo che era tutta una questione di tempo e poi ogni cosa avrebbe trovato una giusta collocazione. Mi capitava sempre, prima o poi i pezzi del puzzle andavano al loro posto.
Misi il cellulare accanto a me, come se stessi aspettando un benedetto messaggio da Frankie. Anche un Ciao, sto bene sarebbe stato pi che sufficiente. Ero deciso ad avere pazienza e a rispettare i suoi tempi, ma cominciavo a temere che non si sarebbe fatta sentire mai pi.
A proposito di messaggi, quel giorno non le avevo n scritto, n parlato tramite la segreteria, perch avevo ben poco da dirle, visto che stavo diventando noiosamente ripetitivo.
Afferrai il telefono con la mano libera, ignorai le centinaia di notifiche che arrivavano dai social e selezionai il suo numero in rubrica. Stranamente squill a vuoto. Forse si era dimenticata il cellulare acceso, oppure era ancora sveglia e stava curiosando su internet. O forse anche lei era distesa sul letto, tentata di chiamarmi. Sperai che rispondesse, ma alla fine scatt la segreteria.
Ehi, parlai con la voce rilassata, lo so che sei arrabbiata. Lo sarei anche io. Ma sei fuggita senza dirmi addio, senza dirmi ciao, ci rivediamo quando avr capito quello che voglio dalla mia vita, chi sono davvero. Mi sono perso, sospirai. Ormai mi ero perso tante di quelle volte che avevo smesso di tenerne il conto. Ti sei persa anche tu e sono sicuro che ci ritroveremo insieme. Per richiamami Frankie. Ti prego. Non riesco a dormire senza sapere che stai bene. Chiusi gli occhi, avevo voglia di aggiungere qualcos'altro, ma rinunciai. Se non l'avevo convinta fino ad allora, non ci sarei di certo riuscito con quell'ultimo messaggio. Stava a lei trovare il modo di farsela passare, di andare avanti, di accettare tutto quanto.
Lasciai scivolare il cellulare sul letto e tornai a osservare il soffitto ripensando alle parole che avevo pronunciato. Ero stato un po' troppo melodrammatico, soprattutto quando avevo detto: Mi sono perso, ti sei persa anche tu e sono sicuro che ci ritroveremo insieme. Non ci avevo pensato troppo e le parole erano uscite fuori da sole, sdolcinate e melense come solo una dichiarazione d'amore poteva essere. Una dichiarazione d'amore oppure... una canzone. Canticchiai le strofe in un sussurro, ma da sole erano un po' spoglie. Ci voleva una base su cui cantarle e allora mi venne in mente la melodia che avevo creato al negozio di musica di Matthew. Ma neanche quella suonava bene, come se il testo e le note non fossero in sintonia e non si amalgamassero bene. Provai a fischiettare un motivetto a caso, fantasioso ma troppo veloce. Ne feci una versione pi lenta, eppure ancora non ero convinto. Non avevo voglia di scendere nello studio al piano terra e neanche di alzarmi dal letto, perch, inaspettatamente, le palpebre stavano diventando pi pesanti ogni minuto che passava. Senza accorgermene mi addormentai, ma con il pensiero fisso di trovare una melodia adatta al messaggio che avevo lasciato in segreteria.
Avevo una chitarra acustica fra le mani. Era una bella giornata e splendeva il sole. Strano, mi dissi, perch doveva essere notte fonda e fuori si gelava. E invece facevo caldo, indossavo una maglietta a maniche corte attraverso la quale si intravedeva parte del mio tatuaggio che copriva tutto il braccio sinistro e avevo anche gli occhiali da sole che mi oscuravano la vista. Me li tolsi e socchiusi le palpebre a causa del riverbero della luce. Mi guardai intorno e notai subito dei tavolini di ferro con delle sedie, una porta aperta che conduceva ai piani inferiori e i parapetti del tetto degli Avatar Studios. Era su quel terrazzo che avevo trovato l'ispirazione per comporre La canzone in un giorno. C'era profumo di ciliegia nell'aria, come se... no, non poteva essere. Lei se n'era andata via.
Oh, sul serio?, mi voltai di scatto alla mia sinistra ed eccola l, seduta di fianco a me con un'espressione poco convinta sul volto. Mi guardava di sbieco e sembrava incazzata da morire.
Mi leggi nella mente?, le domandai col sorriso sulle labbra.
Perch?, aggrott la fronte. I raggi solari le tingevano i capelli di un bell'arancione acceso. Un momento. Si era colorata di nuovo i capelli? Quello confuso, adesso, ero io.
Perch ho pensato Lei se n' andata via e tu hai risposto Oh, sul serio?, imitai la sua voce dolce e delicata.
Mi lanci un'occhiataccia. Guarda che ho risposto a una considerazione che hai fatto prima. Mi hai detto che al concerto ho fatto schifo.
A che concerto?, mi ero perso qualcosa?
A quello al Walter Kerr, ti dice nulla? Ma che hai oggi?, dal suo tono si capiva che era arrabbiata.
Scossi la testa. No che non hai fatto schifo, era stata grandiosa.
Frankie alz un sopracciglio e fece una smorfia. Certo che sei strano, alz le spalle lasciate scoperte da una canotta fucsia con una scritta che non riuscivo a leggere. Pi ci provavo e pi le lettere si mischiavano o non formavano parole di senso compiuto. Nella mia testa ero convinto di aver letto e capito quella frase, ma quando mi concentravo sul serio sul significato delle singole parole non riuscivo ad afferrarlo, come se stessi cercando di afferrare del fumo con le mani.
Cosa dice quella scritta?, le indicai la canotta. Giuro che non  un pretesto per guardarti le tette.
Frankie scoppi a ridere all'improvviso, buttando la testa all'indietro. La sua risata buffa era contagiosa, tanto da farmi sorridere come un cretino. Prov a tornare seria, ma non ci riusc subito. C' scritto, abbass la testa e allontan dal corpo la canotta per osservarla meglio. What you have left behind. Me l'hai regalata tu, non ti ricordi?
No, serrai gli occhi, incerto. Non me lo ricordavo. Non ricordavo neanche come ero arrivato su quel tetto e perch lei fosse l, tra le altre cose. Perch sei qui?, mi lasciai sfuggire.
Perch sei in difficolt con la canzone e mi hai chiesto di aiutarti, mi appoggi con una delicatezza unica una mano sulla spalla. Sicuro di stare bene?.
Scossi la testa. N-no, balbettai. Rimasi con lo sguardo fisso su di lei, cercando disperatamente i suoi occhi castani. Quando li incontrai, scattai in avanti per baciarla, ma lei fu pi veloce e si scost appena in tempo per evitarmi.
Che fai?, spalanc gli occhi grandi ed espressivi. Non avevamo detto: solo colleghi, niente di pi?
Quando? Io non me lo ricordo, tornai di nuovo all'attacco, ma si scans di nuovo. Sbuffai.
Era una delle condizioni che avevo posto per lavorare con te. Ti ricordo anche che tu sei fidanzato e io lo stesso.
Tra di noi. Stiamo insieme, le ricordai.
Io e te?, rise ancora. Neanche tra un milione di anni, si prese gioco di me, con l'espressione furbetta.
Tra un milione di anni  tanto tempo, replicai serio.
Equivale a un mai, schiocc la lingua. Quindi  inutile che ci provi.
E con chi stai?, ero proprio curioso.
Con il mio fidanzato.  venuto a trovarmi ieri da Nashville per conoscervi tutti. Ah, a proposito stasera siamo tutti a cena a casa di pap.
Pap?, ero sconvolto.
S, il tuo amico Al. Mio padre.  lui che ci ha presentati e ha insistito affinch collaborassi con te, mi rispose lei, come se fosse una cosa ovvia. Dico, ma ti sei rimbambito? Deve essere il primo sole della primavera, chiuse gli occhi e inspir a pieni polmoni.
Io mi ricordavo un'altra cosa. Ma tu Al non l'avevi mai conosciuto. Te l'ho presentato io.
Frankie torn a guardarmi con un'espressione seria. Ti sei fumato una canna, lo sapevo. Ci devi andare piano. Hai sentito Bernie. Se ti rivede strafatto sei fuori.
Scossi la testa. Cosa stai dicendo?, erano anni che non mi drogavo. Cazzo.
Vabb, lasciamo perdere, alz gli occhi al cielo. Mi fai ascoltare questa canzone geniale, come l'hai definita tu? Stiamo perdendo tempo.
Non ho nessuna canzone pronta....
Allora perch mi hai fatto salire qui sul tetto?, aggrott la fronte. Solo per provarci spudoratamente?, rimase a bocca aperta in attesa di una mia risposta.
E che potevo dirle, se non quello che le avevo ripetuto tante di quelle volte al telefono a cui non rispondeva mai? Ti volevo vedere per, mi bloccai e le presi una mano intrecciando le dita con le sue. Per dirti che ti amo. Quel bacio, sorrisi involontariamente,  stato uno dei pi belli della mia vita. Ti ho detto di dimenticarlo perch avevo paura.
Paura?, sussurr. Di cosa?
Di te. Di quello che ho provato, di quello che provo ogni volta che ti vedo o ti penso. Perch una come te l'ho sempre aspettata. Quel bacio, feci un lungo respiro e chiusi gli occhi, in difficolt. Cristo. Se  difficile.
Dillo con parole tue, Maynard. Buon per lei che aveva voglia di scherzare e di fare dell'ironia.
Quel bacio me lo porto dietro da allora. Ovunque.
Frankie storse le labbra. Sei tanto carino ma, be', non ho proprio idea di quale bacio tu stia parlando. Mi guardava impietosita e al contempo confusa, come suggeriva la piccola ruga verticale in mezzo alle sopracciglia. Senti, forse  meglio se ti lascio da solo perch mi sembri piuttosto agitato. Si alz di scatto e, quando provai ad afferrarla per un braccio, riusc a sfuggire alla mia presa. Corse via, ma prima che potesse allontanarsi troppo mi liberai della chitarra e mi alzai per raggiungerla. Non potevo lasciarla andare via cos. Non un'altra volta. Corsi come un matto e le afferrai un polso forse con troppa forza, perch mi venne a sbattere contro. Allentai la presa intorno al polso e la imprigionai in un abbraccio, cingendole la vita con le braccia. Protest, ma la zittii con un bacio sulle labbra. Erano settimane che aspettavo quel momento. Le misi le mani sul sedere e la costrinsi a salire sulle punte dei piedi per baciarmi meglio, con pi passione. Avevo l'impressione che stesse opponendo resistenza, ma continuai a baciarla con dolcezza, mordicchiandole le labbra, affamato di lei. Le sfiorai il labbro inferiore con la lingua e la sentii fremere, cos trasformai quel bacio in qualcosa di pi profondo, perch sentivo che era quello che voleva anche lei. Infatti rispose al mio bacio con entusiasmo. Poi mi staccai, poggiando la fronte contro la sua, a occhi chiusi, per riprendere fiato. Non avresti dovuto farlo, sussurr.
S, invece, ingoiai la saliva. E non provare ad andartene via. Mai pi.
Non credo sia possibile, mi cinse il collo con le braccia esili. Non puoi avere tutto, Maynard.
Mi abbassai di nuovo e posai le labbra sulle sue. Cristo, avevo una voglia matta di andare oltre e fare l'amore con lei, l, sul tetto. Accontentati di baciarmi, pronunci quelle parole a pochi centimetri di distanza dalla mia bocca e poi fu lei a prendere il controllo del nostro bacio. Era cos il bacio di cui stavi parlando?
Pi o meno. Il primo era stato un imprevisto, che per aspettavo da una vita.
Sai che non baci male?, si morse il labbro inferiore.
Dici?, sogghignai.
Dico, conferm. Il bacio perfetto, dichiar dopo qualche istante.
Il bacio che aspettavo. E cazzo se lo aspettavo.
Dovresti scriverci una canzone. Scoppi a ridere.
Forse, ma non ho voglia di suonare, ora.
No?
No. Scossi la testa e la baciai di nuovo. Infilai una mano sotto la stoffa del top per sfiorarle la pelle e aumentare l'eccitazione.
Si scost solo un istante per dirmi: Dovresti comporre un notturno.
Un che?.
Poi il nulla.
Riaprii gli occhi e anzich due iridi castane, mi ritrovai a guardare il soffitto. Cazzo di sogni; era la milionesima volta che rimanevo fregato.
Torna a dormire, ordinai a me stesso. La volevo rivedere, magari facevo ancora in tempo a trovarla nel mio inconscio.
Niente, non ci riuscii. Avevo gli occhi spalancati, il fiatone come se avessi corso la maratona di New York e la solita erezione che spingeva nei pantaloni. Tutto nella norma. Non lo erano, per, quel sogno e soprattutto la parola notturno che aveva cominciato ad assillarmi. Al piano e alla tastiera non facevo del tutto schifo, ma ero autodidatta e arrivavo fino a un certo punto. Un notturno al pianoforte era da escludere. Non ero mica Chopin. Per potevo comporre un notturno per chitarra elettrica. Acustica no, perch non mi piaceva l'idea di quel tipo di sonorit: ci voleva qualcosa in contrasto con il silenzio della notte.
Basta. Mi misi seduto sul letto di scatto per strofinarmi la faccia, cercando di ricordare tutte le parole dette in sogno. Ne ricordavo qualcuna e sorrisi perch nella mia testa si stava delineando una strofa. What you have left behind. Quello che hai lasciato indietro, mormorai. Quello che hai lasciato indietro, ripetei ad alta voce. Cazzo!. Mi alzai dal letto e corsi fuori dalla camera per fiondarmi nel mio studio al piano terra. Le ispirazioni notturne erano il mio forte, ma questa le superava tutte. Forse la canzone non era granch, ma almeno mi ero liberato la testa da tutti i pensieri e da tutte le parole che iniziavano a darmi un certo fastidio. Le appuntai su un foglio di carta, mentre aspettavo l'accensione del computer e del resto delle apparecchiature - microfoni, mixer e consolle - che mi avrebbero permesso di registrare una demo casalinga, che avrebbe fatto parte di qualcosa, una raccolta, un album, un ep, o forse no. Non importava.
Dopo aver scritto tutte le strofe di getto e aver aperto l'applicazione per registrare, mi alzai e pensai a quale chitarra potesse essere adeguata per quel mio notturno sperimentale. Mai suonato un notturno con la chitarra elettrica, ma niente mi impediva di comporne uno e inciderlo, anche solo per mio piacere personale. L'idea era quella di un notturno soul, intimista. Solo io e la mia chitarra. Ma quale? Nella mia collezione ne vantavo centinaia , ma l'unica che mi veniva in mente di usare per quella canzone era la Black Coffee. Non poteva essere altrimenti. Cos raggiunsi uno degli scaffali pi vicini alla scrivania - dove si trovavano anche le quattro chitarre di Frankie - e presi la rg color caff. Mi riscaldai con un giro blues, sfiorando quelle corde come se fossero i capelli di Frankie e io li stessi accarezzando. E dopo una breve intro, mi persi nella pura improvvisazione, senza preoccuparmi troppo degli accordi che usavo, mantenendo per la tendenza soul, sensuale e al contempo malinconica. Poi aggiunsi le prime parole.
 notte fonda e sono disteso sul letto a fissare il soffitto.
Sono io, quello che hai lasciato.
Ti penso. Penso a quello che hai detto
e mi sembra tutto cos assurdo.
Tu che te ne vai. Io che resto e non ho scelta.
Chi dice che non dobbiamo vederci?
Chi dice che non dobbiamo sentirci, toccarci, baciarci?
Lo hai deciso tu? S, lo hai deciso tu.
Hai deciso tutto tu. Ricordi?
Oppure hai cancellato ogni cosa,
ogni singolo momento?
Avevi ricomposto i pezzi e sei stata tu
a distruggerli di nuovo. E dannazione
dannazione se fa male.
Fa male fino a restare senza fiato.
Come un bacio perfetto.
Il bacio che non ti aspettavi.
Il bacio che io aspettavo.
Pensa a tutto quello che
hai lasciato indietro.
Non solo alle cose brutte.
Non solo alle cose brutte, che
cos brutte poi non sono.
Come un bacio perfetto.
Il bacio che aspettavo.
Left (What you have left behind) - Jayden Maynard


Capitolo otto
Left

Dopo aver scritto e registrato quella canzone mi sentii meglio, quasi mi fossi liberato di un peso, di un macigno che mi opprimeva lo stomaco e mi impediva di respirare a pieni polmoni.
Riuscii persino a riprendere a scherzare e a ridere con Bernie e gli altri, oltre che ad accettare di fare delle apparizioni in qualche studio televisivo o trasmissione musicale per portare avanti la promozione di Lost che stava andando alla grande. Prima di pubblicarlo avevo paura di aver fatto una cazzata a riversare cos tanto di me e della mia vita in un disco, invece era stato apprezzato proprio perch avevo regalato una parte di me a ogni persona che aveva ascoltato anche solo una canzone dell'album.
Ero anche in vena di decorazioni natalizie. Di solito non addobbavo la casa e non percepivo nemmeno lo spirito del Natale perch odiavo quel periodo dell'anno per ci che aveva significato quando ero bambino. Durante la mia infanzia e adolescenza, infatti, mi era mancato il senso della famiglia e i regali servivano solo a compensare il vuoto e la tristezza provocati dalle continue liti dei miei genitori. Solo Ed e George rendevano le feste realmente sopportabili; insieme preparavamo i biscotti e cercavano di non notare le lacrime di nostra madre. Una volta cresciuto e diventato famoso, avevo smesso del tutto di festeggiare il Natale, anche perch il clima mite di Los Angeles, dove mi ero trasferito, aveva ben poco di natalizio. Quando ero tornato a New York, avevo ripreso a trascorrerlo in famiglia, anche perch ormai avevamo tutti raggiunto un certo equilibrio e, da persone civili quali eravamo, sfruttavamo l'occasione per aggiornarci a vicenda sulle nostre vite. Di recente, da quando si era ammalato, mi ero anche riavvicinato a mio padre. Sebbene fosse fatto a modo suo, gli volevo bene e gli dovevo molto poich, se non mi avesse regalato la mia prima rg usata, forse oggi farei un altro lavoro. Non lo sentivo da un po', ma a volte mi era capitato di leggere qualche suo post su Facebook. Da quando era costretto a stare a casa, il computer e i libri erano le sue uniche distrazioni. Oltre a Debra, la sua seconda moglie ed ex amante. La odiavamo tutti in famiglia, non solo perch aveva rovinato il matrimonio dei miei e il rapporto con nostro padre, ma anche perch era una donna acida e superficiale che non aveva mai tentato di instaurare un rapporto con noi. Da quando pap aveva avuto un ictus, le cose tra lui e Debra erano peggiorate. Mia madre aveva commentato dicendo: Ha voluto le rose e ora si  beccata le spine. Nonostante le sue parole piene di risentimento, sapevo che mamma era dispiaciuta per pap a prescindere dall'odio che continuava a sentire nei suoi confronti.
Con la mia famiglia, insomma, in generale non avevo un rapporto semplice. Per erano i miei cari a tenermi con i piedi per terra e a trattarmi come una persona normale e non come un'icona o un idolo da venerare. Conoscevano il vero Jayden Maynard, non il chitarrista figo con tanti soldi e tante amanti. Mi erano stati accanto anche quando, all'inizio della mia carriera, tutti quanti pensavano che fossi uno smidollato senza cervello, il cui unico talento era quello di sapersi procurare alcol, droghe e donne. Ero corso da loro quando mi ero reso conto di essere stato travolto dalla fama e dal successo e sempre loro mi avevano sostenuto durante la disintossicazione, permettendomi di rimanere a Hartford per ritrovare la serenit.
Sembrava fosse successo una vita fa e invece erano passati solo otto anni da quando mi ero ripulito da tutto quello schifo. Era stata la musica a salvarmi, oltre che l'affetto della mia famiglia.
E visto che la musica mi tirava su di morale sempre e comunque, poco prima di Natale chiesi a Sam e Al di riunirci di nuovo in studio per fare il punto della situazione. Avevo affittato lo Studio A, affinch potessimo incidere indisturbati il notturno che avevo composto la sera del sogno.
Vuoi incidere una nuova canzone?, Sam era allibito dalla mia richiesta di iniziare a discutere di un nuovo progetto, ancora prima di aver concluso quello che Bernie aveva definito il Lost in tour. Come lei, pareva che anche i miei collaboratori fossero concentrati solo sul tour imminente. L'unico a non pensarci ero io, altrimenti mi sarei dovuto concentrare su trovare un altro secondo chitarrista, un sostituto di Frankie e a me non andava. Era cos sbagliato e stupido sperare ancora che potesse tornare?
Sei sicuro?, si accod Al, per niente convinto. Bernie ci aveva detto che....
Lo interruppi subito. Bernie pu dire quello che vuole, ma io faccio comunque quello che mi pare.
Fa tanto prima donna, Sam fece una smorfia derisoria. Era seduto - o per meglio dire spaparanzato - sul divano e si attorcigliava svogliatamente i dreads.
Ma non  vero, gli risposi a tono.  solo che non mi va di pensare al tour. Non ancora.
Marzo non  poi cos lontano, devi iniziare a stabilire tutti i dettagli. Di solito non vedi l'ora di organizzare tutto, continu Sam. Passi ore a scegliere i musicisti esterni, i luoghi dove provare, le scalette. Cosa c' di divers....
Stavolta lo interruppe Al. Manca qualcuno, ecco il problema.
Sam alz gli occhi al cielo e si lasci andare a un sospiro. Ancora con questa storia? Basta. Pensavo l'aveste superata, si affrett ad aggiungere: tutti e due.
Non c' niente da superare, gli risposi brusco; Frankie era ancora l, nella mia testa.
Se ne  andata, fattene, si corresse, anzi, fatevene una ragione. Non vuole pi vedervi n sentirvi. Punto.
Sam stava dicendo la verit, la realt dei fatti. Peccato che fosse tutto tranne quello che volevo sentirmi dire.
 una cosa momentanea. Torner. O almeno lo speravo.
Sei riuscito a sentirla? Ti ha chiamato?, Al sbarr gli occhi, come se si fosse svegliato all'improvviso. Sono stato di nuovo nel suo appartamento, ma  identico a quando ci siamo stati l'ultima volta.
Non l'ho sentita, scossi la testa. Le ho solo lasciato dei messaggi e sinceramente non so cos'altro fare, mi coprii il volto con le mani. La sua segreteria  piena dei miei monologhi, mi venne da sorridere. Non mi era mai capitato di parlare cos tanto a senso unico.
C' sempre una prima volta, amico, comment Sam. Immaginavo che lo avrebbe detto. Tipica frase fatta consolatoria, che per non funzionava mai. Non con me, almeno.
Hai sentito Danielle in questi giorni?, ignorai Sam e mi rivolsi di nuovo ad Al che si era alzato dal divanetto per raggiungere il giaccone che aveva lasciato su una sedia libera vicino alla consolle. Frug prima in una tasca, poi nell'altra e ne tir fuori il cellulare.
Si alz per tornare al suo posto sul divano, senza smettere di guardare lo schermo. S, ho chiamato Dani qualche giorno fa, ma non ha risposto.
Ecco da chi ha preso Frankie, sottolineai, con un sorrisetto ironico.
Poi, per, mi ha inviato una nota vocale, aument il volume per farci sentire meglio la voce triste e incazzata di Danielle che diceva: Non l'ho ancora sentita. Vorrei sentire lei e non te. Smetti di chiamarmi, grazie. Si confermava la simpatia in persona. Se era successo tutto quel casino era colpa sua. Alla lunga le bugie vengono sempre fuori e fanno danni incredibili, peggiori di quelli che avrebbe fatto un po' di sana verit. Lo avevo capito a mie spese.
Sam ruppe il silenzio imbarazzante che si era creato dopo aver sentito la voce di Danielle. Be', vedila cos, si schiar la voce. Alla fine ti ha detto grazie e non vaffanculo.
Al annu, poco convinto. Ah no? Quel grazie era un vaffanculo implicito.
Tocca accontentarsi nella vita, ribatt Sam.
La vuoi smettere con queste frasi fatte? Mi fai venire l'ansia. Al si rialz di scatto dal divano per raggiungere la porta insonorizzata aperta che collegava la sala regia alla live room. Lo vidi camminare in direzione del cavalletto sul quale aveva gi disposto il basso. Si massaggi le tempie e si rassett i capelli biondi all'indietro, disorientato come se non avesse idea di cosa fare. Poi si riprese e cominci a trafficare con l'attrezzatura.
L'ha presa male, Sam sbuff. Non mi piace questa atmosfera. Proprio per niente, si alz anche lui con un balzo e si diresse verso il televisore, per accenderlo. Ti spiace se mentre lui prova la sua parte, guardo la partita dei Knicks?.
Scossi la testa e alzai le spalle. Tanto dovevamo comunque aspettare Tom Hidlestone, l'ingegnere del suono che si era gi occupato delle registrazioni di Lost. Contro chi giocano?
I Sixers. Li stracciamo stasera.
Sam trov il canale sul quale stavano trasmettendo la partita tra i New York Knicks e i Philadelphia Sixers. Riconobbi all'istante il Madison Square Garden. L'ultima volta che c'ero stato, mi trovavo l per il concerto di Eric Benson insieme a Frankie. Pensava fosse suo padre e io l'avevo assecondata in quella follia per prendere tempo e trattenerla il pi possibile a New York in modo da far ragionare quel testone di Al.
Quel pugno in faccia rimarr scolpito nella mia mente per sempre, pensai, sogghignando.
Sam torn a sedersi sul divano con il telecomando in mano e l'atteggiamento di uno che sta pensando: Se vuoi cambiare canale devi passare sul mio cadavere. Era un tifoso dei Knicks da sempre, da quando aveva preso una palla da basket in mano per la prima volta. Poi per aveva preferito la musica allo sport, visti gli scarsi risultati in campo. Alla batteria era imbattibile, ma come cestista non era un granch; riuscivo a batterlo persino io quando organizzavamo i tornei tra colleghi, con suo grande disappunto. Ogni volta dava la colpa all'et: Ridete, ridete. Voglio vedere voi dopo i quaranta cosa combinerete.
Non feci in tempo a chiedergli se gli andava di organizzare una partita prima di Natale perch il mio cellulare inizi a squillare e lui mi fece segno di non disturbarlo parlando al telefono.
Era Bernie. Non potevo non rispondere. Cara la mia agente, mi affrettai a uscire dalla sala regia e mi diressi nell'area relax.  un po' che non ti sento. Mi stavo preoccupando. Salutai con la mano dei colleghi che stavano chiacchierando tra loro durante una pausa tra una sessione in studio e l'altra.
Non ti ho chiamato, la sua voce era pi nasale e afona del solito, perch le mie figlie hanno pensato bene di attaccarmi l'influenza e perch eravamo rimasti d'accordo che mi avresti chiamato tu per decidere le date definitive del tour.
Ancora con quel cazzo di tour. Bernie, mi dispiace se sei in quarantena, ma non ho ancora messo insieme le idee per il tour, provai a essere gentile. Vorrei dedicare questi giorni a una nuova canzone che mi  saltata in testa. E sai quando ho in mente una canzone....
Non dormi la notte, lo so. Dio che rompipalle che sei, Maynard. Eppure un giorno di questi ti mollo.
S, s, sogghignai. Dove lo trovi un altro come me?, la stuzzicai.
La sentii starnutire. Buon Dio, la sua voce era ancora pi nasale. Non farmi agitare, ti prego, che sto malissimo, si lagn. Hai affittato lo studio agli Avatar? Di tua iniziativa?, sembrava stupita.
S, mi trovi nello stesso studio dove ho inciso Lost. Mi ci sono affezionato, ormai. Presi degli spiccioli dalla tasca dei jeans e li inserii nella macchinetta del caff, poi selezionai un caff ristretto, amaro. Avevo bisogno di carica.
Sospir. Com' che alla fine fai sempre e solo come ti pare? Hai stravolto tutti i piani che avevo fatto. Ora dovr rivedere e correggere ogni cosa. Viste le mie condizioni, mi ci vorranno ore, mal di testa permettendo. Non hai proprio rispetto per il lavoro degli altri.
Alzai gli occhi al cielo. Vuoi un aumento?
Vuoi che ti mandi a...
No, grazie, Bernie. Se vuoi pi tardi passo a casa tua con tante pizze consolatorie per te e la tua famiglia.
Per carit, non ti azzardare a venire qui che  pieno di bacilli, lo disse con voce schifata. Non voglio neanche pensare a un Jayden Maynard senza voce o col raffreddore.
La mia voce  assicurata per dieci milioni di dollari, le ricordai.
Ah giusto. Era fuori fase, la mia cara Bernie. Di solito era lei che me lo ricordava. Non importa.  meglio se stai lontano da qualsiasi fonte di batteri.
Quindi non posso neanche respirare, scoppiai a ridere. I germi sono nell'aria, proprio come l'ispirazione.
Rimase in silenzio e poi schiocc le labbra. Ti sento di buonumore, non ne sembrava felice. Il motivo?
La canzone che sto registrando, iniziai a spiegarle. Non puoi capire quanto sia felice di aver scritto un nuovo pezzo decente.
Eh certo. Io non posso capire, me la immaginai mentre alzava gli occhi al cielo, indignata. Ti ho visto poche volte cos pieno di inventiva, quindi la canzone deve essere pi decente di quel che dici. Posso immaginare anche a chi  dedicata.
A una fuggitiva, risi piano. Sostenni il telefono con la spalla mentre prendevo il caff dalla macchinetta.
Non te la levi proprio dalla testa, eh?, sospir. Appena mi rimetto in sesto vedo di ricattarla, cos dovr tornare per forza.
Grazie Bernie, apprezzo il gesto. Sorseggiai il caff bollente e feci una smorfia di disgusto. Rabbrividii e mi sentii rizzare i peli sul collo. Quel caff peggiorava ogni giorno di pi. Allora ci sentiamo presto. E rimettiti, mi raccomando.
Puoi starne certo, fustacchione. E come al solito....
Non combinare cazzate, ridacchiai. Tranquilla, far il bravo.
Perch quando lo dici vedo sempre qualche guaio all'orizzonte?
Ma no, la rassicurai. Cosa vuoi che combini chiuso in studio?
Tu saresti capace di tutto. Come i bambini lasciati incustoditi. Vuoi che ti mandi l Jodi o Ben?.
Trattenni una risata. Ho gi dei babysitter. Sam e Al sono con me.
Oh perfetto!, sbuff. Ora s che posso stare tranquilla. E loro chi li controlla?
Ciao Bernie, la congedai col sorriso sulle labbra. Di solito non era cos apprensiva, ma visto il periodo non troppo positivo che stavo vivendo, mi stava con il fiato sul collo per evitare che facessi davvero qualche cazzata della quale avrei potuto pentirmi. Chiusi la chiamata e mi ritrovai a scuotere la testa, divertito. Bevvi un altro goccio di caff e stavo per tornare in studio quando il cellulare squill di nuovo. Pensavo fosse ancora Bernie, magari si era dimenticata di dirmi qualcosa di importante. In realt, speravo fosse Frankie, ma sapevo che era impossibile. Mi stupii, invece, di vedere sul display il nome di mio fratello Ed. Alzai le sopracciglia, perch solitamente mi chiamava solo se aveva qualcosa di urgente da dirmi. Avvertii una punta d'ansia. Perch chiamava? Non mi restava che scoprirlo. Quale onore!, esordii. Che ti serve?, ogni volta che glielo chiedevo le sue rughe sulla fronte si increspavano e si incazzava come una belva.
Silenzio. Uh-uh, c' nessuno? Sei tu o  Tommy che ti ha preso il cellulare di nascosto? Bambino pestifero. Feci la voce da orco, immaginandomi gi la risata allegra di mio nipote. Al posto di una risata, per, udii un sospiro soffocato.
Ciao Jay, finalmente riconobbi la voce profonda di mio fratello Ed. Era leggermente distorta, forse per colpa della linea disturbata, e ridotta a un sussurro.
Stai chiamando dal lavoro?, ipotizzai.
No, altro sospiro. Dall'ospedale. Mi si chiuse la gola e il mio pensiero and subito a mio padre. Porca puttana. Pap si  sentito male. Non so ancora nulla.
M-ma sta bene?, balbettai.
Sono arrivato adesso. Non sono ancora riuscito a parlare con il dottor Ritter.
S-s, ma lo hai visto? In che reparto ?
Terapia intensiva, Jay. Non l'ho visto perch non fanno entrare nessuno. Neanche Debra.
Se non facevano entrare nessuno doveva essere grave. Cazzo.
Quella giornata positiva era andata a farsi benedire. Buttai il bicchiere mezzo pieno di caff nel cestino. Vengo l il prima possibile.
Ti aggiorno appena so qualcosa. Riattacc e io corsi verso la sala regia dello Studio A per avvertire gli altri. Anche i miei piani erano stati stravolti, non solo quelli di Bernie.
Gi da fuori sentii il tifo sfegatato di Sam che appena mi vide comparire sulla soglia, mi indic lo schermo piatto del televisore con un cenno del capo. Siamo in vantaggio, amico.  il caso di aprire le scommesse.
Non oggi, Sam, dissi in tono cos serio che si volt verso di me, perdendosi un tiro da tre punti.
Che ti prende?, mi studi a fondo. Problemi? Ti ha chiamato Frankie?.
Scossi la testa. Magari, presi un respiro profondo mentre raccoglievo le mie cose sparse per la stanza. Le chitarre le avrei fatte portare via in un secondo momento. Stavo dimenticando qualcosa? Mi guardai intorno, voltandomi prima a destra e poi a sinistra, disorientato. Era mio fratello Ed. Mio padre si  sentito male. Devo andare a Hartford. Non posso stare qui senza fare niente. Non che l possa fare qualcosa, ma voglio vederlo di persona almeno. Parlai a raffica, senza prendere fiato.
Ma certo che devi andare, Sam si alz per venirmi incontro e poggiarmi una mano sulla spalla stringendo la presa. Chiama se hai novit. Quando era preoccupato i suoi occhi sembravano pi gonfi e a palla, soprattutto quando corrugava anche la fronte.
Lo dici tu ad Al?, mi voltai verso l'ampia vetrata e lo vidi seduto sullo sgabello con il basso poggiato su una gamba, intento a provare la sua parte senza aver collegato l'amplificatore. Mi allontanai per prendere il giubbotto e lo indossai alla svelta.
Sam annu. Sicuro. Ci penso io qui. Tu vai. Mi indic la porta.
Sentivo l'angoscia rodermi lo stomaco e diffondersi nel resto del corpo a tutta velocit. In quel momento mi venne in mente Frankie e la possibilit che potesse tornare a New York proprio durante la mia assenza. Se torna....
Sam inspir a fondo. S, se torna te lo facciamo sapere.
Grazie.
Mi sentivo combattuto, ma Frankie avrei potuto vederla in qualsiasi altro momento, mio padre invece rischiavo di perderlo per sempre. Aveva bisogno di sapere che c'ero anche io al suo fianco, insieme a tutti gli altri. Non me lo sarei mai perdonato se non l'avessi raggiunto in tempo. Ma che cazzo dico?, pensai. Lui  forte, ce la far anche stavolta.
Mi caricai il borsone in spalla. Poi mando qualcuno a prendere le altre cose, feci qualche passo indietro, salutai Sam e corsi via.


Capitolo nove
In un giorno di pioggia

Arrivai all'ospedale di Hartford dopo oltre tre estenuanti ore di viaggio a bordo di un'auto a noleggio. Non avevo trovato un volo disponibile e per affittare un jet privato avrei dovuto aspettare la mattina seguente, quindi ero partito la sera stessa convinto di arrivare al massimo in due ore... e invece per colpa del traffico ci avevo messo una vita.
Mio fratello Ed mi aveva tenuto aggiornato sulla situazione e aveva detto che mi avrebbe aspettato fuori dal reparto di terapia intensiva, dove ancora si trovava nostro padre. Le sue condizioni - a detta del medico che lo aveva in cura - si erano stabilizzate, ma era ancora presto per tirare un sospiro di sollievo. Pap doveva innanzitutto superare la notte, poi l'indomani avrebbero cominciato a pensare a delle possibili cure. Non c'era altro da fare che sperare in un miglioramento e aspettare. Peccato che odiassi le attese e ancora di pi starmene seduto senza fare niente, a parte bere un caff dietro l'altro.
Fu strano ritrovarmi a Hartford e mi sentii smarrito perch non ero preparato a gestire una situazione incontrollabile come quella in cui ero stato catapultato solo poche ore prima. La paura di perdere mio padre era forte, come anche il senso di colpa per non essere riuscito a tenermi in contatto con lui come avrei voluto e dovuto. Poteva sembrare banale, ma in situazioni come quella ti ritrovavi davvero a riflettere anche sulle piccole cose, sulle tue mancanze, su ci che avevi continuato a rimandare finch era stato troppo tardi.
Caff?, George era in piedi davanti a me e mi stava porgendo un bicchierino di caff.
Scossi la testa. Ne avevo bevuto anche troppo, di caff. George alz una spalla e dopo aver bevuto il suo, si scol anche il bicchierino che era destinato a me. Poi si appoggi con la schiena al muro del corridoio del reparto di terapia intensiva. Io e Ed, invece, eravamo seduti sulle poltroncine di fronte a lui. Ed si stava tenendo la testa tra le mani per la stanchezza. George, anche se era stanco, non lo dava a vedere; era ancora in divisa da agente di polizia, perch non era passato neanche da casa per cambiarsi dopo il turno alla centrale.
Certo che quella donna  davvero una stronza senza pari. Cos' che ha detto?, George si riferiva a Debra, ovviamente. Torno subito, ho bisogno d'aria?, fischi. Sar pi di un'ora che se n' andata.
Meglio cos, sbuffai. Non la posso vedere.
Perch noi, s?, George scoppi in una risata aspra. E pensa che tu la vedi s e no due o tre volte l'anno. Noi abitiamo nella stessa citt e ci capita di incontrarla anche al supermercato.
Cos'era quella? Una frecciatina sul fatto che non tornavo spesso a Hartford? Aveva ragione, cazzo. Non ero tornato neanche per il Giorno del Ringraziamento perch, senza girarci troppo intorno, non ne avevo voglia. Ero troppo preso dai miei problemi, dai miei pensieri, dalle mie canzoni, per tornare dalle uniche persone che mi conoscevano da sempre e mi consideravano ancora una persona normale.
Per non parlare del fatto che vive insieme a pap e quindi dobbiamo vedere per forza anche lei quando passiamo da lui, continu mio fratello.
Hai ragione, appoggiai le spalle sullo schienale della poltroncina scomoda, annuendo. Cercai il suo sguardo e lessi un pizzico di rimprovero nei suoi occhi. Mi dispiace essere venuto qui soltanto dopo aver saputo di..., aggiunsi poi per scusarmi.
Ehi, non fartene una colpa, mi interruppe Ed. Si volt verso di me, giusto il tempo per lanciarmi un'occhiata rassicurante. Anche io avrei preferito andarmene in vacanza da qualche parte, piuttosto che tornare qui.
Gi, magari con una delle sventole che ti circondano, aggiunse George.
Sogghignai. Per il Ringraziamento ero a casa di Sam e della sua famiglia, nel New Jersey. Quale vacanza?, scossi la testa. Quali sventole?, passai in rassegna prima Ed e poi George, soffermandomi di pi su di quest'ultimo che aveva osato alzare un sopracciglio, perplesso. Sul serio. C'era anche Al.
Niente sventole?, George sembrava titubante. Avevo la reputazione del coglione, quindi era pi che normale.
Scossi la testa. No.
Non ti credo neanche un po', rise piano George.
E come mai?, intervenne Ed, stupito quasi pi di George.
Scrollai le spalle. Perch..., come potevo spiegare in poche parole quello che era successo in quei mesi? I miei fratelli avevano conosciuto Frankie quando erano venuti a trovarmi, ma non avevano idea di ci che era successo tra noi. Diciamo che mi sono preso una pausa dalle relazioni per il momento.
Cio, non ti sei fatto nessuna gnocca? Quella bionda con la quale hai litigato in studio?, fece una smorfia. Come si chiamava?
Alexandra Priestley, scossi la testa. No, ci siamo lasciati.
I giornali dicono che frequenti qualcuno, osserv Ed. Ti hanno fotografato con quella ragazza dai capelli arancioni che abbiamo conosciuto in studio. Francis....
Frankie, lo corressi. Franklyn Reeves, specificai.
Mmh, fece George con un'espressione non troppo convinta. Me la ricordo bene. Molto carina, anche se per i tuoi canoni penso che....
Lo interruppi subito. Fanculo i canoni.
Ahhh. Ora ho capito tutto, George prov a trattenere un ghigno sarcastico, ma non ci riusc.
Ed, invece, mi diede una pacca sulla spalla. Ti piace.
Te la sei fatta?, George andava sempre dritto al dunque, non eccelleva n per sensibilit n, soprattutto, per tatto.
Sospirai. Definisci meglio il significato di fatta.
George mi guard divertito. Tu che chiedi a me, si trattenne dallo scoppiare a ridere, di spiegarti cosa vuol dire farsi una donna?, alz entrambe le sopracciglia. Te la sei portata a letto?, and al sodo, senza girarci intorno.
Mi grattai una tempia, in difficolt. Non te lo dir mai.
Eh, se dici cos, allora l'hai Jaydenizzata. George arricci le labbra. Sei uno stronzo, ma cazzo, se te le invidio tutte quelle donne.
Alzai gli occhi al cielo. Lei non  tutte quelle donne, scrollai le spalle. Lei ....
Eh quando uno arriva a dire Lei 蔻, mi anticip Ed, vuol dire che  messo male, fratellino. Sbuff e fece una risatina. Almeno con quell'argomento avevamo allentato la tensione.
Venti dollari che non dureranno neanche un mese, propose George a Ed, che non pot proprio tirarsi indietro.
Cinquanta dollari che lui domani se ne va, rilanci Ed. Come se non fossi l con loro.
Veramente siamo gi a domani, guardai l'orologio e mi accorsi che erano quasi le tre del mattino. Quindi la tua scommessa non vale.
Okay, allora, dopodomani.
George si stacc dal muro con un colpo di reni per dare la mano a Ed. Ci sto, gli disse.
Sbuffai incrociando le braccia al petto e puntai gli occhi sul soffitto. Mi concentrai sulla lampada al neon che irradiava una luce bianca e asettica. Pian piano le palpebre divennero pesanti e le chiusi per riposare gli occhi. Infine, mi addormentai per la stanchezza, dopo aver sentito George commentare preoccupato: Speriamo vada tutto bene e che pap si riprenda.
Mi risvegliai per colpa di qualcuno che mi scuoteva forte. All'inizio pensai di aver sognato di cadere, ma poi, dopo aver sbattuto le palpebre a ripetizione nel tentativo di schiarirmi la vista, capii che mi ero addormentato sulla poltroncina. Ero proprio crollato.
Era stato Ed a scuotermi, anche se a prima vista non lo avevo riconosciuto. Dovevo essere caduto in un sonno cos profondo da non ricordarmi nemmeno come mi chiamassi.
Di colpo, mi torn alla mente il motivo per cui mi trovavo in quel corridoio. Che succede?, domandai, all'improvviso agitatissimo.
Niente di grave, visto che non voleva decidersi a specificare cosa fosse quel niente di grave, glielo domandai.
Cosa intendi per niente di grave?, mi alzai in piedi di scatto e lo fissai dritto negli occhi.
Che pap ha passato la notte..., era una cosa positiva. E la fase critica, altra cosa positiva, ma, i ma erano sempre negativi, i medici hanno riscontrato un deficit e una lieve paralisi nella parte destra del corpo.
Cazzo. Mi strofinai il volto con la mano, soffermandomi sugli occhi. Lo hai visto?, scosse la testa. Sai se  sveglio?
 sedato. Ma se ci sono miglioramenti, lo spostano dalla terapia intensiva a una camera singola per monitorarlo. Il dottor Ritter ha detto che  ancora presto per pronunciarsi, ma non  in imminente pericolo di vita. Scoll le spalle.
Mi guardai intorno alla ricerca di George, ma non lo vidi passeggiare in corridoio con il suo solito caff in mano. Dov' George?
 tornato a casa. Da oggi in poi, faremo a turno qui.  inutile rimanere tutti e tre, non credi?.
Aggrottai la fronte. Quindi lo terranno qui per molto?
Se vuoi tornartene alla tua vita, alla tua musica, fa' pure. Ti capisco.
Scossi la testa. Ovvio che no. Finch non so che star bene, rimango a Hartford.
Ed prese un respiro profondo. Sono contento di sentirtelo dire, Jay. Annu ed ebbi quasi la sensazione che stesse per abbracciarmi, ma poi si limit solo a darmi una pacca sulla spalla. Vai a casa, fatti una doccia e poi raggiungimi qui per darmi il cambio.
Sicuro?, aveva un'espressione stravolta e sembrava invecchiato di dieci anni in una notte. La barba leggermente incolta non migliorava la situazione, anzi lo faceva sembrare ancora pi stanco e trasandato.
Sicuro, conferm. Vai a casa. La mamma non vede l'ora di vederti.
Potevo immaginarlo. Mi avrebbe tirato le orecchie perch erano mesi che non tornavo a casa e due settimane che non la chiamavo.
Annuii. Allora ci vediamo pi tardi. Chiama se hai bisogno.
Non ti preoccupare, mi conged con un'altra pacca sul braccio e me ne andai, anche se non a cuor leggero.
Fuori pioveva e tirava vento forte; c'era in atto una vera e propria tempesta che presto si sarebbe trasformata di sicuro in una bufera di neve, visti i nuvoloni bianchi e rigonfi.
Tanto per non farsi mancare niente, eh, Maynard? Sbuffai e mi portai il cappuccio del giubbotto sopra la testa. Poi corsi sotto l'acqua scrosciante fino all'auto a noleggio con la quale ero arrivato a Hartford.
Cercai di asciugarmi alla meglio e percorsi il familiare tragitto fino a casa. Chiss come stava mia madre dopo aver saputo del malore di pap. Nonostante non lo odiasse pi, provava ancora un profondo rancore verso quel soggetto che aveva fatto l'errore di sposare. Lo sapevo, per, che sotto sotto le importava ancora qualcosa di lui. Faceva tanto la dura e quella che non ne voleva sapere pi niente, ma poi, puntualmente, ascoltava con interesse le conversazioni che lo riguardavano.
Sospirai, svoltai in una strada che attraversava il quartiere residenziale immerso nel verde in cui avevo sempre vissuto e proseguii fino ad arrivare al numero 41 di Bloomfield Avenue. Tornare a casa faceva sempre uno strano effetto. Il pi delle volte mi sembrava di tornare indietro nel tempo, a quando ero solo un ragazzino e non potevo mai fare come dicevo io, per colpa delle regole dei miei genitori e dell'atteggiamento prepotente dei miei fratelli maggiori. Madre dispotica. Padre dispotico. Fratelli dispotici. Non mi era andata bene, ma neanche troppo male. Per forza, poi, mi ero ribellato.
Sorrisi guardando la casa addobbata a festa, come sempre. Seppure le luci esterne fossero spente, il Babbo Natale finto, che si arrampicava fino al primo piano sostenuto dalla sua slitta volante, creava la giusta atmosfera natalizia. Non fosse stato per quanto era capitato ultimamente, quello sarebbe stato un bel Natale. Per ero fiducioso. Mancava ancora qualche settimana alla festa vera e propria, e non era detto che non potesse accadere qualcosa di bello. Ci speravo, anche se era improbabile che mio padre si riprendesse del tutto o che Frankie ricomparisse.
Parcheggiai di fianco alla station wagon di mia madre e alla berlina scura di George.
Le luci del soggiorno erano spente, quindi probabilmente mia madre si era rifugiata in cucina per dare sfogo alla sua vena culinaria e sfornare dolci su dolci...
In effetti ci avevo visto giusto; quando mamma venne ad aprirmi la porta, fui sopraffatto dal calore e dal profumo di biscotti al cioccolato appena cotti. Mia madre rimase un secondo sulla soglia a guardarmi stralunata come se volesse capire se fossi un'allucinazione oppure no. Sei tu? Sei davvero tu sotto quel cappuccio?, ripet sbalordita. Mi prese la faccia e mi diede un pizzicotto sulla guancia come quando avevo dieci anni. Sgran gli occhi. S, s. Ci sei eccome! Finalmente!.
Non mi diede neanche il tempo di respirare che me la ritrovai addosso; mi strinse in un abbraccio cos serrato da impedirmi quasi di respirare, incurante del fatto che fossi zuppo dalla testa ai piedi.
S, mamma. Fammi respirare, per, boccheggiai come un pesce alla ricerca d'aria. Si stacc da me, cos la potei osservare meglio: non era cambiata affatto, a parte il colore dei suoi capelli ricci, che ora era ravvivato da qualche ciocca rosso rubino. Notai che era sempre in forma e non aveva abbandonato n gli occhiali da vista rotondi n l'abbigliamento colorato. Mi fece un sorriso smagliante, che per si spense in un attimo; dopodich si accigli, strinse le labbra e mi guard con gli occhi ridotti a fessure. Okay, era in arrivo una sfuriata delle sue.
Quasi otto mesi!, url. Ecco, appunto. Otto mesi che non ti fai vedere da queste parti. Mi schiaffeggi forte una spalla da sopra al giaccone.
Ahi, mi tolsi il cappuccio dalla testa. Ma che ti prende?.
Mi lanci un'occhiata minacciosa. Eri cos impegnato da non riuscire a venire neanche per un weekend? O per il Giorno del Ringraziamento? Dov'eri il Giorno del Ringraziamento, a proposito?!.
Bentornato, Jay. Dovetti dirmelo da solo, mia madre era troppo incazzata per accogliermi a dovere. Con la voce stridula che sfoggiava solo nelle grandi occasioni, mamma mi url frasi sconnesse per un minuto di fila, prima che qualcuno scostasse la porta per capire il motivo di tanto chiasso. Annie? Che succede?, una testa bionda fece capolino da dietro la porta e mi ritrovai a osservare due occhi blu sgranati. Wow, disse mia cognata Reagan, presa alla sprovvista. In un giorno di pioggia, ecco che Jayden Maynard bussa alla nostra porta, sempre pungente, la ragazza. Pungente e anche bellissima, affascinante e sexy da morire. Cosa che non perdevo occasione di notare. Sei un ologramma?, peccato che quando apriva bocca l'incanto si infrangeva.
Sbuffai. No, non sono un ologramma. Sono l'originale, mi tastai il giaccone con le mani per dimostrarglielo. Ora mi fate entrare che fa freddo e sta quasi per nevicare?, chiesi, irritato. Il mio tono scortese per lo meno le fece indietreggiare per farmi spazio.
Non appena entrai in casa, appesi il giaccone al pomello del corrimano della scala che portava al piano di sopra, come d'abitudine. Mi passai le mani tra i capelli umidi per scuoterli e provare ad asciugarli alla meglio.
Che giornata di merda, dissi a bassa voce.
Sai gi..., Reagan si blocc per un istante, ma le impedii di continuare con un cenno affermativo del capo. Okay.
Deve succedere sempre qualcosa per vederti spuntare a Hartford, non  cos?, ed ecco che mia madre tornava all'attacco.
Ho dormito appena tre ore, su una sedia dell'ospedale, scomodissima per giunta. Se non ti spiace, vorrei fare una doccia e mangiare qualcosa, poi potrai offendermi in tutti i modi possibili immaginabili. Contenta?, sospirai.
A quel punto mamma si rabbon. Oh, dannazione, vieni qui, apr le braccia e mi venne incontro per abbracciarmi di nuovo, adesso commossa fin quasi alle lacrime. Reagan si un all'abbraccio per qualche istante e mi strofin una mano sul braccio. Bentornato, disse infine mia cognata.
Meno male che alla fine qualcuno me l'aveva detto.
Mia madre mi lasci andare e poi scosse la testa come a volersi liberare dei cattivi pensieri. Allora? Come sta quel debosciato figlio di puttana?.
Era pi facile fingere di odiarlo che mostrarsi dispiaciuta per l'ex marito.
Un classico.
 iTalia


Capitolo dieci
Qualcosa di cui sparlare

Stavo facendo colazione al bancone della cucina con latte e cereali, come ai vecchi tempi, quando una disturbatrice mi tese un agguato.
Allora, ci dai qualcosa di cui sparlare?, chiese Reagan. Si appoggi con le braccia incrociate sulla superficie del bancone e mi punt addosso i suoi occhi blu; cercai di farle distogliere lo sguardo masticando a bocca aperta, ma il mio tentativo di scrollarmela di dosso non and a buon fine visto che i suoi due figli solitamente facevano di peggio. Mi ricomposi masticando a bocca chiusa e provai a ignorarla. Dai, vogliamo qualcosa di succulento. Lo sapevo che stava solo cercando di stemperare l'atmosfera densa di nervosismo e ansia per le condizioni di mio padre, ma non avevo alcuna voglia di parlare dei miei affari privati.
Ingoiai il boccone. Leggi i giornali e l troverai tutto quello che cerchi. Non era vero perch i giornalisti scrivevano un po' quello che cazzo pareva a loro. Il pi delle volte si trattava di falsit, oppure di mezze verit. Non potevano sapere che io stessi veramente con Frankie, perch non ne avevano le prove certe, come un bacio scambiato per strada o vederci rientrare insieme a casa dell'uno o dell'altra nel cuore della notte. A dire il vero, ultimamente nemmeno io avevo prove certe della nostra relazione. Stavamo ancora insieme? Eh, per quanto mi riguardava s. Sperai anche che Frankie, ovunque fosse, la pensasse come me.
Lo sai che sui giornali non scrivono mai la verit, insistette Reagan.
Sono tutte ciarle. Si intromise mia madre che si diresse alla lavastoviglie per svuotarla.
Non tutte, ribatt Reagan. I giornali dicono che sei sparito dalla circolazione. Non ti vedono alle feste n in compagnia di belle ragazze, ammicc brevemente. L'ultima con cui sei stato visto  quella Orange, arricci le labbra. Non  che c'entra lei in questo tuo cambiamento repentino?.
Scrollai le spalle. Chiss. Immersi il cucchiaio nella tazza di ceramica bianca sbeccata - la mia preferita - e presi un altro boccone di cereali. Masticai in fretta. Ma tanto non te lo dico.
Oh, avanti, sbatt le ciglia lunghe. Almeno qualche dettagliuccio.
Ruotai gli occhi. Si chiama Frankie, non Orange. Mi pulii la bocca con un tovagliolo e scesi dallo sgabello. Avevo il turno in ospedale da mio padre, che pian piano si stava riprendendo.
Frankie, eh?, Reagan mi fece l'occhiolino. Ti piace?.
Le risposi con un sorrisetto compiaciuto. Pensala come ti pare.
S, s. Ti piace!. Annu con gesti lenti. Annie, mi sa che tuo figlio  innamorato!.
Ah, non lo credo possibile, mia madre continu a mettere a posto le stoviglie come se niente fosse. Era cos incredibile che potessi innamorarmi davvero? Chi ero diventato secondo loro? Un uomo senza cuore, avido e che amava prendere in giro le donne? Cristo.
Sbuffai. Quanto erano impiccione quelle due. Sono affari miei, risposi con educazione, ma fingendomi altezzoso.
Disse quello che finisce su tutti i giornali una settimana s e l'altra pure, mia madre si volt giusto il tempo di incenerirmi con lo sguardo.
A dire il vero,  un po' che non appare sulle riviste. Reagan arricci le labbra. Non su quelle di gossip, almeno. Di interviste tue, ne ho lette parecchie, ma foto rubate con qualche nuova fiamma non ne ho viste.
Avr imparato a essere pi riservato. Mia madre era un tipo difficile da convincere e la donna pi scettica che conoscessi.
Mi sono dedicato al lavoro in questi mesi, non ho avuto tempo per altro.
Certo, come no. Mia madre alz un sopracciglio, perplessa. Strano.
Sentite, adesso devo andare. Continuate pure a fare supposizioni su di me e su quello che faccio a New York, alzai le spalle. Tanto la verit la sappiamo soltanto io e..., sogghignai. E Frankie. Le salutai facendo ciao ciao con la mano.
Aspetta!, url Reagan non appena mi vide arretrare. Non puoi lasciare il discorso in sospeso. State insieme?, arretrai ancora, mostrandole un'espressione furbetta. Fate sul serio? E perch non l'hai portata con te?.
Tornai serio all'istante e mi bloccai al centro della cucina. Non devi chiederlo a me. L'assenza di Frankie, alzai le spalle, non  colpa mia. Cio, indirettamente lo . Ma  una storia lunga da raccontare..., schioccai la lingua. Diciamo solo che avrei voluto che fosse qui, ma anche lei ha avuto dei problemi con suo padre e la sua famiglia.
Che tipo di problemi?, continu Reagan.
Incomprensioni, liti, cose cos. Rimasi sul vago.
E si  fidata a lasciarti partire da solo?, aggrott la fronte, aggiustandosi qualche ciocca di capelli dietro l'orecchio.
..., stavo per dire complicato, ma chiusi la bocca, storcendo le labbra in una smorfia. Non si trova a New York. E non sa che sono qui, perch anche lei  andata via per risolvere alcune questioni.
Vi sentite per telefono....
Scossi la testa. Io la chiamo, ma lei non risponde, sospirai. Credo voglia stare da sola per pensare.
Mia madre smise di riordinare la cucina e si appoggi al piano di lavoro con un pugno sul fianco. Sono scioccata.
Io no!, Reagan batt le mani tutta contenta. Lo sapevo che prima o poi avrebbe trovato quella giusta.
Aha! Staremo a vedere! Staremo a vedere, Rea, comment mia madre, aggiungendo una risatina nervosa.
Meglio se me ne vado. Le lanciai un'occhiata di sbieco.
Salutami quel..., mia madre si trattenne. Deglut a fatica.
Quello che vuole dire : porta i nostri pi cari auguri di pronta guarigione a tuo padre. Giusto, Annie?, Reagan si sollev dal bancone e cerc il suo sguardo.
Mia madre sventol una mano in aria. Certo, esatto. I miei pi cari auguri a lui e un vaffanculo a quella donna, se la vedi.
Annie, la riprese Reagan.
Che c'? Quando ci vuole, ci vuole. Senza degnarci di un altro sguardo, continu a mettere a posto le stoviglie. Aveva ragione. Un vaffanculo, a volte, era pi efficace di mille parole. E poi dopo aver detto quella parolina, ecco che ti sentivi subito meglio.
Ma quindi hai sospeso tutte le tue attivit?, Reagan fece una pausa. Se resti, potresti aiutarmi con i bambini.
Quali bambini? Quei Puffi in soggiorno?, le strizzai un occhio, indicandole il baby monitor che ogni tanto deliziava le nostre orecchie con le urla dei miei due nipoti. Non so ancora quanto mi tratterr, ma mi farebbe piacere trascorrere un po' di tempo con loro. Crescono troppo in fretta, presi un lungo sospiro.
E la tua agente ti ha lasciato libero?, mia madre sembrava stupita.
La mia agente. Bernie.
Bernie!, mi schiaffeggiai la fronte. Cazzo, non l'ho avvertita.
Mmh, intervenne mia madre. Aspettati una sfuriata con i fiocchi. Quella senza il suo permesso non ti fa neanche andare in bagno.
Ah-ah, divertente, no, non lo era per niente, invece. A ogni modo, Bernie non era una tiranna, mi obbligava solo ad adempiere ai miei doveri. Faceva il lavoro per il quale la pagavo. E lo faceva bene. La devo chiamare, subito.
Presi il telefono dalla tasca posteriore dei jeans e composi il suo numero mentre uscivo dalla cucina e mi incamminavo nel corridoio. Uno, due, tre, quattro squilli. Di solito rispondeva all'istante. Gli squilli diventarono cinque, sei... E poi finalmente riuscii a sentire la sua voce, ancora un po' nasale e assonnata. 'Giorno Bernie. Ti sono mancato?
Per niente, fustacchione. Per niente, ripet svogliata.
Ti disturbo?, in realt stavo prendendo tempo, perch non sapevo come dirle che non ero pi a New York.
No, sono in ufficio, ma sarebbe stato meglio lavorare da casa, almeno per oggi. Comunque, ormai sono qui e senza di me, alz il tono per farsi sentire da tutto l'ufficio, qui si batte la fiacca. Sospir. Ti avrei chiamato io pi tardi per parlarti di alcune cose. Dimmi, che te ne pare di fare qualche apparizione in tv prima del tour? Ti mando un'email con le proposte. E non ti dimenticare di indicarmi le date del tour, perch la casa discografica sta facendo pressioni....
La bloccai prima che potesse continuare. Senti, Bernie, ti ho chiamato proprio per questo motivo. E ora come glielo dicevo? Cristo. Momentaneamente non mi trovo a New York. Breve e conciso.
Cosa? Con chi sei? E perch?, a ogni domanda la sua voce sal di tono e divenne pi stridula.
Non  come pensi, cercai di rassicurarla. Non mi sono ubriacato, non mi sono fatto e non mi sono ritrovato in un letto con una donna sconosciuta, la tranquillizzai. Venni interrotto dal fracasso infernale che stava facendo Tommy, il figlio pi grande di Ed. Aveva tre anni e mezzo ed era gi un terremoto. Si stava divertendo a buttare per terra le palline dell'albero di Natale. Danny, il suo fratellino, lo osservava dal seggiolino poggiato sul divano e lo incitava agitando le manine. Stufo di devastare l'albero, Tommy cominci a correre per tutto il soggiorno imitando il grido di guerra degli indiani.
 la voce di un bambino, quella?, Bernie era sconvolta. Jay, dove sei?.
Sospirai. Sono a Hartford, a casa di mia madre. E l'indiano che senti  mio nipote Tommy.
Reagan mi spunt alle spalle con il giacchetto formato nano. Andiamo Tommy, ti porto all'asilo.
Lui grid un No! risoluto. Aveva preso dalla parte sbagliata della famiglia per quanto riguardava la scuola.
Che vuol dire che sei tornato a Hartford? Tutto bene?, riprese l'interrogatorio Bernie.
Non proprio. Ieri sera mio padre si  sentito male. Scusa se non ti ho chiamato, ma sono stato tutto il tempo in ospedale....
Ma figurati, non pensarci proprio a me, fece una lunga pausa. Mi dispiace. Spero non sia niente di grave e che tuo padre si rimetta presto.
Grazie, Bernie.
Tienimi aggiornata. Questa proprio non ci voleva, sospir. Ma stai tranquillo. Lascia perdere il tour e gli altri impegni. Stai insieme alla tua famiglia, ne hai bisogno. La casa discografica capir.
Lo spero. Non avrei smesso di comporre musica, per. Per fortuna le idee mi seguivano ovunque. Mi bastava un cellulare o un foglio di carta sul quale prendere appunti, e il gioco era fatto.
Poi ti serviva una pausa per riflettere, no? Tornerai pi in forma di prima. E, si affrett ad aggiungere, con le date definitive del tour. Marzo, non dimenticarlo.
Vedr come va nei prossimi giorni. Speravo in un miglioramento di pap, ovvio. Ti faccio sapere.
Dopo averla salutata, riattaccai e aiutai Reagan ad acciuffare il Puffo che si divertiva a correre qua e l. Preso!, lo strinsi in un abbraccio e cominciai a fargli il solletico.
Avevo proprio bisogno di stare un po' in famiglia. Me ne resi conto solo in quel momento.


Capitolo undici
In cerca di una gioia (a che servono gli amici)

Tu s che fai la bella vita, quasi non sentii la voce di George, tanto ero impegnato a imprimere i miei pensieri su carta. Mi trovavo fuori dalla stanza in cui avevano trasferito mio padre. Il dottor Ritter non si era voluto ancora esprimere perch, secondo lui, era troppo presto per fare delle previsioni sulle condizioni di pap e capire quello che sarebbe potuto accadere nei giorni seguenti. Non restava molto da fare se non monitorare la situazione. Scrivi le tue canzoni ovunque. Mio fratello si accomod accanto a me e notai che doveva essere passato da casa poich non indossava l'uniforme ma abiti civili. I suoi capelli ricci somigliavano sempre di pi ai miei e la cosa cominciava a irritarmi sul serio. Ti hanno fatto entrare?, indic la porta della stanza dalle vetrate oscurate dalle tendine a vetro.
Annuii. Solo per qualche minuto, ma dormiva. Ero l da quasi quattro giorni e mio padre ancora non lo sapeva; per assurdo sarei potuto tornare a New York e lui nemmeno l'avrebbe saputo. Ma non me ne volevo andare senza prima aver parlato con lui. Ormai avevo cancellato i miei impegni, quindi perch non rimanere? Come aveva detto bene Bernie, quella vacanza mi avrebbe fatto bene; stare insieme alla mia famiglia, infatti, mi aiutava ad avere un contatto concreto con la realt, cosa che aiutava l'ispirazione. Quel caos rassicurante mi avrebbe di certo aiutato a trovare la giusta armonia e a dare un senso agli appunti scombinati sul mio taccuino.
Ma  normale che dorma tutto il giorno, o no?
Era in coma indotto fino a ieri, gli ricordai. Ha bisogno di tempo.
O magari  lui che fa finta di dormire perch si vergogna a farsi vedere cos debole. Era gi successo qualche anno prima, quando aveva avuto l'ictus. Aveva chiesto alle infermiere di non far entrare nessuno perch si vergognava di farsi vedere in un letto di ospedale.
Il tuo istinto da poliziotto non ti abbandona mai, eh?, riuscii a strappargli mezzo sorriso.
Si tolse il cappotto e la sciarpa, e scroll le spalle. Quando ce l'hai nel sangue....
Stavolta fui io a sorridere. Prova a diventare un detective.
Naa, troppe responsabilit. Per ora sto bene cos.
Alzai le mani con fare arrendevole. Come vuoi tu. Il mio era solo un consiglio. Era quello che mi diceva sempre quando mi offriva un suggerimento su una canzone. Stavolta era il mio turno di consigliare lui, per.
Rimasi a osservarlo con la coda dell'occhio e lo vidi rilassarsi sulla sedia con le braccia incrociate dietro la testa a mo' di cuscino. S. Mi era decisamente mancata la mia famiglia. A New York, a parte Bernie, gli altri collaboratori e i musicisti, non avevo nessuno con cui parlare davvero. Era uno dei lati negativi dell'essere una star: sentirsi solo in mezzo a tanta gente. Gli amici veri erano pochi e la maggior parte di loro li conoscevo da anni o addirittura da quand'ero ragazzino. Le persone che avevo conosciuto da famoso si erano rivelate - chi pi, chi meno - un disastro su tutta la linea; erano una manica di approfittatori e, quando avevi davvero bisogno di loro, erano i primi a voltarti le spalle. Era cos che funzionava in certi ambienti, con qualche eccezione forse.
Scommetto che sei in astinenza da chitarra, disse d'un tratto mio fratello, distogliendo l'attenzione da lui e dalla sua carriera. Soffrivo anche di un altro tipo di astinenza, ora che mi ci faceva pensare. Perch non trovi un posto per suonare? Ti prendi in affitto un magazzino e sfoghi la tua vena creativa.
Prendi in affitto un magazzino, aveva detto. Non era mica una cattiva idea. Avrei potuto provare qualche pezzo nuovo senza che qualcuno mi disturbasse, facendo arrivare le chitarre da New York. Era il giusto compromesso: sarei stato vicino a mio padre senza per rinunciare al mio lavoro e alla mia musica.
Bravo George, iniziai a radunare le mie cose nella tracolla di pelle. Mi hai dato un'idea.
Quando vuoi, Jay, alz il mento con aria saccente.
Ti dispiace se vado o vuoi che ti faccia un po' di compagnia?
Vai, vai. Non sia mai che freni il genio che  in te, aggiunse: di sicuro  l da qualche parte, disperso chiss dove in quella mente contorta.
Grazie, anche da parte del mio ego....
Gi fin troppo grande, peraltro. Che voleva dire? Che mi davo delle arie? Che ero troppo sicuro di me? Troppo superbo e sfrontato? S. Lo ero. Eccome, se lo ero. E il bello era che ne ero consapevole.
Debra si  fatta vedere?, voleva capire se fosse gi passata o avrebbe dovuto rivolgerle la parola quando sarebbe apparsa in corridoio.
Poco prima di pranzo. Poi se n' andata.
Produsse un fischio. Meno male. Me la sono scampata, per oggi.
Non era certo la donna pi simpatica del mondo, Debra. Fosse stata meno arrogante, forse, con il tempo, tanto, tanto tempo, avremmo anche accettato il matrimonio di nostro padre. Invece lei si era fatta odiare dal primo momento in cui le avevamo rivolto la parola.
Lo salutai con un cenno del capo e me ne andai via. Fuori faceva un freddo cane, in pi scendeva il nevischio, perci mi affrettai a raggiungere l'auto per cominciare subito la ricerca del posto giusto in cui poter fare musica. Dopo giorni, finalmente, avevo trovato qualcosa da fare, oltre a vegliare mio padre e a subire gli interrogatori di mia madre e di Reagan che mi aveva quasi assunto come babysitter. Tanto i cartoni piacciono anche a te, aveva detto. I tuoi nipoti pensano che anche tu sia un bambino come loro, si divertiva un sacco a prendermi in giro, ma sapevo che era il suo modo strambo per darmi il benvenuto e farmi capire quanto le ero mancato. Ci conoscevamo da una vita ed era come una sorella per me, anche se, prima di mettersi con Ed, al liceo eravamo usciti insieme un paio di volte. Storia vecchia, sepolta e dimenticata.
Mentre procedevo su Main Street, accompagnato dalla mia stessa voce alla radio - faceva impressione ogni volta - che cantava Who Knows, venni assalito da un ricordo risalente a quattordici o quindici anni prima, quando avevo registrato la mia prima demo da inviare come presentazione. Le canzoni che avevo scelto facevano schifo e ogni volta che pensavo a quel disco improvvisato mi veniva da ridere. All'epoca ero giovane, ingenuo, ma con tanta voglia di spaccare tutto. A realizzare la demo mi aveva aiutato il mio migliore amico, Travis Banton, perch suo padre aveva uno studio di registrazione. Una sera, approfittando del fatto che lo studio fosse chiuso al pubblico e che il padre di Travis fosse tornato a casa prima, ci eravamo infilati all'interno di una delle sale di registrazione e Travis si era messo alla consolle analogica per farmi registrare due pezzi blues e uno dalle sonorit grunge di cui mi vergognavo immensamente. Sapevo che i Banton Studios avevano chiuso i battenti per qualche anno dopo la morte di Banton Senior, ma stando a quanto mi aveva raccontato Travis una delle ultime volte che ci eravamo visti - era passato parecchio tempo, ormai -, aveva intenzione di riaprirli dopo un profondo restyling dell'attrezzatura, cos che tornassero competivivi ai massimi livelli, come lo erano stati negli anni novanta. Visto che a Hartford tornavo raramente, non avevo mai tempo per andare a trovare Travis; tuttavia, dato che ero alla ricerca di un posto in cui suonare, decisi di andare ai Banton Studios a caccia del mio vecchio amico. Lasciai Main Street per svoltare a sinistra e parcheggiare l'auto proprio di fronte agli studi. Accanto c'era un Burger King. S, quello era proprio il posto giusto per me: musica e spuntini assicurati.
Mi soffermai per qualche minuto a osservare il portone, nonostante la neve stesse cadendo pi fitta. Quante volte io e Travis eravamo scappati l dopo scuola e finto di essere dei musicisti affermati che stavano registrando il loro nuovo album? Dio, mi mancavano i vecchi tempi.
Il sogno di Travis non era mai stato quello di fare il musicista, nonostante fosse un polistrumentista maledettamente bravo e dotato di orecchio assoluto; come ingegnere del suono seduto dietro alla consolle era sprecato, ma pi che fare musica, a lui piaceva averne il controllo. Inoltre, aveva messo su famiglia e non voleva pi condurre la vita sregolata di un musicista. Almeno questo era ci che mi aveva risposto quando gli avevo proposto di seguirmi in tour.
Dopo aver permesso ai ricordi della mia adolescenza di sopraffarmi per qualche secondo, decisi che era meglio entrare. Inspirai a fondo, nell'aria l'odore di sigarette misto a quello di legno e di caff era sempre lo stesso. Gi alla prima occhiata, per, notai molti cambiamenti: l'arredamento era moderno e funzionale, alle pareti erano appesi gli album degli artisti che avevano registrato l la loro prima demo e che poi nel corso del tempo erano diventati qualcuno, e sparsi qua e l si vedevano vecchi vinili, anch'essi incorniciati. L'ufficio di Travis era proprio di fronte all'ingresso e si trovava al posto di quello che un tempo era stato un bagno di servizio.
A quell'ora il banco della reception era vuoto. C' nessuno?, chiesi ad alta voce per farmi sentire da quello scemo di Travis. Ehil! C' nessuno?, ripetei pi forte.
Stavo quasi per arrendermi e tornare indietro, quando qualcuno comparve sulla soglia dell'ufficio. Non avrei mai riconosciuto il mio amico se non fosse stato per i suoi occhi azzurri, ora increduli, e per i suoi capelli di un biondo dorato incasinati quasi pi dei miei. Travis, infatti, si era trasformato in un colosso con qualche chilo di troppo e una folta barba incolta.
Guarda, guarda, chi si vede da queste parti, mi disse mentre mi veniva incontro per darmi una sonora pacca sulla spalla. Non mi fece nemmeno l'ombra di un sorriso, forse ce l'aveva con me per non averlo considerato per tutti quegli anni. Colpevole. E aveva ragione da vendere. Jayden sopravvalutato Maynard. Feci una smorfia. Era incazzato con me, non c'erano dubbi. E visto che era pi alto di me e pesava circa il doppio, temetti per la mia incolumit fisica. Tuttavia non mi picchi n mi cacci via, anzi, si lanci in una risata sguaiata che gli smosse la barba incolta. Dovevi vedere la tua faccia!, rise buttando indietro la testa. Me l'aveva fatta anche stavolta. Era sempre il solito. Mi stritol in un abbraccio e mi massacr a suon di pacche sulla schiena. Felice di rivederti, cazzone!, mi scosse un po' dopo avermi afferrato per le spalle. Che ci fai qui?
Vagavo in cerca di una gioia. Mi passai una mano sul volto stanco. E mi sono ritrovato qui davanti.
Travis mi squadr con sospetto. S, ma che ci fai qui a Hartford? Non dovresti preparare un tour o qualcosa del genere?, scroll le spalle massicce. S, insomma, non  quello che si fa dopo l'uscita di un album?.
Annuii. Gi. Solo che a volte non va tutto come previsto.
Serr gli occhi fino quasi a chiuderli. In che senso? Non starai mica pensando di ritirarti, vero? Non sei ancora arrivato all'apice della tua carriera, amico, mi diede un pugno leggero sulla spalla. Mi ero quasi dimenticato quanto fosse manesco. Forse perch prima i suoi pugni non mi facevano neanche il solletico visto che era un peso piuma.
Mi grattai una tempia. Mio padre.  in ospedale.
Travis sgran gli occhi. Oh cazzo, scusami, non lo sapevo. Non so molto di te in generale, dato che non ti fai pi sentire. Idiota. Mi spostai prima di ricevere un'altra sua pacca sulla spalla.
Hai ragione. Potrei dirti che ero molto impegnato, ma non sarebbe del tutto vero.
Inclin la testa. Io ho smesso di cercarti perch tanto non mi richiamavi mai. Mi sembrava di essere una ragazza che avevi scaricato, ma alla quale non hai mai avuto il coraggio di dirlo, fece una smorfia inorridita. Che immagine inquietante.
Scoppiai a ridere, scuotendo la testa. Come ho fatto a lasciarti? Torniamo insieme, ti prego.
Fanculo, Maynard, replic lui bonario. Che ti serve? Vuoi staccare un po' da tutti i pensieri?.
Annuii. Magari.
Sei nel posto giusto, allora. Stavolta non scherzava.
L'ho pensato subito, ancora prima di entrare.
Ti va un caff? Cos mi racconti cos'hai combinato in questi ultimi anni? E soprattutto, alz un indice, devi dirmi con quali donne sei stato di recente. Solo per quello mi sa che ci vorranno ore, sghignazz. Voglio i dettagli. Non capisco perch ti sia lasciato sfuggire quella con quel culo da paura. Chiss di chi parlava. Forse di Zoe Morgan o di Mia Romero. Boh.
Sicuro. Dobbiamo discutere anche di affari, per.
Inclin la testa di lato. Che tipo di affari? Se c' da sborsare soldi, amico mio, ritiro quello che ho detto prima. Non  il posto giusto.
Sono io quello che sborser soldi, Trav. Voglio uno dei tuoi studi in affitto a tempo indeterminato, rimase a bocca aperta per la sorpresa. Cio, fino a quando rester qui a Hartford.
T-tu, balbett e ingoi a fatica la saliva. Non vorrai mica incidere un album, qui, vero? Potrebbe venirmi un infarto.
Mi strinsi nelle spalle e storsi le labbra. Vediamo cosa succede. Per ora solo un paio di canzoni al massimo.
Porca troia, Maynard. Certo che puoi avere uno studio in affitto, si mise una mano tra i capelli incredulo. Sai quanta pubblicit gratuita ci farai, incidendo qui nei nostri studi?, rise come un bambino.
Ecco, forse  meglio se manteniamo un profilo basso. Non voglio che si sappia che sono qui. La pubblicit possiamo farla dopo, gli proposi.
Sicuro! Nessun problema. Basta che paghi.
Ora s che lo riconoscevo. Solo se mi fai lo sconto.
Te lo scordi. Anzi, sai che ti dico? Gonfio i prezzi e ti spillo pi soldi del previsto. Taccagno di un milionario.
Grazie, Trav. Gli lanciai uno sguardo riconoscente.
Figurati. A che servono gli amici, senn?, mi poggi un braccio sulle spalle e mi costrinse a seguirlo nel suo ufficio. Aspetta che lo sappia mia sorella. Preparati, Maynard. Perch lavora qui.
Cazzo. Mi ero dimenticato di Bianca. Bionda, labbra morbide e provocanti, disinibita, curve al posto giusto. Una mia ex. Come avevo fatto a non considerarla? All'improvviso, quella di lavorare ai Banton Studios, non mi sembrava pi una grande idea.


Capitolo dodici
Parlare a senso unico

Erano due settimane che vivevo a Hartford e non mi dispiaceva pi di tanto. Anzi, ci stavo quasi facendo l'abitudine. Il fatto che avessi trovato un posto dove suonare e incidere dei nuovi pezzi aveva contribuito parecchio a farmi sentire a casa. L'atmosfera in generale si era alleggerita, come anche la tensione e l'ansia che provavamo un po' tutti. Mio padre, infatti, si stava rimettendo e faceva progressi, anche se, purtroppo, era costretto a rimanere in ospedale per via della paralisi della parte destra del corpo. Il team di medici che si occupava di lui stava valutando l'opzione di un'operazione invasiva al cervello - la seconda per lui - ma non prima di aver fatto ulteriori esami pi specifici e approfonditi. Pap riusciva a parlare, anche se con qualche difficolt, ma almeno sapeva che ero l e ogni giorno, durante il mio turno per tenergli compagnia, riuscivamo a scambiare qualche parola e a parlare delle mie avventure come musicista. In qualche modo stavamo recuperando il tempo perduto e ne ero felice, soprattutto dopo la storia di Al e Frankie. E, a proposito di Frankie, non si era ancora fatta sentire. Mi sarei stupito del contrario, ma stavo cominciando seriamente a preoccuparmi.
Era la vigilia di Natale ed ero appena tornato dall'ospedale. La mia famiglia quel giorno si era riunita a casa di mia madre, avevamo iniziato i preparativi per il cenone e stavamo finendo di impacchettare i regali per i bambini. Da zio meraviglioso qual ero, mi ero sbizzarrito con i giocattoli, ma Ed e Reagan non erano molto contenti che viziassi Tommy e Danny; che diamine, era pur sempre Natale, no?
Quel giorno, ebbi anche l'occasione di rivedere le sorelle di mia madre che non vedevo da anni e che non la smettevano di farmi battutacce e di tirarmi i pizzicotti sulle guance. Allora, quando ti decidi a mettere la testa a posto e a trovarti un lavoro come si deve?, mi chiese zia Amalia, la quale evidentemente non aveva idea di quanto guadagnassi, altrimenti non mi avrebbe mai fatto una domanda del genere. Di domande inopportune da parte delle zie me ne arrivarono parecchie. Come ad esempio: Quando ti sposi? Non avrai mica intenzione di ritrovarti come tuo cugino Ralph, scapolo a cinquant'anni!, o Dov' che vivi? Non l'ho mica capito, sai? Non sarai uno di quei vagabondi senza fissa dimora?, oppure Ma lo sai che al mondo non ci sono solo le bionde? Tra l'altro la maggior parte delle donne con cui esci sono solo delle stangone rifatte. Cos'avranno mai di speciale?, o ancora Non ho ancora ascoltato il tuo ultimo cd. Ma  rumoroso come quello prima?.
Perch mi ero fatto convincere a sedermi sul divano in mezzo a loro? Perch?
Usai la scusa di dover andare in bagno per salire di corsa al primo piano e chiudermi in camera mia: avevo bisogno di una pausa per riprendere fiato.
Ero sempre stato allergico alle rimpatriate e alle riunioni di famiglia. Mi piaceva stare al centro dell'attenzione, ma non a casa mia e non per tutto il pomeriggio. Capivo che le zie non mi vedessero da anni e volessero essere aggiornate sulla mia vita, ma il loro interrogatorio era tutto tranne che divertente.
Con un sospiro, presi il cellulare dalla tasca e mi misi seduto sul mio letto ancora disfatto. Non avevo avuto il tempo di mettere in ordine la stanza, fatta eccezione per le chitarre che mi ero fatto spedire con custodia annessa. Tra loro c'era anche la Lucky One, che avevo suonato fino alla sera precedente nella liveroom dello Studio Uno dei Banton Studios. Stavo lavorando a una canzone un po' difficile, che non ne voleva sapere di funzionare e di suonare nel modo giusto. Al e Sam mi stavano aiutando da New York, incidendo le partiture che inviavo loro tramite email. Era tutto molto improvvisato, ma mi piaceva l'idea di un progetto nato per caso e portato avanti da persone che si trovavano in posti diversi. Mi infondeva la giusta adrenalina e mi restituiva un entusiasmo che nell'ultimo periodo era un po' svanito.
Non esitai un attimo e composi il numero di Frankie. Il telefono squill a vuoto, come sempre, e alla fine scatt la segreteria. Non sentivo la sua voce - seppure registrata - da un po' e chiusi gli occhi per immaginarmela proprio l, di fronte a me mentre diceva: Sono Frankie, se non ho risposto o sto dormendo oppure mi sto esercitando con la chitarra, quindi... lasciate un messaggio e verrete richiamati al pi presto.
Inspirai a fondo e pensai in fretta a cosa dirle, ma poi, come al solito, improvvisai sul momento. Sai che  proprio brutto parlare a senso unico?, le chiesi un po' scocciato; ce l'avevo con lei perch non si era ancora degnata di richiamarmi. Negli ultimi tempi non l'avevo pi cercata, sia perch avevo troppi pensieri per la testa, preso com'ero dalle visite a mio padre in ospedale e dalle mie sessioni di sfogo in studio, sia perch avevo provato a seguire il consiglio di Reagan: Non farti sentire e non lasciarle messaggi in segreteria per un po', mi aveva detto una sera. Vedrai che sar lei a comparire. Si sa, aveva aggiunto: in amore vince chi fugge, non chi insiste. Quando si accorger di non avere pi la tua attenzione si chieder il perch. Fiuter qualcosa di strano e ti assicuro che la curiosit di scoprire cosa sia sar cos tanta che non potr trattenersi dalla tentazione di chiamarti. Ancora mi chiedevo perch mi ostinassi ad ascoltare i suoi consigli: non funzionavano quando eravamo ragazzini e di certo non avrebbero funzionato neanche adesso che eravamo adulti. Proseguii a parlare con Frankie, facendo esattamente l'opposto di ci che mi aveva suggerito Reagan. Ti chiamo ma non rispondi mai, neanche alla vigilia di Natale. Oggi non dovremmo essere tutti pi buoni e parlare con le persone che amiamo? Be',  quello che vorrei fare io. Vorrei parlare con la persona che amo. Mi espressi senza pensare, lasciandomi guidare dalle sensazioni e anche un po' dalla frustrazione. E invece mi sembra di parlare al muro, mi presi del tempo per darmi una calmata, altrimenti avrei detto delle cattiverie, quando invece desideravo solo farle capire quanto mi mancava. Ma io non mollo, capito? Scusa se ho smesso di cercarti ma non sto passando un gran momento. A parte questo, sono ancora pi convinto di quello che ti ho detto l'ultima volta che ci siamo visti. Ti amo, Frankie. E non ho intenzione di lasciarti perdere. Erano mesi che non la vedevo, eppure la pensavo e la volevo con la stessa intensit di quella notte passata insieme mesi prima. Incredibile. In quei giorni stavo anche pensando a un modo concreto per trovarla, ma volevo che fosse il pi discreto possibile, onde evitare che si sapesse che Frankie era sparita. Sappi che ti sto cercando e appena avr scoperto dove ti nascondi, verr l da te. Ricordi? Io sono Jayden Maynard e posso fare qualsiasi cosa, anche trovare una persona che non vuole essere trovata, mi bloccai dopo aver sentito il bip che mi avvisava che il tempo a mia disposizione era quasi finito. Aveva forse la segreteria piena? Li aveva ascoltati quei benedetti messaggi che le avevo lasciato, oppure aveva semplicemente deciso di liberarsi del suo cellulare? Cazzo. Okay, non sai quante cose vorrei raccontarti in questo momento, ma mi limiter a dirti: ti prego richiamami. Scusami se non ti ho detto subito tutto quello che sapevo, ma mi sono trovato in difficolt. Spero che tu stia bene e riesca a perdonarmi. Ti auguro di trascorrere un buon Natale, poi mi venne in mente un'altra cosa. Ah, dimenticavo, non sono a New York, adesso. Sono nel Connecticut, a casa di mia madre, e non so ancora quando torner a casa mia. Richiamami, ti prego. Troppo disperato? S, troppo disperato. Ma non me ne fregava nulla. Fanculo la reputazione, fanculo tutto.
E poi era Natale. Volevo che lei sapesse che c'era qualcuno che la voleva accanto in un giorno di festa come quello, in cui tutti avevano diritto di essere felici e stare con la propria famiglia, con i propri cari. Tuttavia, se non funzionava neppure la carta degli Auguri di Natale non sapevo pi cos'altro inventarmi per farle cambiare idea e convincerla a prendere quel cazzo di telefono e richiamarmi. Mi alzai in piedi e puntai lo sguardo sulle mie chitarre. Se riuscivo a sgattaiolare in silenzio fuori di casa, sarei riuscito a filarmela senza che qualcuno se ne accorgesse. Se ero fortunato, avrei trascorso tutta la sera in studio, cos da evitarmi altre domande imbarazzanti da parte dei parenti impiccioni. Sperai che Travis non avesse niente in contrario a lasciarmi la sala anche durante la vigilia di Natale, perch ne avevo davvero bisogno.
Ero proprio arrivato al limite della disperazione, me ne rendevo conto. Era troppo difficile vivere nell'incertezza. Inoltre, mi sembrava che il mio amore fosse a senso unico, come avevo ripetuto spesso a Frankie nei miei messaggi. Era come essere innamorato di un ricordo e non di una persona reale. Mantenere salda una relazione a distanza era gi molto complicato di suo, ma se mancava il dialogo, cosa rimaneva? Cominciavo a chiedermelo sempre pi spesso, ma ero ben deciso e determinato ad attendere ancora un po' il ritorno di Frankie. Quel bacio che tanto avevo aspettato era impossibile da cancellare. La notte che avevamo passato insieme lo era ancora di pi. E pi trascorreva il tempo, pi me ne accorgevo.
Non l'avrei aspettata per sempre, ma potevo provarci. Dovevo provarci. Per me, per lei. Per tutti e due.
Ne valeva la pena, questo era certo.
...
.
...
FINE.